Sulla giornata del 16 Ottobre a Roma

Il 16 ottobre è stata una grande e bella giornata di lotta caratterizzata dallo sciopero nazionale dei lavoratori e delle lavoratrici del settore della logistica.

Lo sciopero generale della categoria – indetto da Si.Cobas-ADL Cobas-Confed. Cobas, a sostegno della piattaforma per un nuovo contratto collettivo nazionale del settore e contro gli accordi fra CGIL-CISL-UIL e organizzazioni padronali volti a cancellare le conquiste realizzate dai lavoratori negli ultimi 5 anni – è stato caratterizzato da una larga adesione dei lavoratori e da numerose iniziative di picchetto ai magazzini e di piazza fortemente partecipate dagli stessi lavoratori e da numerose realtà di lotta presenti nelle tante città mobilitate (Torino, Milano, Bergamo, Brescia, Piacenza, Padova, Verona, Pisa, Bologna fino a Roma e Napoli).

In particolare a Roma abbiamo partecipato, nell’ambito dell’Assemblea di sostegno alle lotte della logistica, alla giornata sin dalle prime ore dell’alba con il picchetto all’hub ed al magazzino RM1 della SDA siti in via di Corcolle. Nel corso della mattinata il presidio è cresciuto con la presenza dei lavoratori che giungevano dai propri magazzini in sciopero (TNT, GLS, Bartolini) e dagli occupanti di case delle zone limitrofe fino a concentrare circa 500 persone.

Nella tarda mattinata il presidio si trasformava in corteo che, dopo aver percorso i viali della zona industriale ed essersi fermato davanti ad alcuni magazzini, invadeva la via Tiburtina per poi terminare davanti all’occupazione di via di Sambuci in un ideale ponte fra chi tutti i giorni lotta nei magazzini e chi si riappropria di parte della ricchezza prodotta occupando case e praticando il bisogno di un tetto sulla testa.

Poi nel pomeriggio, ancora insieme ad occupanti di case, lavoratori e compagne ci siamo recati al negozio Ikea di Anagnina e lo abbiamo attraversato con un corteo per esprimere ancora una volta il nostro sostegno ai facchini licenziati a maggio dal magazzino centrale di Ikea a Piacenza e non ancora reintegrati.

Al di là della cronaca della giornata che si può leggere su numerosi siti e pubblicazioni di movimento vogliamo esprimere le nostre considerazioni su questa giornata di lotta.

Felici di aver partecipato alla sua costruzione e per i contenuti e le potenzialità che questo sciopero lascia come indicazioni ai milioni di proletari e proletarie che ogni giorno faticosamente cercano di migliorare la propria condizione di vita.

In particolare a noi interessa soffermarci su due indicazioni che abbiamo raccolto da queste mobilitazioni:

  • l’attivazione, insieme, di soggetti proletari in lotta – in questo caso facchini, driver e occupanti con una larga composizione immigrata – non può essere il frutto di una semplice “chiamata all’unità” ma si costruisce con pazienza a partire dalla propria condizione specifica di sfruttate e sfruttati e dalle lotte, dalle vertenze che ogni settore di classe sa determinare nel suo percorso verso la liberazione dall’oppressione capitalistica;
  • non si sublima la lotta con la sua rappresentazione a cui spesso siamo stati costretti negli ultimi anni con gli scioperi generali chiamati senza alcun percorso reale di mobilitazione alle spalle e non si inventano movimenti con gli hastag o la simulazione degli “assalti ai palazzi del potere”. I movimenti proletari di lotta sono il prodotto del lungo lavoro di scavo della “vecchia talpa” e composti dalla fisicità di chi ogni giorno subisce oppressione e sfruttamento e li combatte.

Per finire queste brevi riflessioni sul 16 ottobre ancora poche parole.

Mentre ancora le piazze d’Italia vedevano gli ultimi manifestanti tornare alle loro abituali occupazioni, Renzi nel presentare in conferenza stampa la nuova legge di stabilità dichiarava: “ho cancellato l’art. 18 dello Statuto dei lavoratori, ho ridotto l’Irap (tassa che serve a finanziare la sanità), ho azzerato i contributi previdenziali (nostro salario differito) per i primi tre anni di assunzione, adesso gli imprenditori non hanno più scuse per non assumere e far crescere l’occupazione”. Queste affermazioni tradotte in pratica stanno a significare: vi ho dato tutti gli strumenti per sfruttare lavoratrici e lavoratori adesso dovete usarli per estorcere nuovi profitti e così far ripartire il processo di accumulazione con cui ampliare sempre più la diseguaglianza sociale fra i pochi sempre più ricchi e gli innumerevoli proletari e proletarie sempre più ridotte in miseria e schiavitù.

Lo sciopero delle lavoratrici e dei lavoratori della logistica, il loro riconoscersi con gli occupanti di case e da lì accumulare forza per inceppare il processo di produzione della ricchezza o riappropriarsi di parte di questa è la migliore risposta, la giusta indicazione di come sovvertire i rapporti di forza ancora fortemente squilibrati a favore dell’impresa e a danno di noi proletarie e proletari.

ACCP – Assemblea Coordinata e Continuativa Contro la Precarietà