I lavoratori di Roma Capitale bocciano la “Preintesa” sul CCDI

Come è ormai noto, le lavoratrici ed i lavoratori di Roma Capitale hanno clamorosamente bocciato la “Preintesa” sul nuovo CCDI sottoscritta da CISL, CGIL e Coordinatore RSU il 6 febbraio (la UIL si è sfilata in zona cesarini ritirando la sua firma e dando indicazione di votare no).
Il risultato ha sorpreso un po’ tutti, superando anche le più rosee aspettative degli stessi fautori del NO.
In realtà, se ci si riflette a posteriori con maggiore obbiettività ci si rende conto che non bisogna stupirsi del risultato: era nell’aria e lo si poteva intuire dalle dichiarazioni di tante/i lavoratrici e lavoratori.
Come era facilmente prevedibile, la propaganda dei fautori del SI ha cercato di terrorizzare i dipendenti sulla “catastrofe” che avrebbe provocato la vittoria dei NO ed ha cercato di screditare chi invece dava indicazione di respingere sia l’atto unilaterale che l’ipotesi contrattuale che apportava “miglioramenti” assolutamente marginali e si arrendeva alle imposizioni della controparte.

La fretta di “chiudere” la partita contrattuale è funzionale agli interessi dell’ Amministrazione che deve far “digerire” a dipendenti e cittadini drastici tagli di bilancio (813 mln dal 2014 al 2015: cifra indicata dal documento di bilancio presentato dall’Ass.ra Silvia Scozzese), e che pertanto non può permettersi anche il proseguimento delle tensioni con i sindacati. Questa è la vera ragione politica (ovviamente negata dai firmatari della Preintesa) di un accordo che soddisfa evidentemente solo la controparte.
La CGIL, in particolare, che alle recenti elezioni RSU è stata la O.S. che ha perso più consensi di tutte (e comunque hanno perso in modo significativo anche CISL e UIL), è stata la più determinata a sostenere la “bontà” della Preintesa. Nessuna riflessione autocritica, nessun ripensamento ma “avanti tutta” su un accordo a perdere.
Lavorando al fianco dei dipendenti capitolini non era difficile intuire che questo CCDI, pure nella versione “migliorativa” della Preintesa del 6 febbraio, è il peggiore di tutti, almeno degli ultimi 50 anni. Un contratto che non è solo punitivo economicamente (il sistema “premiale”, in grandissima parte arbitrario, riserverà a poche/i gli importi previsti di salario accessorio e alla massa quote decrescenti e mai garantite di quelle somme) ma anche umiliante della dignità di lavoratrici/ori.
Di seguito solo alcuni esempi della posta in gioco:

1. Nell’area della Polizia Locale, le fasce di valutazione sono cinque e non quattro; inoltre, anche per la fascia più bassa (quella che corrisponde alla valutazione “non adeguata”) è prevista una quota di retribuzione, pari al 20% su base trimestrale. Ma questo riconoscimento economico è invece negato alle altre due aree (tecnico amministrativa ed educativo-scolastica).
2. La progressione “orizzontale” resta selettiva, decisa cioè dai dirigenti, e non è più legata all’anzianità di servizio; è finanziata dalla parte “stabile” del fondo, ma la quota è di incerta consistenza. Inoltre, non è prevista alcuna scadenza o periodicità della progressione “orizzontale”, perché tutto dipende da valutazioni discrezionali dell’Amministrazione.
3. I casi di assenze giustificate dal lavoro, ovvero quelle che non devono essere considerate nel calcolo del tasso di assenteismo (che riduce proporzionalmente il salario accessorio), sono stati drasticamente ridotti: il caso più clamoroso, che secondo vari giuristi presenta profili di incostituzionalità, è quello della cancellazione dalla casistica dei permessi previsti dalla L. 104.
4. Viene ribadito che il finanziamento del fondo delle risorse decentrate non è mai garantito nella sua parte “variabile”, perché dipendente dalla situazione di bilancio e dalle scelte discrezionali dell’Amministrazione. Non viene nemmeno fatto cenno all’esigenza di mantenere, almeno, i livelli salariali del 2014 dei dipendenti.
5. Per quanto concerne le valutazioni di produttività:
a) nell’area tecnico-amministrativa, la valutazione della produttività, determinante per la quantificazione e diversificazione nelle quattro “fasce” dei “premi”, è ben poco oggettiva (parametri misurabili) e molto discrezionale (giudizio del dirigente). Infatti, se si leggono le tabelle per le cat. B, C e D risultano evidenti questi dati: la valutazione di flessibilità e continuità/adeguatezza delle cat. B e C è oggettiva al 70% (non turnisti), oppure al 30% (turnisti); della cat. D, è oggettiva al 40% (non turnisti), oppure al 30% (turnisti); la valutazione dell’obiettivo individuale o di gruppo delle cat. B, C e D, è allo 0% oggettiva; la valutazione a consuntivo delle cat. B, C e D, è allo 0% oggettiva.
b) nell’area educativa-scolastica la valutazione della produttività è molto più oggettiva che discrezionale (grazie sicuramente al notevole livello di combattività e opposizione espresso dalla maggioranza delle insegnanti nei mesi scorsi), almeno sul risultato “personale”: dalla tabella della cat. C si rileva un tasso di oggettività tra l’80% e il 90%; purtroppo, però, l’oggettività crolla allo 0% nella valutazione del risultato “di struttura”. Stranamente (lo hanno dimenticato?) nulla è detto sulla cat. D dell’area scolastico educativa.
c) Nell’area polizia locale la valutazione della produttività è più oggettiva che in quella tecnico amministrativa (grazie sicuramente al maggiore “peso” dato alle funzioni di controllo e vigilanza nella città) come risulta dalle tabelle: la valutazione di flessibilità e continuità/adeguatezza della cat. C, è al 65% oggettiva; della cat. D, scende invece drasticamente, è solo al 30% oggettiva; la valutazione dell’obiettivo individuale o di gruppo delle cat. C e D è invece assente; la valutazione a consuntivo delle cat. C e D, è allo 0% oggettiva.

La vittoria del NO sancisce sia il rifiuto dell’atto unilaterale (Del. 236/2014, già in vigore da gennaio 2015), che della Preintesa, costringendo le parti a tornare al tavolo della trattativa (come previsto dal Dlgs. 165/2001, art. 40) per imporre una vera piattaforma contrattuale non subalterna agli interessi dell’Amministrazione.
Una nuova piattaforma rivendicativa che destrutturi l’impianto del CCDI attuale e che tuteli gli interessi materiali di chi lavora per offrire alla città servizi pubblici realmente funzionanti ed efficienti.
In particolare, una piattaforma che dovrà sconfiggere l’insulsa idea che tagliando le risorse (sempre meno dipendenti, sempre meno finanziamenti) si possano migliorare e sviluppare i servizi pubblici. E’ il dogma dell’austerità della U.E. trasferito nel micidiale “piano di rientro” contrattato da Marino con Renzi ed eseguito dall’ineffabile Ass.ra Silvia Scozzese, che sta per far approvare dall’Assemblea capitolina un taglio di ben 813 mln di euro da un anno all’altro!

Per farsi un’idea, si prenda come esempio il caso delle Biblioteche di Roma: a fronte dello stralcio dalla delibera propedeutica alla approvazione del bilancio preventivo, dell’operazione di accentramento burocratico dell’Istituzione Biblioteche in seno al Dipartimento Cultura si impone: “… che il Dipartimento razionalizzazione della spesa – Centrale unica degli acquisti, di concerto con l’Istituzione Sistema Biblioteche e centri culturali, predisponga un piano di contenimento ed efficientamento dei costi, a partire da: acquisizione di beni e servizi, revisione del contratto di acquisto di servizi da Zetema spa (leggasi taglio dei posti di lavoro!!!), trasferimento dalla sede legale/amministrativa di proprietà di terzi a sedi di proprietà dell’amministrazione capitolina, allineamento del trattamento economico accessorio dei dipendenti dell’istituzione a quello previsto per gli altri dipendenti capitolini (leggasi ulteriore riduzione di salario!!!)”….

Si apre una partita interessante, ma al momento, purtroppo, non pare che si possa presagire un drastico cambio di rotta con l’irruzione sul campo di lavoratrici e lavoratori pronti ad assumersi in prima persona l’onere di difendere i propri interessi materiali senza delegare niente a nessuno!!!
Ora la parte del leone sembra spettare a quelle OO.SS che hanno da subito contrastato la Preintesa.
Il timore per nulla immotivato è che, come è già accaduto altre volte in passato, gli interessi di parte delle varie OO.SS possano prevalere sugli interessi generali di lavoratrici e lavoratori e che la costruzione dal basso di una piattaforma alternativa naufraghi nel pantano dei rapporti sindacali tra le cosiddette organizzazioni di base e la grandi ammiraglie confederali.

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