17 APRILE 1944 – 17 APRILE 2018 MECCANISMI DI RESISTENZA

Il rastrellamento del Quadraro comportò la deportazione di tutta la popolazione maschile abile al lavoro verso i campi di concentramento. Fu una delle pagine più ignobili della tragica occupazione nazista. Tra il 1943 e il 1944, nonostante il supporto infame dei fascisti, gli occupanti non trovarono pace, incalzati dalla lotta di molti abitanti dei quartieri popolari Quadraro, Certosa, Torpignattara, Centocelle e Quarticciolo. Impossibilitato ad arginare una resistenza armata, che in molti tratti assumeva vesti insurrezionali, il boia Kappler decise di rastrellare il “nido di vespe”, come veniva dispregiativamente chiamato il Quadraro Vecchio.

I rastrellati del Quadraro furono trasferiti nei campi di lavoro forzato, scientificamente ridotti, come gli altri internati, a infimo ingranaggio del sistema produttivo bellico, spremuto fino alla morte in prigionia, costretto ogni giorno a leggere la beffarda scritta “Il lavoro rende liberi”.

La logica aberrante del campo di concentramento non è così distante da quella della nostra economia “democratica”. Il lavoro, che dovrebbe secondo la retorica dei governanti “liberare” l’uomo e la donna, si riduce ad una forma più raffinata di schiavitù, che costringe la classe lavoratrice a dover spendere gran parte del proprio tempo e delle proprie energie per un salario precario e da fame, nella “piena libertà” di subire ricatti, licenziamenti e umiliazioni.

La schiavitù che il patriarcato impone, genera di fatto un’ulteriore divisione e subordinazione dei ruoli. Tale subordinazione, in particolare nella sfera lavorativa, risulta deleteria per il genere femminile, per la propria autonomia economica e di conseguenza esistenziale. Anche la divisione internazionale del lavoro genera ulteriori squilibri e nuove schiavitù: gli uomini e le donne migranti subiscono fisicamente e legalmente una deportazione quotidiana, una meschina assistenza di stato o di chiesa e condizioni di lavoro inumane, quando non periscono prima di giungere alla loro meta.

L’Europa sembra oggi un gigantesco campo di concentramento, chiuso in se stesso, blindato, violento e ossessivo, alla spasmodica ricerca di risorse, di produttività e braccia a buon mercato, guidato da un disegno infame che vuole imporre obbedienza, miseria e costrizione. In tale lager del nuovo millennio la guerra sociale viene condotta ogni giorno dai padroni, non lesinando il ricorso a innovativi dispositivi di controllo o all’affidabile opzione militare. Non si combatte direttamente in Europa, ma gli stati che la compongono producono armi ed esportano guerra: l’Italia, uno dei massimi produttori di armi, dopo aver collaborato ai macelli in Libia, in Iraq e Afghanistan, oggi è pronta a partecipare a nuove operazioni imperialiste in Niger, mentre dalle basi sul suo territorio muovono navi, sommergibili e aerei responsabili della vile e reiterata aggressione in Siria.

Ciò che ci manca, rispetto ad allora, non sono quindi la repressione dello stato, lo sfinimento del lavoro, la brutalità della guerra. Quello che purtroppo oggi sembra non esserci è il coraggio politico, il radicamento sociale e la determinazione militante degli uomini e delle donne che hanno animato i gruppi combattenti partigiani. Oggi, come ieri , è più che mai necessario ritrovare quei meccanismi di Resistenza e, ponendoli in una prospettiva di Rivoluzione, riversarli contro la prepotenza di chi detiene il potere economico e il privilegio politico-sociale.

A partire dai luoghi di lavoro, dai quartieri, e dalle strade della nostra città è il momento di riattivare la solidarietà della classe lavoratrice, nonché le sue potenzialità in termini di lotta e offensiva: di dare vita a nuovi percorsi di autorganizzazione, di resistenza, di attacco e di liberazione.

COMITATO DI LOTTA QUADRARO