­Doparsi per vincere o per sopravvivere (parte seconda)

Il connubio tra ciclismo e “affarismo” anche in Italia ci ha regalato episodi notevoli. L’attuale presidente di Confindutria Squinzi, attuale presidente del Sassuolo calcio, aveva a fine anni ’90 una delle squadre ciclistiche tra le più forti al mondo. All’epoca si schierarono contro Pantani, visto come simbolo del doping, in nome del ciclismo pulito. Ovviamente non ne erano affatto esenti, come sappiamo oggi tardivamente.

Prodi e Squinzi

Più che del doping vorremmo ricordare la Parigi-Roubaix , la corsa di un giorno più importante al mondo, del 1996. A 15 chilometri dal traguardo, con 3 corridori della Mapei ormai avviati verso il traguardo, il direttore sportivo Lefevere – in collegamento telefonico con il patron Squinzi – impartì ancora un ordine di scuderia ai corridori in testa: avrebbe vinto Museeuw, secondo Bortolami, terzo Tafi. Tafi era il più restio, voleva sprintare, Bortolami però lo ammonì con una frase, «Andrea, non fare cazzate!», udita anche in diretta televisiva. Nonostante un’altra foratura dello stesso Museeuw ai meno 8 km dal traguardo i due italiani dovettero ancora fermarsi e aspettare il compagno, che poi puntualmente andò a vincere la corsa. Quindi per interessi commerciali Squinzi decise in modo assolutamente antisportivo l’ordine di arrivo, in diretta tv senza alcuna vergogna. Alla faccia dell’etica dello sport. Lo stesso Squinzi non si fece scrupolo in una gara tra amatori di farsi spingere dai suoi ex-corridori per battere Romano Prodi. Squinzi difendendo se stesso dalle accuse di Landini (chi sta con Renzi non è onesto) ha recentemente detto: “Io personalmente mi ritengo molto onesto. Anzi non onesto, di più”. Chissà come conduce i suoi affari quello che è il principale sponsor di Matteo Renzi. Il Job Act infatti ricalca fedelmente i suggerimenti espressi da Confidustria nel maggio del 2014. Bisogna recuperare competitività ed allora la ricetta è semplice: facilità di licenziamento e sotto mansionamento. Ancora una volta i cantori del potere parlano di innovazione, ma a leggere bene c’è scritto solo sfruttamento.

La retorica ufficiale, che ogni volta ci inonda di ricette magiche ci raccontava che il segreto di Armstrong era tra gli altri la capacità di avere un’altissima frequenza di pedalata, ovvero di girare velocemente le gambe. Oppure il suo passato nel triathlon che lo ha reso più robusto. E tutti a lanciarsi in analisi ed elogi a riguardo, basati però sul nulla perché il segreto erano prodotti dopanti, tanti. Tra cui l’eritropoietina o EPO. Un ormone prodotto negli esseri umani dai reni e in misura minore dal fegato e dal cervello, che ha come funzione principale la regolazione dell’eritropoiesi (produzione dei globuli rossi da parte del midollo osseo).

L’EPO è stata prodotta anche in laboratorio e utilizzata come farmaco per curare le anemie in pazienti affetti da malattie renali o da malattie del sangue, o per permettere un recupero più veloce dopo la somministrazione di chemioterapia. Aprendo un’altra parentesi le industrie farmaceutiche producono una quantitò di Epo che supera di gran lunga le necessità rispetto alle patologie per cui dovrebbe essere utilizzata. Sembra ovvio che le producano in queste proporzioni proprio per trarre profitto, alimentando il mercato del doping, vista come importante fetta di mercato.

Tornando ai segreti di Armstrong è come dire che la Apple fa profitti perché Steve Jobs era un genio e non perché si sfruttano gli operai cinesi. La Apple nelle sue fabbriche in Cina di fronte al fenomeno del suicidio degli operai è intervenuta in diversi modi: 1) una lettera del direttore in cui si scriveva: “Promettete di non suicidarvi. Ma se lo fate, non danneggiate l’immagine dell’azienda”; 2) Reti di protezione gigantesche (chiamate Reti dell’Amore) e sbarre alle finestre; 3) ed infine ricorrendo all’innovativa tecnologia di cui sono all’avanguardia ovvero l’utilizzo di squadre di monaci arruolati per “scacciare gli spiriti maligni” dai locali aziendali. Di questo, come delle dimensioni e delle responsabilità del doping si parla poco. Lo stesso vale anche per la moda italiana che produce in Bangladesh dove le fabbriche prendono fuoco con gli operai, per lo più donne chiuse dentro. Sfruttamento? No, Competitività. E allora si parla del super atleta Armstrong, del visionario Jobs e del genio italiano nella moda.

Crollo di una fabbrica in Bangladesh

Non si va dunque a cercare di eliminare il problema (ritmi di lavoro assurdi) ma di fronte all’evento (suicidi) si cerca di uscirne puliti a costo zero. Se ci pensiamo è esattamente quello che avviene con il doping. Si richiedono risultati impossibili e quando uno viene beccato la colpa è solo sua, nessuno sapeva nulla. Armstrong comunque non ha inventato il doping, lui dice di aver iniziato perché altrimenti non avrebbe potuto competere. E’ credibile. Il doping è sempre esisto nello sport, dalle Olimpiadi greche antiche.

Però più soldi girano più il risultato è importante (anche politicamente) e più le cose vengono fatte “scientificamente”. Il doping di Stato viene citato facendo riferimento alla DDR ma non è che gli Stati Uniti o l’Italia siano poi tanto differenti. Lo stesso vale per lo sci di fondo in Finlandia, semmai vi venisse l’illusione di una superiore etica nordica.
La massima espressione al mondo del doping ematico è stato Francesco Conconi, ex Rettore dell’Università di Ferrara e tuttora è attualmente direttore del Centro Studi Biomedici Applicati allo Sport dello stesso ateneo. Mentore di Michele Ferrari a capo del programma di dopng di Armstrong e molti altri. Conconi ad inizio anni ’80 stato messo alla guida dello sport italiano per quanto riguarda le metodologie di allenamento. In realtà creo un sistema basato sul doping utilizzando fondi pubblici. Tra i suoi atleti Moser, Pantani, Bugno, Fondriest, Damilano. Campioni mondiali ed olimpici in discipline come ciclismo, sci di fondo ed atletica. Menzione speciale per Manuela di Centa che finita la carriera agonistica è diventata parlamentare di Forza Italia, membro del Comitato Olimpico Internazionale e candidata perdente a guida della Federazioni sport italiana invernali. Conconi successivamente, prima dei suoi guai giudiziari, era stato messo a capo della commissione antidoping italiana …
olimpiadi

Si può vincere senza doping? O addirittura si può fare sport agonistico senza doping? Esiste il profitto senza sfruttamento? Non possiamo rispondere sullo sport ma chiunque abbia presente i fisici degli sportivi fino agli anni ’80 (ed il doping era sicuramente utilizzato) comparati con quelli di oggi ci fa capire come la componente atletica sia diventata fondamentale. Inoltre mentre prima c’era un tipo di doping, ad esempio le amfetamine, che tendevano ad eccitare e comunque a tirar fuori il meglio da quello che si aveva ora siamo passati, con l”evoluzione” tecnologia alla possibilità di modificare proprio alcune capacità, arrivando al doping genetico.

Superatleti, è questo il modello dominante ora. Bolt ad esempio ha un suo chimico, coinvolto in passati scandali doping, perché? Bolt infatti ha lavorato con Angel Hernandez, che prima si faceva chiamare Angel Heredia (sic!), che fu chimico per la BALCO (società coinvolta nel più grande scandalo doping americano, che colpì soprattutto baseball e atletica leggera) e fornì documenti che provarono la colpevolezza di vari atleti rispetto al doping tra cui l’ex campionessa mondiale ed olimpica del 100 metri Marion Jones. Heredia intervistato da Der Spiegel prima delle Olimpiadi di Pechino disse:” il vincitore non sarà pulito, e neanche gli avversari.
La differenza tra 10 secondi e 9,70” è il doping”. Bolt vinse con un tempo di 9,69. Marion Jones per la cronaca finì anche in galera per aver mentito in tribunale. Ovviamente non invochiamo lo stesso per Armstrong (che ha dei procedimenti aperti) però notiamo come a parità di misfatti il trattamento sia stato diverso. Centra il fatto che lui è un bianco del Texas, amico di Bush e Clinton e lei una donna, nera e per di più con una madre nata nel Belize?

Per capire quanto siano cambiate alcune cose basta vedere i giocattoli per bambini, i pupazzi tipo Big Jim e similari, e possiamo notare come bicipiti, pettorali ed addominali siano lievitati rispetto a quelli degli anni 60′-’70. Con tutte le implicazioni sulla formazione di chi fin dalla tenera età viene spinto a competere e ad affermarsi. Bisogna correre di più, più velocemente, saltare di più ed alzare pesi maggiori. ecc. Si privilegia la quantità rispetto alla qualità. Vi ricorda qualcosa?

Il modello verso il quale lo sport professionistico sembra essere inesorabilmente lanciato ha alcune caratteristiche: fisici estremi, super prestazioni, ipercostruzione mediatica dei personaggi, attenzione alle esigenze televisive fino a cambiare abitudini e regole degli sport, risultati indirizzati a seconda delle richieste del mercato televisivo. Qual è quindi lo sport che rappresenta il modello per gli altri? Il Wrestling.

wrestlingLo sport professionistico anche senza doping non è un’attività salutare, punto. Il lavoro salariato è nocivo. Si muore lavorando, ci si ammala e ci si consuma, al di là del comunque gravissimo non rispetto delle regole sulla sicurezza. Sono i turni, i carichi di lavoro e gli ambienti che rendono comunque pericolosa anche un’operazione che di per se sarebbe banale. Non bisogna doparsi per fare 250 km in bicicletta in un giorno, il problema è quando bisogna farli a 50 all’ora.

Sembra però che di questo ci nutriamo: velocità, prestazioni, exploit. Il Pil deve crescere e allora tra le voci devono entrarci attività criminali come droga, prostituzione, contrabbando. Non che tante delle voci legali sano molto più sane. Quindi se la mafia aumenta il fatturato ed il Pil aumenta dovremmo essere contenti? Il successo in un ambito sportivo si giudica da trofei e record ai massimi livelli non certo da modo in cui si raggiungono i risultati o da quanta gente pratica quel determinato sport.
Preferite avere la nazionale campione del mondo di calcio o che ci siano luoghi dove giocare per strada gratuitamente? Il modello americano ci mostra da una parte le eccellenze di superatleti dall’altra una larghissima fetta della popolazione sedentaria ed obesa. Stessa distribuzione la possiamo notare nell’educazione e nella ricchezza. A Cuba invece le eccellenze sportive nascono dalla possibilità per tutti/e di praticare sport.

Comunque cos’è il doping? Se utilizziamo come discriminante il miglioramento delle prestazioni ed il danneggiamento della salute capiamo bene che i confini sono molto labili. D’altronde chi utilizza (rimaniamo nell’ambito delle cose legali) caffè, integratori vitaminici, bibite stimolanti per riuscire a stare sveglio e presente a se stesso a fine turno non altera il suo ipotetico stato naturale? L’enorme sviluppo del mercato di prodotti come gli integratori alimentari, in una società ipernutrita come la nostra, non è altro che il risultato di un marketing capace di individuare questa come un importante fetta di mercato che risponde all’esigenza di essere sempre produttivi e mai stanchi ma non certo sani, che è tutta un’altra cosa. In teoria mangiando correttamente non dovremmo, tranne che per specifiche carenze o patologie, avere la necessità di integrare. Questo almeno nel cosiddetto primo mondo.

La fame però nel 2014 è ancora una realtà per miliardi di persone. E’ un problema di tecnologia o di scelte politiche? Ed arriva l’Expo di Milano, con i suoi contratti innovativi (sottoscritti da Cgil, Cisl e Uil) che ci autorizzano a lavorare gratis. Il tema dell’Expo è l’alimentazione. Sarà quindi il tentativo di introdurre ulteriormente tecnologie come quella dei cibi transgenici per risolvere il problema della fame nel mondo. Creano il problema e fanno profitti con la “teorica soluzione”. D’altronde il capitalismo funziona così, produce crisi e per risolverle ci dicono (non in questi termini) che la soluzione è più capitalismo sotto forma di maggiore sfruttamento. Tra i testimonial dell’Expo viene scelto Danilo Gallinari. Un bel ragazzone atletico, alto 2,08 metri ed indubbiamente simpatico. Gioca a pallacanestro negli Usa, nell’Nba e guadagna il doppio di qualsiasi calciatore italiano. L’immagine perfetta per propagandare a livello internazionale l’importanza di una corretta alimentazione, e dei prodotti italiani in merito. L’ironia è che da sei anni è in America ma ne ha saltati più di 2 per infortunio. Non proprio il ritratto della salute.

Tutto diventa merce e su tutto va estratto profitto. L’ambiente ovviamente è a disposizione ed il corpo umano non fa eccezione. Quindi da una parte c’è la richiesta di prestazioni che ci induce a stare sempre al massimo. In fondo la produttività è questa. Bisogna produrre di più, più velocemente e più a lungo. Pazienza se poi si producono beni e servizi inutili, se non a generare maggior profitto per pochi ma nessuna utilità per molti. E allora i contratti precari servono, oltre che a pagare di meno, a tenerci sempre sulla corda, a dare sempre il massimo, in pensione bisogna andarci sempre più tardi e se non ce la fai a stare in fabbrica (ma anche a scuola) a 65 anni è un problema tuo dato che pure non potrai contare neanche su ammortizzatori o su un Welfare che ti consenta di vivere tranquillamente e allora come fare?

bambinaL’articolo Il Doping del Lavoro di Serena Blundo apparso il 07 dicembre 2013 su Smartweek ci conferma che “sempre più persone ricorrono infatti a sostanze dopanti per lavorare con più energia, e sentirsi in forma e  più sicuri. L’allarme viene dai Paesi iper efficienti come la Germania, ma il fenomeno è in forte ascesa ovunque, e la situazione è destinata a peggiorare notevolmente nei prossimi anni. Il “viagra del lavoro” dovrebbe aiutare a ritrovare la concentrazione, a esercitare la propria professione al di là delle proprie forze… oggi la sostanza più utilizzata è il Ritalin. Si tratta di uno psicostimolante, utilizzato nei bambini e negli adolescenti, per trattare il comunissimo disturbo da deficit dell’attenzione e iperattività (ADHD). Seguono gli antidepressivi, che vengono utilizzati con la speranza di migliorare lo stato emotivo, ma che, se utilizzati in modo ingenuo ed errato, provocano solo dipendenza”.

Un esempio a noi geograficamente più vicino:l ’Associazione In Migrazione ha svolto una ricerca dal titolo “Doparsi per lavorare”, sulle condizioni di lavoro nei campi e nel settore agricolo di Latina, dell’agro Pontino e dell’intera provincia, dalla quale è emersa una realtà inedita, che mina pesantemente le condizioni di vita delle migliaia di lavoratori stranieri, originari soprattutto del Punjab indiano che lavorano nei campi pontini, i quali per poter portare a termine il loro duro lavoro sovente sono costretti a ricorrere all’uso di sostanze dopanti come rimedi antidolorifici auto-somministrati.
Il mercato di queste sostanze stupefacenti è però saldamente nelle mani di spacciatori e malavitosi italiani.“…io uomo di carne no di ferro. Allora dopo sei/sette anni di vita così, che fare? No lavoro più? Io e amici prendiamo piccola sostanza per non sentire dolore. Prendiamo una o due volte quando pausa da lavoro. Poi andiamo a lavorare nei campi senza dolore…”. Uomini impegnati nei campi e nelle serre anche per 12 ore al giorno ad una media di 4€ al giorno, senza domeniche né ferie e malattie.

raccoltaLa raccolta dei pomodori, delle zucchine, dei meloni, ma anche la semina e la concimazione espongono questi lavoratori all’inalazione di sostanze chimiche dannose per la salute e a dover sopportare una fatica non da poco. Questo è solo un esempio, il quotidiano romando (della Svizzera francofona) Le Matin presenta una lista sommaria delle maggiori sostanze utilizzate: farmaci antidemenza, antidepressivi, caffè, alcool, cocaina, stimolanti, betabloccanti, eroina. Il consumo di queste sostanze è cresciuto negli ultimi dieci anni del 400%. L’aumento delle ore di congedo dall’impiego per malattia, parla chiaro: sono moltissimi i lavoratori che si ammalano diventando veri e propri tossicodipendenti. Ma chi sono i consumatori del viagra del lavoro? Primi su tutti, gli studenti. In Svizzera il consumo di queste sostanze è in perenne aumento tra i giovani, non solo in ambito scolastico, ma anche e soprattutto nell’ambiente di lavoro.
Gli stage e i periodi di formazione mettono a dura prova i nervi di chi, in preda alla prima esperienza lavorativa, ci tiene a dare il massimo per imparare e farsi notare dai superiori. Per quanto riguarda i professionisti, l’assuefazione da lavoro è un disturbo difficilissimo sia da individuare che da combattere, per non parlare del fatto che le nuove tecnologie non permettano di staccare la spina provocando insonnia e stress. Manager, accademici, professionisti di vari settori: sono in molti i lavoratori che decidono di affidarsi a un “aiutino”. Queste sostanze vengono chiamate lifestyle drugs, ovvero quelle droghe che si utilizzano per cambiare il nostro stile di vita.

Pensiamo allora alle conseguenze nocive di tutti quegli accordi firmati da padronato e sindacati confederali che in cambio del mantenimento del posto di lavoro incrementano orari di lavori e produttività (o sfruttamento a seconda delle declinazioni).Insomma sembra che la tendenza sia quella di avere lavoratori-cyborg disposti a lavorare a ritmi folli e con prestazioni altissime. Costano meno di cyborg veri e propri. Essendo così tanti possiamo essere sostituiti facilmente, altro che spese di riparazione e manutenzione, sarebbero tutte a carico nostro. Provocazione irrealizzabile? Nel campionato di pallacanestro americano c’è un giocatore soprannominato l’androide. E’ Lebron James, un mix di velocità e potenza mai visto prima. I più malevoli hanno notato che l’Nba, la Lega per cui gioca non sottopone gli atleti ai controlli sull’ormone della crescita. E’ quello che ci attende?

Suggerimenti per le letture e visioni:

su Armstrong:

Il texano dagli occhi di ghiaccio, Autori: Albergotti Reed, O’Connel Vanessa.

sul sistema doping in Italia:

Sandro Donati, Lo sport del doping, EGA-Edizioni Gruppo Abele, 2012

Sandro Donati, Campioni senza valore, 1989

sparito dalle librerie ma scaricabile gratuitamente

Downloads

sulla falsa guerra al doping:

LO SPORT E’ DISTRUTTIVO E IL DOPING PIU’ CHE NECESSARIO E’ OBBLIGATORIO—– — SFUGGONO AI CONTROLLI GLI SPORT RICCHI PERCHE’ POSSONO PERMETTERSI LE CONTROMISURE : Franco Rossi: il primo web giornalista sportivo

ottimo documentario su cultura UsA e doping vista da dentro, con un’ottima introduzione:

Bigger Stronger faster 1/2 (ITA)

 

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