Nessuna nuova gestione, Quadraro vecchie maniere

NESSUNA NUOVA GESTIONE, QUADRARO VECCHIE MANIERE

Via via che il centro della metropoli si espande, molti quartieri di estrazione storicamente proletaria si svuotano della popolazione originaria, che viene espulsa verso le estreme periferie. Quartieri come Testaccio e Trastevere prima, San Lorenzo e Pigneto poi, sono stati trasformati in pittoresche zone di commercio a cielo aperto, di lusso i primi e radical chic gli ultimi. Il concetto di riqualificazione di queste zone è consistito nel renderle sempre meno accessibili a chi ci viveva, per trasformarle in quartieri vetrina e industrie del divertimento, mandando i prezzi delle case alle stelle. Non vogliamo che il Quadraro sia il prossimo.

Ricordiamo che nel ’44 il quartiere fu rastrellato come atto di rappresaglia dai tedeschi, nello stesso stile e periodo dell Fosse Ardeatine. I nazifascisti deportarono oltre mille persone abili al lavoro per venderle ai proprietari delle fabbriche e dei campi di concentramento, spacciandoli per volontari. Più della metà non fecero ritorno, condannati a morire al servizio dei guerrafondai produttori di morte su scala planetaria, colpevoli di appartenere ad un territorio che gli opponeva resistenza. Non tolleriamo che la storia di questo quartiere venga adoperata per renderlo l’ennesimo luogo pittoresco da dare in pasto agli imprenditori della movida notturna. Da anni è in corso anche qui il cosiddetto progetto di “riqualificazione”. In un primo momento questo voleva dare il via alla speculazione dei palazzinari, che è stata fortemente osteggiata dagli abitanti del quartiere negli ultimi quindici anni, adesso però sembra prendere anche un’altra piega. Nelle scorse settimane il quartiere è stato teatro di un’iniziativa artistica finanziata dal comune di Roma e promossa da alcuni membri del PD. L’idea era proprio quella di riqualificare dei locali sfitti per renderli spazi espositivi. La mostra è stata quindi proposta come un’opera di riutilizzo migliore di luoghi lasciati al degrado. In linea con lo sgombero del campo nomadi enfaticamente rivendicato dal partito qualche tempo fa.

Da una parte infatti c’è bisogno di zone dove riversare colate di cemento, dall’altra c’è bisogno di mettere in vetrina le potenzialità d’investimento che questo quartiere offre. Non siamo contro l’arte di strada, o contro l’arte in generale, ma pensiamo che non debba avere fini commerciali o seguire le logiche del profitto. Esattamente il contrario di quello che fa Zetema, azienda municipalizzata che gestisce gli eventi culturali ed i musei di Roma Capitale e che ha sponsorizzato questa iniziativa. L’arte asservita all’economia si riduce a pubblicità, a marketing, a business, diventa l’ennesimo prodotto che viene venduto a caro prezzo.

La “pignetizzazione” del Quadraro va fermata sul nascere.

Questo fenomeno, in atto in molte città europee, viene definito gentrificazione, termine che indica i cambiamenti socio-culturali in un’area, risultanti dall’acquisto di beni immobili da parte di una fascia di popolazione benestante in una comunità meno ricca. Non vogliamo che questo quartiere subisca una nuova lenta deportazione, per lasciare spazio al commercio selvaggio e alla socialità legata solamente al consumo. Riqualificare il quartiere per noi significa avere manti stradali decenti, fognature funzionanti, asili e biblioteche, palestre popolari, spazi di socialità che non costringano a spendere soldi. Non abbiamo bisogno di vigili urbani sguinzagliati a fare cassa con le multe oppure di forze dell’ordine, che nella nostra zona hanno ucciso Stefano Cucchi per qualche canna, hanno stuprato una ragazza in caserma colpevole di un furtarello, hanno umiliato un immigrato in stato di fermo costringendolo a lavare i loro pavimenti. Questo per noi non significa sicurezza. Sicurezza c’è quando esiste un tessuto sociale solidale e che si conosce, che condivide le proprie culture per le strade nella vita di tutti i giorni.

Per quartieri autonomi, ribelli e mai domi

Comitato di Lotta Quadraro marzo 2012