Considerazioni e analisi della Nota di aggiornamento al DEF

Nota di aggiornamento al DEF – settembre 2018.

  1. Quadro macroeconomico
  2. Macropolitica del Governo
  3. I provvedimenti
  4. Entrate
  5. Investimenti pubblici
  6. Infrastrutture e mobilità
  7. Giustizia
  8. Pubblica Amministrazione
  9. Sostegno alle imprese
  10. Lavoro e welfare
  11. Istruzione e ricerca
  12. Sanità
  13. Famiglia e disabilità
  14. Ambiente e energia
  15. Beni culturali
  16. Turismo e politiche agricole
  17. Sicurezza pubblica (repressione)
  18. Difesa
  19. Riforme Costituzionali
  20. Alcune considerazioni su politiche del Governo e classi di riferimento
  21. Glossario
  22. Link alla trasmissione su Radio Ondarossa


Quadro macroeconomico
In premessa è bene considerare che questa nota di aggiornamento al DEF (ricordiamo infatti che il DEF è stato approvato, dal parlamento, la scorsa primavera prima della formazione del governo) presenta la prima esposizione organica e “concreta” del programma socio-economico del governo Conte. Dal punto di vista dell’analisi della fase si evidenzia come si sia in una fase di trasformazione del ciclo economico e dei rapporti internazionali.
Infatti lo scenario internazionale – che continua a “muoversi” in un contesto generale di difficoltà complessiva di accumulazione – sembra aver già esaurito la ripresina degli ultimi 4/5 anni e assistiamo a un rallentamento della crescita del Pil in Europa come in Cina, fanno eccezione gli USA ma più apparentemente a causa degli interventi protezionistici e visto il loro ruolo “egemone” nelle regole del commercio mondiale che per effettiva ripresa dell’economia “reale”. Molti paesi emergenti – Brasile, Argentina, Turchia ecc. – sono entrati in una fase di forte sofferenza finanziaria e emergono forti rischi di esplosione di nuove recessioni.
Tutto questo accentuato dalle politiche protezionistiche che – su impulso dell’amministrazione usa – stanno sempre più diffondendosi sul mercato internazionale tanto da far stimare al FMI una contrazione nel tasso di crescita del commercio mondiale più accentuata con il passare degli anni.
Dal punto di vista della crescita il rallentamento appare abbastanza generalizzato, con eccezione degli USA e con la specificità della Cina dove il rallentamento appare, almeno in parte, determinato dal processo di riorganizzazione della composizione interna dei vari settori dell’economia. Chiaramente un rallentamento del commercio internazionale – seppure in un quadro di non ancora particolari tensioni sui prezzi del petrolio e del cambio fra le principali monete mondiali – ha un impatto particolarmente significativo sulla costruzione europea molto orientata all’export.
Quindi, riepilogando, commercio in rallentamento, PIL mondiale in crescita ridotta, tensioni geopolitiche e rischi sui prezzi del petrolio e delle materie prime, paesi che sono importanti mercati per l’export italiano (Turchia, Argentina, Brasile) a rischio crisi finanziaria.
Se questi sono i fattori esogeni non è che la situazione interna, per l’Italia, sia particolarmente favorevole. L’Italia continua a essere uno dei paesi dalla crescita più lenta dell’area europea, solo 1,2% nel 2018 con previsione dello 0,9 nel 2019 e questo mentre ancora si è lontani dal recuperare i livelli pre-crisi, un mercato del lavoro in sofferenza malgrado la revisione dei sistemi di rilevazione degli occupati, un saldo positivo della bilancia dei pagamenti per il 2,8% del PIL, un avanzo primario all’1,8% del PIL, una spesa per interessi pari al 3,6% del PIL e quindi un deficit al 2018 dell’1,8%. Questi dati praticamente a consuntivo per il 2018, sono a legislazione vigente, previsivi di un ulteriore rallentamento della crescita nel 2019 (il già citato 0,9%).

Macropolitica del Governo
In questo contesto il “ragionamento” del governo nella sua programmazione è abbastanza semplice: se continuiamo a ridurre il deficit pubblico aumentando l’avanzo primario (cioè la differenza fra entrate e spese del bilancio pubblico al netto delle spese per interessi) deprimiamo la crescita quindi aumenta la disoccupazione e diventa a rischio la coesione sociale. A fronte di ciò bisogna quindi rallentare la crescita dell’avanzo primario “mirando” a ridurre il deficit stimolando una maggiore crescita del PIL – è importante sottolineare che si prevede comunque un avanzo primario dell’1,3% nel 2019, 1,7% nel 2020, 2,1% nel 2021. Tutto ciò mentre si prevede una crescita dei tassi di interesse e non si stima l’effetto che si produrrà con la conclusione del Q. E. da parte della BCE.
Per ottenere questi risultati il governo intende presentare come collegati alla legge di stabilità i seguenti provvedimenti legislativi:

  • Disegno di legge recante misure a favore delle start up innovative (c.d. Fondo venture capital per start up innovative);
  • Disegno di legge recante misure a favore dei soggetti coinvolti dalla crisi del sistema bancario (c.d. Fondo ristoro a favore dei soggetti truffati);
  • Disegno di legge recante l’introduzione del reddito di cittadinanza e la riforma dei centri per l’impiego;
  • Disegno di legge recante introduzione di misure fiscali agevolate per le società che riducono le emissioni inquinanti (c.d. Ires verde);
  • Disegno di legge recante misure per il dissesto e il riequilibrio finanziario degli enti locali;
  • Disegno di legge recante interventi per la concretezza delle azioni delle pubbliche amministrazioni e la prevenzione dell’assenteismo;
  • Disegno di legge di delega al Governo per il riordino della materia dello spettacolo e per la modifica del codice dei beni culturali;
  • Disegno di legge delega di riordino del settore dei giochi;
  • Disegno di legge recante disposizioni in materia di ordinamento sportivo e di professioni sportive;
  • Disegno di legge recante disposizioni in materia di istruzione, università, alta formazione artistica, musicale e coreutica, ricerca e attività sportiva scolastica e universitaria, nonché di riassetto, semplificazione e codificazione della normativa dei medesimi settori.
  • Disegno di legge recante disposizioni per la modernizzazione e l’innovazione nei settori dell’agricoltura, dell’agroalimentare, del turismo e dell’ippica.
  • Disegno di legge delega recante disposizioni per la riforma del Codice del Lavoro.

Tutto ciò produrrebbe, secondo il governo, una crescita del PIL del 1,5% nel 2019 (anziché 0,9%), del 1,6% nel 2020 (anziché 1,1), del 1,4% nel 2021 (anziché 1,1).

Mentre le variazioni che questi provvedimenti avranno sui principali indicatori di finanza pubblica – secondo il governo – sono i seguenti:

TAVOLA III.2: QUADRO PROGRAMMATICO SINTETICO DI FINANZA PUBBLICA (in percentuale del PIL)(1)

(1) Il quadro di finanza pubblica programmatica non è stato presentato dal Governo nel DEF 2018 pertanto i valori si riferiscono al quadro tendenziale.
(2) Al netto delle misure una tantum e della componente ciclica.
(3) Al lordo ovvero al netto delle quote di pertinenza dell’Italia dei prestiti a Stati membri dell’UEM, bilaterali o attraverso l’EFSF, e del contributo al capitale dell’ESM. A tutto il 2017 l’ammontare di tali quote è stato pari a circa 58,2 miliardi, di cui 43,9 miliardi per prestiti bilaterali e attraverso l’EFSF e 14,3 miliardi per il programma ESM.

A questi elementi va aggiunta l’intenzione del governo di intervenire per ridurre il debito pubblico. Tale riduzione avverrebbe a seguito di una previsione di crescita del PIL nominale (3,1% nel 2019, 3,5 nel 2020) maggiore rispetto alla previsione di crescita del debito e continuando nel percorso di privatizzazioni e cessioni dei beni pubblici. A tal riguardo è bene segnalare l’intenzione del governo di continuare a ridurre il patrimonio immobiliare, infatti leggiamo “Per il patrimonio immobiliare, la valorizzazione si sviluppa secondo due principali direttrici: i) per i cespiti più appetibili, attraverso varianti urbanistiche e variazioni nella destinazione d’uso degli immobili, propedeutiche alla cessione, che può essere diretta o mediata da Fondi immobiliari; ii) per gli immobili utilizzati a fini istituzionali, attraverso una gestione economica più efficiente, la razionalizzazione degli spazi utilizzati e la rinegoziazione dei contratti di locazione. Le azioni di riqualificazione e dismissione prevedono il coinvolgimento di tutti i livelli istituzionali, nel quadro del c.d. federalismo demaniale.” Per cui questo quanto prevede il governo “Per il 2018, i proventi derivanti dalle vendite di immobili pubblici dovrebbero ammontare a 600 milioni, di cui 50 milioni per le vendite di immobili delle Amministrazioni centrali, 380 milioni per le vendite effettuate dalle Amministrazioni locali e 170 milioni per le vendite degli Enti di previdenza. Le dismissioni del patrimonio immobiliare pubblico per gli anni 2019 e 2020 sono stimate, rispettivamente, pari a 640 milioni e 600 milioni.


I provvedimenti
Andiamo a vedere più nello specifico quali sono i programmi di governo sulle varie materie e individuiamo fra questi quelli che o già sono stati approvati dal CdM o è previsto vengano presentati nella sezione parlamentare di bilancio, direttamente all’interno della legge di stabilità o come suoi collegati, infine cerchiamo di individuare le classi sociali e/o le frazioni sociologiche della società che ne beneficiano o ne sono “vittime”. Faremo poi al termine alcune brevi considerazioni.


Entrate
Sul piano fiscale il governo interverrà per sterilizzare i previsti aumenti dell’IVA del 2019, 2020 e del 2021 (le cosiddette clausole di salvaguardia), avvierà il percorso verso la cosiddetta flat tax ma per il momento solo per le imprese e in particolare con l’estensione del “regime forfetario, sostitutivo di Irpef e Irap, che assoggetta all’aliquota del 15% una base imponibile forfettizzata applicando ai ricavi coefficienti di redditività differenziati per attività economica. I soggetti che aderiscono a questo regime agevolato sono anche esentati dal versamento dell’Iva e da ogni adempimento.” Per imprenditori individuali, artigiani e lavoratori autonomi. (già in legge stabilità)

Per tutte le imprese verrà ridotta l’aliquota fiscale sugli utili destinati all’acquisto di beni strumentali o per nuove assunzioni. (già in legge di stabilità)
Verrà emanato un condono generalizzato sotto forma di decreto legge, chiamato “pace fiscale”, mentre verranno riviste tutte le agevolazioni e si prevede quindi di eliminarne almeno alcune.


Investimenti pubblici
Si intende creare ulteriori strumenti legislativi che semplifichino i processi di partenariato pubblico-privato, rivedano il Codice degli appalti (riducendo gli adempimenti a carico delle imprese), semplifichino il lavoro del CIPE. Per queste vie si ritiene di riattivare circa 150 miliardi da utilizzare in 15 anni già stanziati ma di fatto immobilizzati.


Infrastrutture e mobilità
Sull’onda di quanto accaduto con ponte Morandi, si prevede il potenziamento delle strutture di monitoraggio del MIT (già approvate dal CdM nel cosiddetto decreto “emergenze”) e lo stanziamento di “1,5 miliardi per l’anno 2019 specificatamente alla messa in sicurezza e la manutenzione di infrastrutture quali viadotti, ponti, gallerie, ecc… Gli interventi riguarderanno opere realizzate nella stessa epoca o precedenti il ponte Morandi, ovvero che presentino specifiche necessità di manutenzione. Il piano sarà trattato alla stregua di un intervento emergenziale, utilizzando procedure previste dalla legislazione vigente – in particolare la procedura negoziata – che consentono di ridurre significativamente i tempi necessari per l’affidamento dei lavori….. In considerazione delle caratteristiche di eccezionalità ed urgenza degli interventi programmati, il Governo intende chiedere alla Commissione Europea il riconoscimento della flessibilità di bilancio per queste finalità.” (gls)

Per quanto attiene alle grandi opere (TAV, gronda di Genova, terzo valico ecc.) verranno sottoposte ad analisi costi-benefici per poi decidere se continuarle, il TAP non è proprio preso in considerazione. Insomma non sembra ci siano troppe prospettive positive per i movimenti contro le nocività.
Si sta preparando un decreto legge per ripartire i fondi già stanziati per il sistema delle ciclo-vie.
Per il sistema delle auto, il mondo va verso la riduzione di benzina e diesel (molti prevedono che entro 10 anni non si producano più i diesel) a vantaggio dell’elettrico. Su questo terreno l’industria nazionale residua è in ritardo per cui eventuali incentivazioni a ibridi ed elettrici verranno accompagnati da misure per il sostegno della produzione nazionale (ma quale poi? L’americana FCA?).
Per quanto riguarda tpl, porti, aeroporti e ferrovie non si va oltre le buone intenzioni e la promessa di politiche più attente alla rete di trasporto per i piccoli centri e, in parte, per i pendolari. Si rilancia la stretta collaborazione, in seno alla Consulta per l’Autotrasporto, con le imprese del settore sia in termini di semplificazioni amministrative, che sul regime dei lavoratori e in particolare nella vigilanza sui vettori stranieri. Infine si prevedono persino specifici percorsi formativi nel campo della logistica marittima, dell’intermodalità e dell’autotrasporto.
Non si prevede nulla rispetto alla ripubblicizzazione dell’acqua ma giusto qualche spiccio per l’ampliamento del sistema degli invasi per far fronte ai periodi di siccità.
Edilizia: nulla, a parte i programmi già in atto sull’antisismica. Anzi, come già evidenziato in altra parte, il patrimonio pubblico è preso in considerazione solo come elemento strategico per la riduzione del debito, sia attraverso l’alienazione di immobili e terreni che attraverso la cessione di quote dei fondi INVIMIT che gestiscono il patrimonio degli immobili pubblici.
Anche per quanto concerne il sistema delle concessioni non si va oltre l’enunciazione della volontà di una ricognizione di quelle esistenti al fine di individuare i meccanismi per una loro maggiore redditività per l’erario, viste le scandalose tariffe odierne. Eventuali maggiori entrate si vorrebbero indirizzare al Fondo di Ammortamento del Debito Pubblico.
Sulle partecipate si confermano gli indirizzi della Madia.


Giustizia
Per quanto attiene la giustizia civile si continuerà sulla via già tracciata e volta a ridurre i tempi attraverso un unico rito semplificato e soprattutto sulla scorta delle indicazione del rapporto Doing Business della Banca Mondiale.
In ambito penale si mira a ridurre i procedimenti che vanno in prescrizione (anche qui in sintonia con i provvedimenti di Orlando). E’ stato varato un disegno di legge anticorruzione che introduce il divieto di accesso potenziato agli appalti e agli uffici pubblici per i condannati e altre misure che rafforzano le norme sui reati della PA.


Pubblica Amministrazione
E’ già stato approvato dal CdM un ddl che sblocca almeno parzialmente il turn over, autorizzando quindi assunzioni sostitutive, e introduce l’uso degli strumenti biometrici (impronte digitali o iride) per la rilevazione delle presenze dei pubblici dipendenti. Un fatto estremamente grave!
Si intende ridurre gli adempimenti verso la PA delle imprese.


Sostegno alle imprese
Numerosi e generosi sono gli interventi in favore delle imprese e in particolare verso le micro e piccole imprese (alla faccia delle deficienze strutturali di dimensioni delle aziende italiche). Questo avverrà attraverso una maggiore tutela del copyright in tutte le sue forme, dell’incentivazione all’export, della semplificazione in tema di avvio di impresa, edilizia, fisco ecc.
Attraverso misure finanziarie per utilizzare i fondi pensionistici per rafforzare il fondo di venture capital del MEF al fine di agevolare investimenti per le PMI e la promozione delle start-up.
Con interventi di vario genere (amministrativo, finanziario, normativo ecc.) volti a facilitare il lavoro d’impresa con particolare riguardo per le PMI e le microimprese.
Anche in materia di innovazione e ricerca (ad eccezione di una nuova attenzione alla tecnologia blockchain) e di politiche bancarie non vi sono particolari novità rispetto ai precedenti governi.


Lavoro e welfare
Intervento sulla Fornero limitatamente all’introduzione della cosiddetta quota 100 con minimo anagrafico a 62 anni e minimo contributivo a 38 anni. (già in legge di stabilità)
Date queste caratteristiche si suppone avvantaggi quasi esclusivamente i dipendenti pubblici o delle grandi imprese.
Introduzione del reddito di cittadinanza (già in legge di stabilità) per “ i) sostenere il reddito di chi si trova al di sotto della soglia di povertà relativa (pari a 780 euro mensili); ii) fornire un incentivo a rientrare nel mercato del lavoro, attraverso la previsione di un percorso formativo vincolante, e dell’obbligo di accettare almeno una delle prime tre proposte di lavoro eque e non lontane dal luogo di residenza del lavoratore. L’attuazione efficace dell’obbligo formativo e della effettiva partecipazione al mercato del lavoro richiede il rafforzamento qualitativo e quantitativo dei centri per l’impiego…… Il Reddito di Cittadinanza opererà in via completamente digitale, riducendo tempi costi e possibilità di frodi.

Intanto con il cosiddetto “Decreto Dignità” è stata: 1) rivista in senso più stringente e limitativa la normativa sui contratti a tempo determinato, anche interinale; 2) si è estesa la disciplina delle prestazioni occasionali “alle aziende alberghiere ed alle strutture ricettive turistiche fino a 8 dipendenti a tempo indeterminato, con riferimento alle prestazioni occasionali rese da: i) pensionati; ii) giovani studenti fino a 25 anni; iii) disoccupati e percettori di prestazioni integrative di sostegno al reddito. Inoltre, la durata massima della singola prestazione per la quale si può beneficiare del rapporto di lavoro occasionale passa da 3 a 10 giorni”. 3) si è introdotta la riduzione del 50% dei contributi previdenziali a carico delle aziende per assunzioni di under 35 nel ’19-’20 per una durata massima di 36 mesi e comunque non oltre 3000 euri annui. Si sono definite misure di contrasto alla delocalizzazione delle imprese (molto complesse e ridotte).
Si vuole continuare nel processo di riduzione del costo del lavoro.

Infine si dichiara di voler “modificare il Testo Unico sulla Sicurezza, prevedendo adempimenti semplificati per le PMI ed aumentando le risorse da destinare al personale addetto ai controlli e alla verifica della corretta applicazione delle normative in materia “.


Istruzione e ricerca
Dopo aver posticipato di un anno, con il decreto milleproroghe, l’obbligatorietà dei test Invalsi e dell’adempimento degli obblighi dell’alternanza scuola-lavoro ai fini dell’ammissione alla maturità, si intende in materia di istruzione e ricerca intervenire con un disegno di legge collegato alla legge di stabilità su:

  • Alternanza scuola-lavoro, con la riduzione del monte ore globale e percorsi più orientati al percorso di apprendimento degli studenti coinvolti;
  • Verrà rivista la disciplina delle attività sportive scolastiche;
  • Si interverrà sulle assunzioni di personale sia insegnante (e di sostegno) sia in ambito dei collaboratori scolastici anche con percorsi di internalizzazione di alcuni servizi (forse verranno riassegnate le pulizie ai bidelli);
  • Per l’università si interverrà su tasse (maggiori esenzioni) e numero chiuso (favorendo l’orientamento degli studenti);
  • Nella ricerca si cercherà di stimolare il partenariato pubblico-privato;
  • Nell’alta formazione artistica, musicale e coreutica si procederà a un riordino e si cercherà di procedere alla statalizzazione dei conservatori.


Sanità
Si rilevano le problematiche di carenze di personale – c’è persino il rischio di non garantire i Livelli Essenziali di Assistenza – e di governo delle liste di attesa. Su questi due elementi si intende intervenire entro il 2018 attraverso normative ministeriali, ma non è indicato come (completamento processi di assunzione, più borse di studio per medici…).
Si dichiara che si interverrà al fine di ridurre i costi di acquisto dei beni sanitari, dei farmaci e dei dispositivi medici. Mentre per quanto attiene ai ticket è da valutare la sostenibilità economica di eventuali interventi.
Si evidenzia una condizione critica dell’edilizia sanitaria ma non si va oltre l’istituzione di una “cabina di regia”.


Famiglia e disabilità
Ci si strappa le vesti per la bassa fecondità e la conseguente “crisi demografica”. Si dice che la responsabilità è della “drastica diminuzione della propensione ad avere il secondo e i successivi figli “che questo comporta prospettive di crescita della spesa pubblica non sostenibili e quindi va assolutamente promossa la fecondità. Come? Potenziando “la rete dei servizi a sostegno della famiglia e le agevolazioni per assicurarne la più ampia fruizione, con particolare riferimento agli asili nido e alle strutture, anche private, per l’assistenza all’infanzia, nonché promuovere la valorizzazione del ruolo di supporto svolto dai Consultori familiari e dai Centri per la famiglia” Dando impulso a “forme di integrazione e partnership tra la sfera pubblica e mondo dell’associazionismo no profit delle imprese sociali; stimolare gli investimenti sociali; garantire la libera scelta dell’utente dei servizi pubblici, anche attraverso i voucher per i servizi alla persona; definire i livelli essenziali delle prestazioni che devono essere garantiti sull’intero territorio nazionale; razionalizzare l’ISEE”; sostenendo il welfare aziendale.

Riassumendo, l’orientamento alla fecondità comporta una sempre maggiore pervasività dell’associazionismo familista (generalmente di carattere religioso) nelle strutture pubbliche e un sostanziale sostegno all’intervento privato. Si rilancia il welfare familistico anziché individuale – se ne fa esplicito riferimento per quanto riguarda il reddito di cittadinanza ma si giunge fino a ipotizzare specifici interventi per riconoscere allo studente universitario agevolazioni per l’assistenza familiare, si vogliono incrementare i Fondi per la genitorialità e rivedere l’intera disciplina della disabilità.


Ambiente e energia
Su questi temi siamo nella genericità: per l’ambiente (vaghi riferimenti all’economia circolare e a impegni derivanti da accordi internazionali e UE), mentre non si cita proprio il programma energetico.


Beni culturali
Si interverrà attraverso il già citato disegno di legge di delega al Governo, collegato alla legge di stabilità, per il riordino della materia dello spettacolo e per la modifica del codice dei beni culturali e con particolare attenzione ai vincoli territoriali per i beni culturali e di sostegno al Fondo Unico dello Spettacolo oltre a un forte intervento su Fondazioni Lirico Sinfoniche e spettacoli dal vivo.


Turismo e politiche agricole
Il Governo ha ridefinito le attribuzioni relative al turismo, spostando la materia dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali al Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari, Forestali e del Turismo (MIPAAFT).” Questo non è avvenuto per caso, naturalmente, ma per la vocazione enogastronomica che sempre più si vuole valorizzare per il turismo (con specifica promozione di particolari aree del paese soprattutto del centro nord) e la conseguente integrazione fra i settori, al contrario si fa cenno alla possibilità di decidere politiche penalizzanti per il sistema degli affitti brevi (tipo airbnb), più localizzati nelle città. E il settore agricolo – caratterizzato da una diffusa presenza di aziende piccole, piccolissime e familiare – riveste senz’altro un notevole interesse per le strategie del Governo che infatti sottolinea che “Nei prossimi mesi il Governo sarà anche impegnato nell’affrontare il complesso e articolato negoziato per la riforma della Politica Agricola Comune (PAC). In questo processo sono trattati temi importanti, come la tutela del reddito degli agricoltori, che in Italia dipende per il 28 per cento dal sostegno della stessa PAC.
In questo senso il Governo è consapevole delle conseguenze negative che potrebbero derivare da una riduzione degli incentivi, con una possibile fuoriuscita di aziende dal circuito produttivo, effetti negativi sull’ambiente e sul tessuto sociale, soprattutto nelle aree più fragili.
In tale negoziato si ribadirà come il maggiore rigore del modello agricolo e alimentare europeo non debba rappresentare un elemento penalizzante per le imprese nel confronto internazionale, e si sosterrà la necessità di un Piano strategico europeo semplice ed adattabile alle diverse realtà, che tenga particolarmente conto della necessità di promuovere e sviluppare la competitività delle imprese
“. Oltre a ciò forte è l’impegno a semplificare i processi amministrativi per le imprese agricole, termine per dire che si vuole sempre più lasciare mano libera ai processi imprenditoriali, senza lungimiranza verso la perdita di sicurezza qualitativa che queste politiche potrebbero determinare con conseguente riduzione della competitività del sistema, si sopperirà con “azioni di marketing territoriale” e rendendo operativi i “distretti del cibo”.


Sicurezza pubblica (repressione)
In parlamento si sta discutendo il ddl sulla legittima difesa che di fatto è la libertà di sparare contro chiunque commetta reati patrimoniali per di più con costi di risarcimento e della difesa del proprietario a carico dello stato.
Inoltre è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il cosiddetto “decreto sicurezza e immigrazione” ora in fase di approvazione in parlamento. Questo decreto sul piano dell’immigrazione: restringe fortemente i già stringenti criteri per ottenere il permesso di soggiorno, introduce una serie di casistiche che portano all’espulsione degli immigrati, estende i tempi di detenzione amministrativa per gli immigrati, taglia i servizi e gli stanziamenti per l’accoglienza e in generale cerca di contrastare l’accesso degli immigrati al nostro paese contestualmente ampliando la ricattabilità di chi risiede sul territorio nazionale. Sul piano della sicurezza pubblica: 1) permette anche alla polizia locale di dotarsi del taser; 2) amplia l’utilizzo di dispositivi tecnologici sia per il contrasto della criminalità mafiosa, del terrorismo e di infiltrazione negli enti locali, che per quanto riguarda i controlli sugli imputati di particolari reati (maltrattamenti..); 3) amplia la possibilità di utilizzo del DASPO urbano; 4) introduce pesanti inasprimenti di pena e misure repressive specifiche per gli immigrati in caso di reati, come l’occupazione abusiva e i blocchi stradali, strettamente connessi alle lotte sociali. Infine nel decreto si introducono sistemi di gestione dei beni sequestrati alle organizzazioni criminali finalizzati alla sola redditività degli stessi senza alcun riguardo alla finalità sociale e alla provenienza degli eventuali acquirenti.
Questi due provvedimenti già intrapresi, insieme al terzo che nel recepire una direttiva europea sulla vendita di armi ne ha facilitato la pratica, delineano chiaramente quale sia l’orientamento del governo in materia e infatti si sottolinea la volontà di rivedere la politica europea di gestione dei flussi migratori con interventi direttamente nei paesi di partenza e transito (mettiamo muri e prigioni per emigranti direttamente in africa). Si intende favorire l’estensione di sistemi tecnologici di controllo questo anche perché dal 2015 (questo dice la nota di aggiornamento) tutti gli indici di delittuosità sono in calo e questo grazie alla tecnologia.


Difesa
Non si segnalano novità, si continuerà con la politica e il sistema delle alleanze presente, si fa solo cenno (risorse permettendo) alla possibilità di assunzioni specialmente fra l’Arma dei carabinieri.
Enti territoriali
La priorità in questo terreno è data all’ampliamento dell’autonomia delle Regioni a statuto ordinario, si tratta di una sorta di autonomismo rispetto al quale già è stato avviato un negoziato dello stato con le prime tre che ne hanno fatto richiesta (Lombardia, Veneto e Emilia-Romagna). E’ questo un processo molto delicato e le cui conseguenze sulla tenuta complessiva dello stato sono ancora tutte da valutare.
Oltre questo il governo, come già detto in altra parte, intende presentare collegata alla legge di stabilità un disegno di legge recante misure per il dissesto e il riequilibrio finanziario degli enti locali.


Riforme Costituzionali
1) Potenziamento degli istituti di democrazia diretta, con l’introduzione del referendum propositivo, l’eliminazione del quorum nel referendum abrogativo e la semplificazione della raccolta firme;
2) riduzione del numero dei parlamentari, deputati da 630 a 400 e senatori da 315 a 200;
3) soppressione del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro (CNEL);
4) possibilità di ricorrere alla Corte costituzionale rispetto alle deliberazioni assunte dalle Camere in materia di elezioni e cause di ineleggibilità e incompatibilità dei membri del Parlamento.


Alcune considerazioni su politiche del Governo e classi di riferimento
Quella che precede è un’esposizione sintetica del programma di Governo così come rappresentato nella nota di aggiornamento al DEF. Spesso in questi mesi di governo 5S-Lega si è sentito, negli ambiti di “movimento”, esprimere un giudizio oscillante fra “è un governo fascista” a “so razzisti però vediamo come se la cavano nello scontro con l’UE, in fondo con il reddito di cittadinanza e la Fornero fanno qualcosa di buono”. Certamente ci troviamo di fronte a una novità rispetto il recente passato e come sempre le novità necessitano delle verifiche dei fatti per essere comprese e quindi quello che proviamo a fare è comprendere – sulla base degli atti legislativi e normativi già approvati o incardinati verso l’esame parlamentare – qual è la natura del Governo Conte.

A nostro avviso le politiche che si esprimono nei provvedimenti analizzati hanno, da un punto di vista prettamente economico, l’obiettivo di rilanciare la crescita economica attraverso una minore depressione della domanda interna (parlare di stimolo alla stessa è fuorviante visto che parliamo sempre di uno scenario di finanza pubblica caratterizzato da avanzo primario) e una sorta di “richiamo” più ideologico che materiale all’italianità e al nazionalismo economico; mentre sul piano classista è evidentemente rivolta alle istanze della piccola borghesia; vi possiamo trovare anche tanti temi sollevati dai cosiddetti forconi (ostilità alla direttiva Bolkestein, protezionismo della produzione agricola, semplificazione amministrativa e normativa per le PMI, riduzioni fiscali per le microimprese e il lavoro autonomo, persino le chiusure degli esercizi commerciali nei festivi è pensata più per ridurre le difficoltà dei bottegai a concorrere con la gdo che non per i lavoratori del commercio), gli aiuti a chi ha avuto perdite nelle vicende delle banche fallite (certamente ci sarà pure qualche lavoratore dipendente in pensione che ci ha messo parte del TFR ma nella maggior parte dei casi si tratta di frazioni di investitori dei ceti medi).
Le stesse norme contro gli immigrati possono essere lette come il tentativo di consegnare una frazione di proletariato ai piccoli padroncini – a loro volta strumenti del grande capitale – del subappalto, del lavoro agricolo, delle coop della logistica malavitose, delle imprese individuali dell’edilizia. Naturalmente tutto ciò senza particolari penalizzazioni né per la grande borghesia (e infatti già Confindustria inizia ad aprire al Governo), né per il capitale finanziario (che infatti ancora non ha deciso se sfruttare la situazione per un ulteriore attacco speculativo).

E il proletariato? Nella migliore delle ipotesi assente, molto spesso vittima dei provvedimenti come nel caso delle norme sulla sicurezza tutte orientate a penalizzare i lavoratori immigrati e le lotte sociali, come nel caso degli interventi di politica fiscale che riducendo le entrate sul lato delle imprese e dell’evasione “preavvisano” un ulteriore taglio delle prestazioni sociali, come nel caso delle revisioni del codice del lavoro e del testo sulla sicurezza che da una parte nulla incide sul jobs act (giusto un po’ meno di libertà sui tempi determinati) né sulla legge 30 e dall’altra prevede misure di semplificazione (leggi mano libere) a favore delle piccole imprese e intanto si continua a ridurre il costo del lavoro tramite tagli ai contributi sociali a carico delle imprese.

Non possiamo poi non situare questa analisi nel contesto delle tensioni internazionali; sembra sempre più evidente il tentativo del governo Conte di accreditarsi come interlocutore privilegiato dell’america trumpista (e anche nel contesto della UE l’avvicinamento ai cosiddetti Paesi di Visegrad e in generale alle spinte nazionaliste presenti in Europa mette questo governo dalla parte degli USA contro gli interessi del capitale transazionale europeo) pur senza affiancarlo nelle campagne antirusse e anticinesi. Insomma il tentativo di ritagliare un ruolo autonomo all’Italia – ma subalterno alla NATO e agli USA – in un contesto internazionale caratterizzato dallo scontro sempre più generalizzato fra i grandi blocchi imperialisti. Un tentativo che sembra avere scarse probabilità di successo – se non diventando la marionetta degli USA – vista la debolezza economica e politica del nostro paese e le sue dimensioni assolutamente inadeguate allo scontro in atto.
Infine a chiusura di queste poche considerazioni, una parola va spesa sui tanti movimenti ambientali e contro le nocività che in questi anni hanno dato credito alla possibilità di avere un riconoscimento politico attraverso il 5Stelle: non v’è trippa per gatti! Solo il movimento NoTAV può sperare di ottenere qualche minima revisione del progetto (ma non la sua cancellazione) per il resto si va dalla completa assenza di interventi per la ripubblicizzazione dell’acqua al TAP neppure nominato, da generiche analisi di costi-benefici per Terzo Valico, Gronda ecc. al rilancio dell’intervento emergenziale come si rileva dal recente decreto cosiddetto “emergenze”.
Ecco dunque che oggi abbiamo gli strumenti per riconoscere l’assoluta ostilità del governo in carica agli interessi dei proletari e delle proletarie – peraltro con forti accenti reazionari sul piano sociale e culturale come del resto tipico della piccola borghesia – con la difesa e anzi l’esaltazione della proprietà privata dei mezzi di produzione come del patrimonio comunque costituito (finanche i beni sequestrati ai mafiosi rientrano immediatamente nel circuito della proprietà anziché avere finalità sociali).

E’ sempre l’orientamento piccolo borghese – oltre naturalmente la millenaria oppressione patriarcale – a richiamare ( è ideologia non avrà impatto materiale se non nell’essere strumento di ulteriore oppressione di genere) la necessità di promozione della fecondità e quindi del modello familistico eterosessuale come luogo di riattivazione del welfare di sostegno e produzione di lavoro a basso costo…. La piccola e la micro impresa – per non parlare del lavoro autonomo – sono generalmente caratterizzate da una composizione organica del capitale dove prevalente è il lavoro vivo e quindi con bassa produttività mentre al contrario la grande impresa ha una prevalenza di investimenti in lavoro morto con una conseguente maggiore produttività del lavoro. E’ proprio lo squilibrio nelle dimensioni delle imprese del capitalismo italiano che è diventato uno dei fattori di scarsa competitività del sistema paese nel contesto dei processi di internalizzazione dell’economia. Potranno questi rigurgiti mondiali di protezionismo e nazionalismo nel contesto delle tensioni internazionali sempre più gravi e dell’evidente difficoltà di uscire dalla crisi di accumulazione del capitale, consentire di invertire la ruota della storia e dunque dare respiro a questi nuovi governi della reazione?

Nel concludere questo intervento, non possiamo però omettere di rilevare che il disvelamento della natura antiproletaria dell’attuale governo non è sufficiente ad avviare una nuova stagione di lotta e neppure a produrre un’ostilità popolare diffusa allo stesso. Questo perché si viene da tanti anni in cui i “movimenti” e le organizzazioni politiche e sindacali della sinistra – foss’anche radicale – hanno di fatto supportato o non adeguatamente contrastato le politiche di impoverimento della classe e anzi spesso si sono sedute al tavolino di risulta del potere a trangugiare autoreddito o qualche sottobosco delle poltrone istituzionali o a promuovere cooperative e imprese sociali. E questo ha comportato un abbandono del lavoro di massa territoriale, una riaffermazione del sistema della delega soprattutto mantenendo separate lotte economiche, sociali e politiche con un sindacato, un’associazione o un partito (spesso solo una lista elettorale) come rispettivi specialisti. Contemporaneamente c’è stato uno scomposto e irrazionale atteggiamento tifoso proeuropa – fino a sostenere le rivolte reazionarie e le vandee ucraine o kosovare – o antieuropa – fino a dialogare con i forconi o annoverare i nazionalismi fra le risposte da sostenere, in nessun caso facendo un’analisi degli interessi di classe in campo in ognuno di questi specifici avvenimenti.
Ecco quindi che nulla ci è regalato e che serve solo rimboccarsi le maniche, sporcarsele nel lavoro di massa e ricostruire un orizzonte comunista e di trasformazione dello stato di cose presenti rompendo ogni idea di potersi appoggiare o anche solo transitoriamente alleare con le soggettività della sinistra borghese e/o del populismo di sinistra.

Non abbiamo scorciatoie, dobbiamo riguadagnare indipendenza di analisi e progettualità e originalità delle proposte e delle forme di costruzione delle istituzioni del proletariato rivoluzionario. Questo è un minimo contributo all’analisi della realtà.


Glossario
GLOSSARIO
DEF = documento economico finanziario
PIL = prodotto interno lordo
FMI = fondo monetario internazionale
Q.E. = quantitative easing
BCE = banca centrale europea
CdM = consiglio dei Ministri
CIPE = comitato interministeriale di programmazione economica
MIT = Ministero infrastrutture e trasporti
TPL = trasporto pubblico locale
MEF = Ministero economia e finanze
PMI = piccole e medie imprese
Direttiva Bolkestein = è una direttiva dell’Unione Europea, recepita già da alcuni anni, che liberalizza i mercati dei servizi, in questo modo dando spazio all’entrata su questi mercati di grandi imprese multinazionali, che, naturalmente, sbaragliano la concorrenza dei piccoli imprenditori, artigiani e lavoratori autonomi


Qui è possibile ascoltare la trasmissione su ONDAROSSA dedicata al DEF