Mobilitazione per lo sciopero generale a Buenos Aires, 6-8 marzo 2017

Mobilitazione per lo sciopero generale a Buenos Aires, 6-8 marzo 2017

L’autunno a Buenos Aires si preannuncia caldo. La prima settimana di Marzo nel centro della città è stata rovente. Alla riapertura delle scuole i docenti, professori e maestri, hanno bloccato la città il 6, manifestando in 70mila da plaza del Congreso al palazzo del Ministero della pubblica istruzione, minacciando di prolungare lo sciopero e non consentire lo svolgimento delle lezioni finchè non verrà discusso l’adeguamento salariale delle maestre e dei maestri pubblici. Quello attualmente proposto dal governo è definito miserevole, si lotta inoltre contro la cancellazione dei diritti sindacali che è in atto a causa della precarizzazione del settore lavorativo. Le e i docenti erano accompagnati da altre realtà lavorative e organizzazioni sindacali di altri settori solidali.

Il giorno successivo sono stati portati in piazza dalle organizzazioni sindacali più di 300mila lavoratori, le stime oscillano tra 200mila e mezzo milione. Erano presenti camionisti, spazzini, commercianti, grafici, metalmeccanici, produttori di latte, operatori dei mass media, portuali, operai edili, del trasporto pubblico e molte altre categorie.

Si respirava davvero aria di sciopero generale, la piazza chiedeva una data ai dirigenti sindacali, che dal palco parlavano della necessità del lavoro, del protezionismo nei confronti dell’industria argentina, del fatto che l’equità sociale sia data dal percepimento di un salario “giusto”.

Il grido a una sola voce “paro general” e i fischi coprivano le parole che invitano retoriche a sacrificare la propria vita equamente per la crescita industriale della nazione Argentina.

La risposta delle organizzazioni sindacali alla crisi economica che sta colpendo il paese è quella di ottenere il minimo aggiustamento salariale, senza mettere in dubbio l’operato del governo Macri. Anzi, dedicandosi ad un dialogo delicato che non comprometta il progetto di sviluppo economico proposto e riponendo in esso una ottimistica fede. Ponendosi in questa posizione appare molto difficile poter proporre uno sciopero generale, che se proclamato sicuramente bloccherebbe il paese per davvero.

L’adesione al sindacato in Argentina è un fatto dato per scontato, perchè i lavoratori del settore pubblico hanno bisogno di organizzazioni di riferimento. Nel settore privato a dimostrazione dell’efficacia di queste organizzazioni comincia ad essere un requisito essenziale, per essere assunti, la non appartenenza ad alcun gremio. C’è molta partecipazione della base nelle varie forme organizzative. In piazza il 7 marzo non c’erano solo quadri del sindacato, hanno scioperato anche lavoratori che sentivano la necessità impellente di scendere a la calle, in strada.

Di fatto nelle componenti del movimento autorganizzate lo sciopero è già in atto. La mobilitazione è consistita in tre giorni consecutivi in cui il centro della città è stato occupato da manifestazioni, e molti non sono andati o non sono potuti andare a lavoro. La pratica di lotta della base presenta una visione più ampia rispetto a quella proposta dai vertici sindacali.

Il compito della Confederation General de los Tranbajadores era solo quello di fornire una data imminente e invece, con un lapsus che manifesta la totale assenza di convinzione, per bocca di Héctor Daer ha annunciato che lo sciopero si farà entro fine anno, invece che fine mese.

Parecchi lavoratori organizzati a questo punto hanno espresso la loro rabbia e sono stai supportati dalla folla alle loro spalle che gridava allo sciopero subito, ponendo fine alla farsa del comizio. Il divario degli intenti tra chi era sopra e sotto il palco era tanto evidente che una parte è riuscita a sfondare le barriere che la divideva dal palco per andare a presentare il conto ai dirigenti della CGT, che sono stati bersaglio di insulti e lancio di oggetti e si sono dovuti dare alla fuga.

Già nei discorsi di chi era salito sul palco tra i docenti, il giorno prima, si era manifestata la condivisione con tutti i lavoratori degli stessi bisogni che producono la lotta e che non si è disposti ad un passo indietro, mentre chi era sotto al palco incitava allo sciopero generale. Molte persone già il 6 hanno disertato il lavoro in città perchè il centro era paralizzato e vari sindacati di base avevano proclamato 48 h di sciopero.

Il giorno successivo, l’8 marzo, era stato proclamato a livello internazionale lo sciopero generale delle donne. Il corteo delle donne è stato altrettanto imponente ed importante, composto da oltre 100mila persone. Moltissime le realtà organizzate e parecchi slogan che manifestavano coscienza di classe e rimarcavano come la questione di genere sia una chiave essenziale per l’apertura di un processo rivoluzionario, con un forte richiamo all’unità di tutta l’America Latina.

La fine della violenza machista e la legalizzazione dell’aborto sono chiaramente le rivendicazioni immediate, insieme a quella della parità salariale. E’ stata manifestata la solidarietà a tutti i lavoratori in lotta e lo striscione più evidente esposto a plaza de Mayo diceva: Non una di meno. Lo Stato è responsabile. Le donne contro i tagli di Macri e di tutti i governanti.

La lotta per aggiustatare le condizioni salariali in queto paese è estremamente difensiva, l’inflazione reale è un fattore tangibile e la svalutazione della moneta è un processo costante ed evidente. Il costo delle merci sale costantemente e il valore d’acquisto del salario chiaramente decade. Sono previsti dal governo adeguamenti che però sono sempre al ribasso e non bastano a fronteggiare l’aumento, in modo spropositato e definitivo, del costo degli affitti, del cibo e dei servizi, come acqua, luce, telefono.

Per questo la lotta è sentita come necessaria e da condividere tra lavoratori di diverse categorie. Si contesta il governo Macri e il modello di sviluppo che rappresenta, che strizza l’occhio agli USA e continua a svendere pezzi di territorio del paese, noncurante degli abitanti e delle abitudini di vita di chi li vive.

A fine dicembre, inizio Gennaio, infatti, nel sud del paese, durante manifestazioni e picchetti contro questo tipo di appropriazione e svendita di territorio, la resistenza dei Mapuche è stata brutalmente attaccata dalla polizia.

La polizia, ed il suo modo di operare, erano al centro delle contestazioni del corteo delle donne dell’8 marzo, che ha riempito di scritte, stancil e manifesti le strade percorse, rimarcando la volontà di forte impatto comunicativo. La plaza de Mayo verso le 22 è stata violentemente sgomberata dalle forze dell’ordine, con intervento di idrante, lancio di lacrimogeni e il fermo di venti compagne.

La lotta condivisa all’interno dei collettivi che sono scesi in piazza è quella contro la precarizzazione della vita, molti lavoratori attualmente non sono nelle condizioni di poter scioperare perchè svolgono lavori precari informali che non prevedono alcun diritto sindacale. La volontà di scendere in piazza è stata però forte e molti, a proprio modo, hanno partecipato comunque alla tre giorni di mobilitazione andando alle manifestazioni.

Le lotte in atto e le vertenze nei posti di lavoro sono molte e attive in varie zone del paese. La mobilitazione di questa settimana è stata uno schieramento di forze nel centro della capitale federale che ha palesato l’esigenza di molti lavoratori di bloccare le attività produttive, per porre in cima all’agenda di governo la questione salariale e la protesta contro il carovita e i tagli ai servizi pubblici. La spinta verso la proclamazione dello sciopero generale è stata data con la dura contestazione al palco dei sindacati. L’anno qui comincia ora, con la fine dell’estate, questa mobilitazione ha dato buoni segnali nel senso della ricomposizione e dell’unità di classe e ha lanciato la sfida a proseguire, innalzando il livello dello scontro con le burocrazie sindacali che tentano di ritardare il processo organizzativo autonomo dei lavoratori che sono pronti alla lotta.

Buenos Aires 9 marzo 2017