IL NUOVO PRIMO CCNL DEGLI EVENTI LIVE…era meglio senza?

Da tre anni a questa parte, gli operai dello spettacolo sono balzati agli onori delle cronache purtroppo solamente a causa dei crolli dei palchi di Jovanotti a Trieste e della Pausini a Reggio Calabria.
Fino ad allora questa realtà lavorativa è stata relegata in una zona d’ombra, caratterizzata dall’omertà e dall’illegalità, che ha permesso agli imprenditori del settore di realizzare incredibili profitti.
Questo settore lavorativo nasce negli anni ’80 e si sviluppa nel successivo decennio con la diffusione dei concerti live. Il successivo sviluppo tecnologico e le nuove esigenze di mercato del settore musicale e della comunicazione hanno prodotto un’esponenziale crescita degli eventi, di conseguenza hanno ampliato di gran lunga il numero dei soggetti coinvolti a vario titolo nella loro realizzazione.
Negli ultimi anni la diffusione della pratica del file sharing (ovvero scaricare musica da internet)ha poi dirottato la maggiore fonte di introiti dell’industria musicale dalla vendita dei dischi verso i concerti live. Le dimensioni dei palchi e gli effetti speciali negli show sono quindi cresciuti a dismisura, insieme ai prezzi dei biglietti, e i due palchi crollati sono proprio quelli che erano stati accreditati come i migliori live show italiani realizzati nel 2011 e 2012.431601_3244894397736_1128152298_3237361_1556908743_n1
Questo lavoro è in qualche modo assimilabile a quello del cinema e del teatro, ma presenta alcune peculiarità specifiche. Soprattutto, a differenza di questi due altri settori, finora non era mai stato regolamentato a livello normativo. In parole povere è sempre stato un settore fantasma in cui i lavoratori non sono mai stati riconosciuti a livello professionale.
Negli anni ’90 e nel primo decennio del 2000 il lavoro nero è stato la norma. La contrattazione della paga era individuale e vigeva la regola del pagamento cash a fine prestazione.

Per molti tecnici questo gioco ha valso la candela: soldi cash=zero tasse, soprattutto perché le paghe giornaliere in lire sembravano talmente elevate da far dimenticare l’assenza normativa e da giustificare l’assunzione individuale del rischio sia in termini di contributi pensionistici e assicurativi sia in termini di sicurezza e orari sul lavoro.
Con l’entrata in vigore dell’euro però la festa è finita. Le paghe sono state diligentemente convertite e da allora sono rimaste ferme. Per una giornata di lavoro, di X ore anche 14-16 a buon bisogno, i tecnici prendevano dalle 150 alle 400mila lire. La manodopera non qualificata veniva pagata 10 000 lire l’ora, a cottimo, il che chiaramente rende maggiormente disponibili per turni lunghi e con poco riposo tra l’uno e l’altro, vista la sporadicità delle occasioni di lavoro. Se i tecnici (fonici, elettricisti, scaffholder, rigger) avevano un certo potere contrattuale dato dalle loro competenze e vigeva una sorta di libero mercato delle paghe ad personam, con dei minimi stabiliti dalla consuetudine, per i non specializzati (i cosiddetti facchini) vigevano le rigide regole del caporalato imposte da quei pochi imprenditori/banditi che avevano fatto un business dell’intermediazione di manodopera, all’epoca ancora vietata dal diritto del lavoro (legge 1396/69). La prima ragione sociale di queste pseudoimprese, che consentiva anche di evadere agilmente le tasse, è stata la cooperativa sociale.

Di fatto si è trattato delle prime agenzie interinali e sono state il prodromo di una consuetudine di fare impresa oggi diffusa, sulla quale si regge gran parte del sistema Italia , sistema che abbiamo visto in questi giorni vedere su quali veri interessi fonda le sue radici(l’inchiesta della mafia a roma e quelle legate alle coop della logistica) In tal modo lavoratori completamente in nero, o con contratti fittizi hanno costruito palchi negli stadi e nei palazzetti, nelle maggiori piazze, davanti ai più importanti monumenti e palazzi, sotto gli occhi di tutti, ma senza che nessuno si accorgesse di nulla.
Dopo l’entrata in vigore della legge Biagi (2003) e del testo unico sulla sicurezza (2008) si sono registrati dei cambiamenti, più formali che sostanziali, riguardo i rapporti di lavoro soprattutto per i tecnici.

Ad oggi infatti risulta vietata solamente l’intermediazione fittizia di manodopera ed il lavoratore è maggiormente responsabilizzato nei confronti della propria e altrui sicurezza sul lavoro. Ecco allora il proliferare delle cooperative di tecnici e dei corsi di formazione professionale e sulla sicurezza. A volte fatti pagare al lavoratore, come spesso anche i materiali antifortunistici, con la doppia beffa che molti corsi vengono pagati con finanziamenti europei a cui le coop accedono e si fanno rimborsare senza poi riversare il denaro ai lavoratori. Inoltre anche il materiale antinfortunistico, che formalmente deve essere fornito dal datore di lavoro, è di fatto a carico del lavoratore. Fa infatti parte del bagaglio di ogni professionista free lance così come gli attrezzi da lavoro.
foto2Proprio nelle parole free lance sta la maggiore contraddizione riguardo gli attuali rapporti lavorativi.
Come funziona il sistema del lavoro: Le cooperative forniscono servizi tramite i tecnici, loro soci lavoratori, che la maggior parte delle volte però si trovano da soli i contatti lavorativi. Questo perché nella filiera produttiva ci sono molti intermediari tra il committente e il lavoratore.

Tutto parte dall’Artista, che affida ad una Produzione la realizzazione dell’evento, si passa per i Service che noleggiano i materiali, i quali di solito si preoccupano anche di reclutare i Tecnici e di metterli in conto spese alla produzione stessa. Dal momento che nessun service assume i tecnici che manda a lavorare, questi sono tenuti a farsi pagare tramite fattura. Così il service non deve preoccuparsi in alcun modo di mettere in regola il lavoratore che utilizza. Ci sono due modi per fatturare: aprirsi una partita IVA e iscriversi alla CCIAA, oppure farsi assumere da una Coop di servizi. Visto che aprire una ditta individuale comporta parecchie beghe, la grande maggioranza dei tecnici sceglie la seconda ipotesi. E visto che nessuno fa niente per niente è chiaro che le Cooperative nascano a fini di lucro, nonostante fingano il contrario nei loro statuti fondativi, perché intascano una commissione su ogni lavoro svolto da chi fattura tramite di essa.
In questo modo , soprattutto nei grandi eventi, se un tecnico viene a costare alla produzione 400 euro, alla fine dei conti ne va ad intascare 100 scarsi. In più trattandosi del saldo di una fattura le imprese hanno la possibilità di pagare dopo 90-120 giorni e dato che i passaggi sono almeno tre (Produzione/Service/Coop/Tecnico) spesso passano anche 4-6 mesi prima che il lavoratore ottenga il bonifico.
Non serve il pallottoliere né un genio dell’aritmetica per capire quanto sia stato alto il livello di inflazione delle paghe del settore negli ultimi quindici anni. Nonostante si possa pensare che il lavoro sia aumentato parecchio in relazione al numero degli eventi, per i singoli lavoratori invece è avvenuto il contrario perché è aumentato anche il numero dei lavoratori stessi del settore e la maggiore concorrenza ha portato ad un gioco al ribasso riguardo le paghe e a meno giornate lavorative pro capite. Ovviamente c’è da dire che all’aumentare delle giornate e della mole di lavoro non è aumentato il numero di lavoratori per turno. Sulla carta la paga minima sindacale per otto ore di lavoro ammonta a meno di 50 euro al giorno. I contratti finora applicati ai tecnici free lance sono quelli di natura intermittente, lavoro a chiamata.

9Oggi:
Alcune cooperative, insieme a Lega Coop e CGIL settore tele – comunicazione, hanno elaborato una proposta di CCNL per il lavoratori delle cooperative di servizi per lo spettacolo che è recentemente stata approvata ed entrerà in vigore dal 1 gennaio 2015. Il CCNL riguarda il personale amministrativo, gli artisti e i tecnici che producono servizi tramite le coop. Rimane l’ipotesi di utilizzo del contratto intermittente laddove il lavoro non è programmabile, ovvero per la stragrande maggioranza degli eventi e dei lavoratori free lance. Il che significa la estrema difficoltà del calcolo delle ore di straordinario e delle pause obbligatorie.
Non solo il ccnl classifica precisamente tutte le mansioni dei lavoratori del settore senza però specificare cosa siano e nemmeno rimandando ad un testo che ne illustri le mansioni e così chi mai capirà o controllerà che un semplice facchino venga mandato a fare il mulettista o lo scaff? Chi controllerà se le pause verranno rispettate? Non solo oltre il danno la beffa : ad ogni ruolo è definita una paga minima corrispondente al livello assegnato che però può essere sempre trattata individualmente così come l’orario, così come appare e scompare l’obbligo di rispondere al telefono (parlare di reperibilità in un lavoro ad intermittenza fa proprio ridere) così come non appaiono per niente i contratti a tempo indeterminato, ne tanto meno quelli a tutele crescenti previste dalle ultime riforme. Tutta la sicurezza è rimandata alla legge vigente di recente rivista nello sblocca italia che però non parla minimamente di ritmi e personale minimo da impiegare cosa che spetterebbe al ccnl, ma che ovviamente i firmatari se ne sono ben guardati da affrontare dettagliatamente. Tutto rimane nella trattativa personale facendo di fatto annullare il senso di un contratto collettivo nazionale.
Ma l’interesse delle cooperative e dei sindacati nel produrre questo CCNL sta soprattutto nella legittimazione della propria esistenza come intermediari del rapporto di lavoro, a detta loro per tutelare gli interessi dei lavoratori stessi. La realtà finora è stata che aziende leader, specialmente service, del settore come per esempio Agorà e Limelite hanno creato rispettivamente delle cooperative Insieme e Hilight, per non assumere direttamente i tecnici che per anni hanno lavorato per loro continuativamente. Il che ha significato per i lavoratori avere una scarsa tutela , essere molto più ricattabili nel rispondere alle esigenze aziendali e aver accantonato una contribuzione previdenziale ridicola rispetto alla mole di lavoro realmente svolta, se non ci credete basta vedere gli organigrammi aziendali di varie società dove in un meccanismo di scatole cinesi fra coop e srl si intrecciano amicizie e parentele familiari.84

Così, utilizzando contratti fittizi ed escamotage fuori busta, aziende che utilizzano decine di lavoratori figurano avere un paio di dipendenti nel reparto tecnico, mentre il resto è solo personale amministrativo, personale che mostra le stesse anomalie dei loro colleghi tecnici specialmente quando lavorano nei cantieri degli eventi.
Del resto questo è il frutto dell’esternalizzazione dei servizi (di fatto i service hanno esternalizzato la loro mano d’opera in una cooperativa) e della flessibilità che sono stati i capisaldi delle riforme sul lavoro dal Pacchetto Treu (1996) al Jobs Act.
Moltissimi altri settori lavorativi infatti funzionano allo stesso modo, basta pensare agli infermieri che lavorano negli ospedali o sulle ambulanze ma sono assunti da cooperative, così come gli autisti dell’Atac, i portieri e i lavoratori delle pulizie nelle università e così via.

Finora in questo settore, nello specifico, lavorare per una cooperativa ha significato salvare le apparenze per i datori di lavoro e poter lucrare sul lavoro altrui facendo da intermediari.
Nella realtà dei fatti il settore degli eventi live funziona con ritmi serrati, turni di lavoro lunghi, location spesso inadeguate o in pessime condizioni, elevato rischio di incidenti, molta improvvisazione, troppo pressapochismo da parte di chi dovrebbe organizzare il lavoro, materiali stra-usurati e personale ridotto sempre ai minimi termini. Tutto nell’ottica del maggior risparmio possibile sui costi del lavoro vivo, quando poi paradossalmente le produzioni spendono cifre incredibili senza battere ciglio per i cachet dei cosiddetti artisti o per tutto ciò che serve a creare l’apparenza di lusso che questi eventi servono ad esibire, se qualcosa cambierà in meglio lo potranno decidere solo i lavoratori del settore.