Alcune brevi informazioni sull’aeroporto militare di Centocelle e sull’esercito italiano

pubblichiamo su sito, in vista della mobilitazione del prossimo 2 giugno un aggiornamento di un opuscolo fatto nel 2003  per contro-informare la popolazione del Quadraro sull’aeroporto di Centocelle e l’importanza che esso ha avuto all’interno della ristrutturazione dell’esercito italiano, il cui passaggio più visibile era la fine del servizio di leva e la creazione di un esercito di professionisti impegnati in ogni angolo del mondo, là dove gli interessi dei padroni italiani (e sempre più europei) sono in gioco.
Oggi, passati 10 anni, aggiorniamo lo scritto constatando come la guerra aumenti di intensità, sia quella esterna di aggressione per il controllo delle risorse con il suo corollario di bare che tornano a casa accompagnate dalle retorica patriottarda, sia quella interna dove gli stessi militari impegnati a Kabul e in Libano sono ora a pattugliare anche le strade della nostra città.

 

Alcune brevi informazioni
sull’aeroporto militare di Centocelle e sull’esercito italiano

La guerra italo-abissina

Le mie tagliatelle o i gas che queste sprigionano
a forma di croce uncinata
ordinava al re dei re del pane nero
la fogna del Vaticano sulla lapide di Cesare
mentre l’Inglese con una lampada di petrolio in ogni mano
diceva Ascoltami Guarda come sono grasso
e suonava il flauto per le vipere della S.D.N.

La più grassa di fronte ad Anvergnat
approvava l’Inglese con la sua testa
accarezzando le tagliatelle con la sua coda
E le tagliatelle si dimenavano come la coda di un fox-terrier che annusa uno stronzo

E le tagliatelle cominciarono a farcire il pane nero
con mitragliatrici
che si preparano a cantare l’Internazionale
nel ventre degli ufficiali

Abbasso le sanzioni strillano gli sputi fascisti disdegnati dai cani

Evviva le sanzioni sbraitano gli zoticoni della steppa
che ascolta il pretesto ai futuri monumenti ai caduti
del prossimo massacro
mormorando
non voglio ne’ petrolio ne’ tagliatelle ma un po’ di pasticcio di maiale

Benjamin Péret

L’AEREOPORTO DI CENTOCELLE
L’Aeroporto “Francesco BARACCA” da tutti conosciuto come “l’aeroporto di Centocelle è stato il primo campo di volo dell’aviazione italiana da dove nel 1909 si alzo in volo per una dimostrazione un aereo guidato da uno dei fratelli Wright.
Fu un pilota del aeroporto di Centocelle a compiere il 1 novembre del 1911 il primo bombardamento aereo della storia, contro un accampamento turco ad Ain Zara in Libia.
Durante la seconda guerra mondiale fu più volte bombardato.
Oggi nessun aereo vi vola più, ma ospita il COI, “Comando Operativo di Vertice Interforze”, oltre ad un’area monumentale commemorativa delle “imprese aviatorie” e degli avvenimenti salienti della Regia Aeronautica.
Le palme all’interno sono un ricordo portato dagli aviatori italiani impegnati nelle operazioni di riconquista della Libia (1922-1932) a suon di bombe, mitraglie e iprite, una terribile arma chimica.
IL COI
Il COI, Comando Operativo di Vertice Interforze, è nato come effetto della legge n. 25 del 18 febbraio 1997 di ristrutturazione dei vertici delle Forze Armate.
Il COI è la struttura di comando del Capo di Stato Maggiore della Difesa attraverso il quale egli pianifica, predispone e dirige le operazioni nonché le esercitazioni interforze e multinazionali e le attività connesse; sviluppa le metodologie per la simulazione degli scenari strategici ed operativi, analizza le attività traendone ammaestramenti ed elaborando correttivi.
Fornisce il contributo alla elaborazione della dottrina NATO e di altre organizzazioni internazionali.
Detto più chiaramente dall’interno dell’aeroporto di Centocelle vengono gestiti e diretti quei 10mila militari italiani impegnati in missioni militari all’estero.
ESERCITO ITALIANO UN PO’ DI STORIA 
L’esercito italiano nasce con l’unità d’Italia raggiunta nel 1860 e la prima guerra che combatte è contro i popoli del sud Italia che resistono ai nuovi padroni piemontesi; il bilancio di dieci anni di occupazione militare del territorio meridionale, compiuta da più di 120.000 militari, è di migliaia di morti e interi villaggi distrutti: questa è la nascita “sul campo” dell’esercito italiano.
La storia degli anni seguenti vede l’esercito italiano impegnato in guerre di aggressione e spartizione, da solo (Corno d’Africa) o in compagnia (Cina, Crimea) di eserciti di altre potenze imperialiste.
All’impegno nelle guerre di aggressione si alternano grosse repressioni interne per ricordarle una su tutte le rivolte contro la tassa sul macinato nel 1896 e la repressione del generale Bava Beccaris che fece prendere a cannonate il proletariato milanese facendo centinaia di morti.
Bisognerà arrivare a quella carneficina che fu la prima guerra mondiale per vedere l’esercito italiano impegnato “nella difesa della patria” a cui è bene ricordare i proletari italiani parteciparono non animati da spirito nazionalista, ma perché obbligati.
Numerose erano le diserzioni e le autorità militari avevano un gran da fare a reprimere il fenomeno a suon di galera e fucilazioni; ovviamente per gli alti ranghi le sconfitte non erano colpa dei generali ma della scarsa disciplina dei soldati che quindi venivano decimati (ne veniva ucciso uno su dieci) per dare l’esempio.
La fine della grande guerra vede l’esercito impegnato nella repressione dei moti rivoluzionari (che vengono ricordati come biennio rosso) che interessarono l’Italia nel primo dopoguerra con le mobilitazioni dei braccianti e l’occupazione delle fabbriche.
Gli anni del fascismo, prima della tragedia della seconda guerra mondiale sono segnati dall’infamia della “riconquista” della Libia e l’aggressione all’Etiopia, due guerre combattute con l’iprite, un tremendo gas di sterminio, e con l’aviazione di Italo Balbo.
Il crollo del fascismo il 25 luglio del 1943, dopo 3 anni di guerra e dopo che Roma era stata bombardata, ci chiarisce il ruolo dell’esercito i cui stessi comandanti passano dall’Italia liberale di Giolitti al fascismo di Mussolini per approdare infine alla “democrazia”. Al crollo del fascismo è l’esercito a garantire l’ordine pubblico “contro i sovversivi”. Pochi giorni dopo verrà l’otto settembre, il giorno della grande infamia in cui il Re e i suoi generali scapperanno lasciando le truppe senza ordini andare incontro alla cattura o al massacro.
Ed è proprio l’otto settembre che la truppa senza ordini, autonomamente insieme al popolo di Roma cercherà di difendere, a Porta San Paolo, la città’ dall’occupazione nazista, dopo tre giorni di eroica difesa la città viene occupata dai nazisti con la collaborazione dei fascisti, ma proprio da quei militari e dalle armi che distribuirono al popolo nacque la resistenza romana, un nome su tutti: il capitano Aladino Govoni, poi comandante militare di Bandiera Rossa, trucidato alle Fosse Ardeatine.
Gli anni del dopoguerra vedono l’Italia entrare a far parte della NATO, il patto militare sorto contro l’Unione Sovietica. Decine sono i pezzi di territorio italiano dato in servitù agli americani che vi impiantano colossali basi: Aviano, Sigonella, Camp Derby, La Maddalena solo per citare le più tristemente famose.
All’interno dell’esercito la NATO forma unità “segrete” pronte alla controguerriglia contro “i rossi”: sono gli anni di Gladio, delle stragi, della “strategia della tensione” e delle provocazioni contro il movimento dei lavoratori, dai vari tentativi di golpe (borghese, rosa dei venti, piano solo) ai depistaggi su Ustica.
DA ESERCITO DI LEVA A ESERCITO PROFESSIONALE
Il crollo del muro di Berlino nell’89 è un autentico spartiacque: al mondo bipolare, diviso tra est e ovest, più che al “nuovo ordine mondiale” americano, assistiamo in verità al ritorno ad una situazione multipolare, da una parte gli USA con la loro imponente macchina da guerra, dall’altra potenze regionali in formazione: la Cina con la sua impressionante crescita economica e l’Europa che accelera notevolmente la propria unione economica e politica.
Questo nuovo scenario vede la guerra come una costante per spartirsi e controllare i territori detentori di materie prime, i territori attraverso le quali queste vengono trasportate e le popolazioni. L’esercito italiano quindi ha avviato la sua trasformazione da esercito di leva, pensato come esercito “di difesa”, ad esercito di professionisti: alcune decine di migliaia di uomini che scelgono quello del militare come mestiere, pronti, ovviamente ben pagati, ad andare dove “gli interessi” (dei padroni) italiani sono messi a repentaglio. L’esercito professionista è un esercito di moderni mercenari, pronto ad aggredire dove serve.
UN’ANOMALIA ITALIANA: I CARABINIERI
Nel 2000 il governo D’Alema, dopo aver da poco finito di bombardare la Jugoslavia, regala ai carabinieri, la promozione a quarta forza armata. Mentre un po’ tutti gli stati come “forze armate” hanno l’esercito, la marina e l’aeronautica, l’Italia ha anche i carabinieri; carabinieri che assumono apertamente quel “doppio ruolo” che, vedevamo prima, è una caratteristica dell’esercito italiano (come di tutti gli eserciti): la guerra rivolta all’esterno e all’occorrenza l’impiego per “ordine pubblico” contro il nemico interno. I carabinieri si configurano quindi come forza armata usata sia nelle cosiddette “missioni di pace”, in realtà occupazioni militari di territori, chiamate nel gergo militare “guerra a bassa intensità” sia nel controllo e nella repressione sul territorio italiano. Da notare che a Genova durante i giorni del G8, i reparti dei carabinieri che sono implicati sia nell’uccisione di Carlo Giuliani che nell’aggressione ai cortei, erano formate dal Battaglione Tuscania, lo stesso accusato in Somalia di torture e violazioni dei diritti umani. La guerra a bassa intensità da Mogadiscio alle strade di Genova.
L’ESERCITO SULLE STRADE
Dall’agosto 2008 in Italia è entrato in vigore il decreto sulla sicurezza dell’allora  governo Berlusconi che consiste nell’utilizzo dell’esercito nelle strade del paese.
“Il personale delle Forze Armate, dal 4 agosto 2008, è a disposizione dei Prefetti delle Province comprendenti aree  metropolitane  e  comunque aree densamente popolate, per servizi di  vigilanza  a siti e obiettivi sensibili, nonché di perlustrazione e di pattuglia in concorso e congiuntamente alle Forze di  polizia.  
Nell’esecuzione dei servizi di vigilanza il personale delle Forze Armate agisce con le funzioni di agente di pubblica sicurezza e può procedere alla identificazione e alla immediata perquisizione di persone e mezzi di trasporto, al fine di prevenire o impedire comportamenti che possono mettere in pericolo l’incolumità dei cittadini e  la  sicurezza dei  luoghi vigilati.
Attualmente il Contingente delle Forze Armate, in concorso alle Forze di polizia, opera in 37 città: Torino e Chiamonte (Val di Susa), Bologna, Modena, Ancona, Bergamo, Padova, Treviso, Venezia, Gorizia, Genova, Milano, Verona, Vercelli, Pordenone, Prato, Firenze, Brescia, Parma, Pesaro, Pescara, Rimini, Roma, Napoli, Caserta, Bari, Brindisi, Foggia, Crotone, Lamezia Terme, Reggio Calabria, Salerno, Caltanissetta, Trapani, Palermo, Catania e Messina.” 
Oltre alle metropoli l’esercito opera in “difesa” di impianti e cantiere considerati di “interesse nazionale”, oltre il cantiere TAV in Val Susa anche in Campania dove dall’aprile 2008  vengono presidiati i siti che producono CDR (combustibili da rifiuti o  ecoballe), per contenere le lotte che erano state portate avanti da anni a causa dell’apertura di 10 discariche e 4 incerenitori, cosicchè  Chiaiano, Marano e Pianura sono diventati territori fortemente militarizzati. 
L’esercito usato per operazioni di polizia, non è solo la conseguenza del delirio securitario, ma vi vediamo una attuazione delle direttive della NATO, vi è infatti un studio redatto e reso pubblico nel 2003 tramite il rapporto “URBAN OPERATION IN THE YEAR 2020”. Nel 1998 gli esperti di 7 nazioni NATO (Italia,Canada,Francia,Germania,Gran Bretagna,Olanda e Stati Uniti) hanno esaminato l’andamento demografico mondiale entro il 2020; secondo questo studio entro questa data il pianeta sarà popolato da 7,5 miliardi di persone di cui il 70% vivrà nelle metropoli ed è proprio negli ambienti estremamete urbanizzati, spesso immense bidonville, che si concentreranno le contraddizioni della società capitalista. In questo contesto dove il conflitto sociale tenderà ad esplodere all’interno delle megalopoli, le normali operazioni di polizia potrebbero risultare inefficaci e bisognerà utilizzare l’esercito. In questo modo si vuole abituare la popolazione alla presenza quotidiana dei militari per le strade.
L’Italia è considerata da USA e Gran Bretagna come uno dei migliori fornitori di personale addestrato per le operazioni antisommossa a partire dai reparti MSU (Multinational Specialized Unit) dei carabinieri.
Mentre l’Italia si è impegnata a fornire personale nelle “guerre umanitarie” aree militari sono state attrezzate per ricostruire ambienti urbani e rurali dove si addestrano carabinieri, parà, assaltatori e bersaglieri che vanno ad operare all’estero, nel frattempo gli stessi reparti di polizia militare vengono addestrati direttamente nell’ambiente metropolitano, essendo impiegati con funzioni di ordine pubblico quotidiano sul territorio e a guardia di siti di rilevanza nazionale come discariche , centrali nucleari in costruzione, termo-valorizzatori/inceneritori.
L’EUROPA, POLO IMPERIALISTA IN FORMAZIONE 
L’Unione Europea sta procedendo verso la creazione di un unico blocco: economico, militare, giuridico.
Dopo la moneta comune, entrata in vigore nel 2002, il mandato di cattura europeo del 2005, il SIS (Sistema d’informazione Schengen) un archivio usato inizialmente dalle polizie europee per schedare tutti gli immigrati e gli oppositori politici, ed ora usato per coordinare le informazioni giudiziarie di tutti i cittadini europei.
L’Europa si sta anche dotando di un sistema di rilevamento satellitare indipendente dal GPS americano: il “progetto Galileo” che insieme all’EUROFIGTH (il caccia militare europeo) ed alla rete ferroviaria per i treni “ad alta velocità” rappresentano i più grossi investimenti pubblici europei; ovvio che i soldi sono levati dalle spese sociali, con buona pace di chi crede nell’Europa sociale.
Lentamente, ostacolato dagli USA, prende corpo anche l’esercito europeo.
L’EUROFOR attivo dal 2003 soprattutto nei Balcani ma che ha visto truppe anche in Congo, Sudan, Palestina, Georgia, si configura come “forza di intervento rapida” in poche parole la capacità di “proiettarsi” in qualsiasi parte del mondo con una “testa di ponte” dove dispiegare in pochi giorni 60 mila militari.
Oltre all’EUROFOR a cui partecipano tutti i 27 paesi membri dell’UE esiste anche, dal 1992, l’EUROCORPS, a cui partecipano solo le forze armate di alcuni paesi (nasce da accordi franco-tedeschi, esempio della politica europea delle 2 velocità); vi è poi una gendarmeria europea e una “forza marittima Europea”, EUROMARFOR.
Dal 2007 a Bruxelles esiste il Centro Operazioni dell’UE che per ora può comandare un numero limitato di forze e può appoggiasi ad altri cinque quartier generali nazionali che si sono resi disponibili all’impiego da parte delle Forze dell’UE : Mont Valérien (Francia), Northwood (GB), Potsdam (Germania), Centocelle (Italia) e Larissa (Grecia).
Notevoli sono le risorse messe a disposizione dai diversi paesi per questi vari pezzi di mosaico che vanno a formare le forze armate dell’UE: parliamo di 120.000 uomini mobilitabili in 10 giorni in 2 diverse aree di crisi (obbiettivo del “Headline Goal 2010”, progetto del 2004 che rivede i tempi che l’UE si era data nel 1999) .
Mentre la Fortezza Europa sigilla le sue frontiere ai migranti in fuga da guerre e miseria da quelle stesse frontiere si affacciano 120.000 soldati.
La Forza di gendarmeria europea (Eurogendfor o EGF) è il primoCorpo militare dell’Unione europea a carattere sovranazionale. La EGF è composta da forze di polizia ad ordinamento militare dell’UE in grado di intervenire in aree di crisi, sotto egida NATO, ONU, UE o di coalizioni costituite “ad hoc” fra diversi Paesi.
LE OPERAZIONI IN CORSO CON PARTECIPAZIONE ITALIANA 
L’elenco che segue è reperibile sul sito web del ministero della difesa. I numeri sono i soldati in un dato momento in missione; calcolando gli avvicendamenti  il numero dei soldati impegnati in un anno è nettamente superiore ai circa 7000 dichiarati dal ministero.
Le aree dove sono maggiormente schierate le truppe italiane sono: l’Afghanistan dal 2001, l’area dei Balcani dagli anni 90 e dal 2006 in medioriente.
Alcune missioni fanno capo al’ONU, altre alla NATO, altre ancora all’UE. altre come quelle a Malta e in Albania sono frutto di accordi bilaterali.
In Afganistan vi sono 3200 soldati italiani, in gran parte all’interno della missione ISAF, di fatto l’occupazione militare di quel paese, coordinata dalla NATO; inoltre esiste anche la missione EUPOL finalizzata ad addestrare la polizia afgana.
Nei Balcani numerose sono le missioni che si sovrappongono tra: Albania (DIE e NATOHQ) Bosnia (EUFOR – EUPM – NATO HQ) Macedonia (NATO HQ SKOPJE) Kosovo (EULEX – KFOR) per un totale di 560 circa soldati.
In medioriente numericamente importante è l’operazione “Leonte” che rappresenta il rafforzamento, dopo il conflitto del 2006, della vecchia missione in Libano la UNIFIL con 1100 circa unita dell’esercito e della marina. Sempre in medioriente vi è la MFO, missione nata per l’osservazione degli accordi di pace tra Egitto e Israele del 78; dal ’48 invece va avanti la UNTSO, missione ONU per osservare il conflitto arabo-israeliano; è della UE invece la missione EU BAM RAFAH per l’osservazione dei valichi di Gaza. la TIPH2 a Hebron.
Circa un centinaio sono ancora in Iraq nell’ambito della missione NATO NTM-I per istruire la polizia irachena. Con lo stesso scopo è nata nel 2010 la missione in Uganda – EUTM Somalia dove vengono addestrate le forze di sicurezza somale insiema ad altri eserciti del continente europeo con un impiego di circa 100 unità.
Altre missioni sono:
In Marocco la MINURSO sotto egida ONU per far svolgere il referendum per l’autodeterminazione del Shaara occidentale.
Nel Mediterraneo Orientale la Active Endeavour compiuta come Forze Navali permanenti della NATO per controllare il traffico marittimo.
La UNMOGIP missione ONU di interposizione fra India – Pakistan.
Sempre interposizione ma fra Russia e Georgia è la EUMM diretta dall’UE.
Vi è poi la UNFICYP nata come invio di caschi blu dopo i disordini tra la comunità greca e turca a Cipro nel 64 e ancora li a vigilare sul muro sorto nel ’75.
Nel martoriato Congo vi sono 2 missioni della UE la EUSEC e la EUPOL.
In Libia per le operazioni di supporto sono impiegati circa 100 unità
Al largo delle coste della Somalia è attiva la missione navale dell’UE EUNAVFOR ATALANTA che conta 329 unità per contrastare la pirateria nel corno d’africa e dell’oceano indiano.
Sempre per la “pirateria” gli armatori possono “noleggiare” militari per la scorta delle navi mercantili, fatto balzato agli onori della cronaca dopo il luttoso caso dei pescatori del Kerala uccisi.  
Dal secondo dopoguerra ad oggi l’Italia ha partecipato a 132 missioni militari fuori dai confini.
Questo opuscolo nasce nel 2003 per contro-informare la popolazione del Quadraro intorno all’aeroporto di Centocelle e all’importanza che esso ha all’interno della ristrutturazione dell’esercito italiano, il cui passaggio più visibile era la fine del servizio di leva e la creazione di un esercito di professionisti impegnati in ogni angolo del mondo, là dove gli interessi dei padroni italiani (e sempre più europei) sono in gioco.
Oggi, passati 10 anni, aggiorniamo lo scritto constatando come la guerra aumenti di intensità, sia quella esterna di aggressione per il controllo delle risorse con il suo corollario di bare che tornano a casa accompagnate dalle retorica patriottarda, sia quella interna dove gli stessi militari impegnati a Kabul e in Libano sono ora a pattugliare anche le strade della nostra città.
Non stiamo qui a chiedere la chiusura dell’aeroporto di Centocelle e la sua trasformazione in qualcos’altro: vediamo e viviamo ogni giorno luoghi nati come caserme trasformati in scuole o conventi in carceri o manicomi e questo la dice lunga sul mondo che ci troviamo a vivere.
Sappiamo che l’aeroporto di Centocelle esisterà accanto al Quadraro finché esisterà questo modo bestiale di vivere e produrre chiamato capitalismo. Non chiediamo niente, consapevoli che solo facendo sparire questo mondo di guerre, di sfruttamento, sempre più inquinato e inumano, l’aeroporto potrà sparire, insieme a caserme, eserciti, carceri e manicomi