LA REPRESSIONE NON VA IN VACANZA!

Sabato 19 agosto un nostro collega – il delegato Marco – al ritorno dalle vacanze trova nella cassetta della posta un avviso di notifica di atti giudiziari.

Il lunedì successivo ritirati tali atti vi si legge:

Il Pubblico Ministero dr. Sergio Colaiocco, concluse le indagini preliminari relative al procedimento a margine indicato, nei confronti di Marco – imputato del reato p. e p. dall’art. 18 del TULPS 773/1931 perché senza dare preventivo avviso al Sig. Questore di Roma, in Roma Via Sant’Andrea delle Fratte, quale promotore, poneva in essere una manifestazione, non autorizzata, indossando una t-shirt con su scritto “Lavoratori ACI Informatica” ed introducendosi all’interno dei locali della Sede del PD richiedeva un incontro con un esponente del suddetto partito. In Roma il 19/12/2013 – visti gli artt. 530 e segg. c.p.p. dispone la citazione dell’imputato davanti al Tribunale di Roma alle ore 9 del giorno 25/10/2017.

Di fronte a ciò ci sono tante buone ragioni per riderci sopra e molte altre per esprimere una giusta e consistente rabbia, come sempre nel nostro percorso di lotta siamo determinati e potenti ma anche ironici e gioiosi.

C’è da ridere che di fronte ad una iniziativa a cui hanno dato il proprio contributo oltre 200 lavoratrici e lavoratori AUTORGANIZZATI, si ritenga esserci un unico capo (detto fra noi meglio così, sarebbe fastidioso avere decine di imputati).

C’è da ridere a pensare che il reato di cui si è imputati è parte del testo unico sulla pubblica sicurezza redatto in piena epoca fascista (il 1931), ma evidentemente essendo la nostra una “democrazia padronale” è rimasto invariato il modo di rapportarsi alle proteste della classe lavoratrice.

C’è da ridere a rilevare che indossare la maglietta di ACI Informatica sia citato come aggravante del “reato” commesso.

Però….

C’è rabbia nel rilevare che le lotte delle lavoratrici e dei lavoratori siano oggetto di (per altro in questo caso ridicoli) tentativi di intimidazione e repressione…. Mentre ci sono già oltre 600 morti sul lavoro da inizio anno e le imprese continuano ad essere incensate dai media e finanziate dallo Stato.

C’è rabbia nel rilevare che si susseguono sgomberi di senza casa, progetti di legge per reprimere ulteriormente la libertà di sciopero, sospensioni di lavoratrici e lavoratori che esprimono critiche alla politica sanitaria che sta distruggendo il Servizio Sanitario Nazionale.

C’è rabbia nel rilevare che si continua ad accentuare la politica repressiva come unica risposta al disagio sociale, da ultimo con i decreti Minniti.

E potremmo continuare a lungo…

Ma la nostra lotta ci insegna ogni giorno di più che solo prendendo in mano il proprio destino si può aspirare ad una vita dignitosa.

La nostra lotta e la storia ci insegnano che il richiamo alla legalità – svincolato dalla giustizia sociale – significa unicamente assoggettarsi alle leggi scritte dai padroni per mantenere lo sfruttamento. Pensate che vi erano leggi che rendevano legale la schiavitù, leggi sulla razza che rendevano legale il razzismo, vi sono leggi che rendono legale l’iperprecarietà e con essa la povertà, leggi che rendono legale il trasferimento di miliardi di Euro dalle nostre tasche alle banche, leggi che discriminano le persone per il luogo di nascita…..

Questo solo per dire che non abbiamo paura, non ci intimidisce la vostra repressione, non saremo mai succubi della legalità e tutto ciò lo faremo sempre con il sorriso sulle labbra perché come ha detto qualcuno tanto tempo fa…. SARA’ UNA RISATA CHE VI SEPPELLIRA’!

 

La RSU ACI Informatica                                                                                                                          04/09/2017