ACI Informatica: la lotta paga

A luglio 2012 il governo Monti vara la spending review, al suo interno l’articolo 4 prevede la privatizzazione o chiusura delle società in house della Pubblica Amministrazione. Le lavoratrici ed i lavoratori di ACI Informatica si mobilitano e dopo un presidio permanente di 6 giorni ottengono un’attenuazione delle norme che rinviano agli enti pubblici proprietari le decisioni sulle in house.
Incalzati dal rischio di commissariamento i vertici dell’Aci decidono una serie di misure per riportare il bilancio in pareggio nel 2013 fra cui il taglio di circa 9 milioni di euro degli stanziamenti per le attività di ACI Informatica, che essendo società in house dell’ACI dipende per oltre il 90% dei propri ricavi dai servizi svolti per ACI.

In questo contesto, il 19/10/2012 l’azienda formalizza la disdetta di tutti gli accordi integrativi aziendali, accordi che, partendo dal lontano 1976, contengono miglioramenti molto avanzati delle condizioni di vita e del lavoro. La disdetta significherebbe: la perdita di circa il 40% del salario annuale; l’allungamento da 36 a 40 ore settimanali dell’orario di lavoro; la cancellazione dell’inquadramento unico dei lavoratori; la riduzione dei giorni di ferie; la riduzione dei permessi retribuiti; la perdita di numerosi strumenti di welfare aziendale; la perdita di numerosi strumenti per il sostegno alla maternità/paternità; la perdita di numerosi strumenti di tutela della salute e varie altre norme migliorative rispetto al CCNL.
A fronte di questo gravissimo attacco le lavoratrici ed i lavoratori decidono per una lotta non difensiva e il 5/12/2013 presentano alla Direzione aziendale, dopo un lungo lavoro di preparazione e dibattito, una piattaforma per il rinnovo del contratto integrativo approvata dall’assemblea del 20/11/2012.

E’ l’avvio di una fase durissima di scontro. Viene indetto lo sciopero a tempo indeterminato delle lavorazioni straordinarie (sciopero degli straordinari, sciopero delle trasferte, sciopero della reperibilità). Si effettuano scioperi di singoli reparti a tempo indeterminato, il cui costo viene poi suddiviso fra tutti i lavoratori. Vengono indette di volta in volta specifiche iniziative in azienda e fuori (cortei, presidi, volantinaggi, assemblee informative, etc..).
Il 18/12/2012 questa fase della vertenza si conclude con un accordo che sospende la disdetta degli accordi sindacali per il periodo necessario ad un confronto sulle problematiche economiche dell’azienda e sulla piattaforma rivendicativa presentata dalle lavoratrici e dai lavoratori.

Il 7 gennaio inizia questa nuova fase con un incontro nel quale la Direzione aziendale chiede un taglio del costo del lavoro di 3 milioni di euro nel 2013 ed altrettanti nel 2014 e propone di realizzarlo o con la cancellazione di alcuni istituti salariali derivanti dalla contrattazione aziendale o, in alternativa, dichiarando 67 esuberi e ricorrendo ai Contratti di Solidarietà, oltre a rivedere alcuni istituti contrattuali.
La RSU per nome e per conto di lavoratrici e lavoratori risponde chiedendo di aprire il confronto anche sulla piattaforma integrativa, afferma di non accettare interventi peggiorativi sugli accordi sindacali in vigore e presenta proposte di intervento sul bilancio di previsione 2013 alternative al taglio del costo del lavoro (potete trovare i verbali degli incontri sul sito www.autorganizzati.org).

La Direzione cerca di far saltare l’accordo del 18 dicembre spostando il confronto in sede di unione industriali con il fine di trovare OO.SS. territoriali compiacenti (l’invito è indirizzato a FIM/CISL e UILM/UIL addirittura non presenti in azienda e alla FIOM/CGIL) o quantomeno di dichiarare il mancato accordo e procedere alla disdetta. A queste provocazioni si risponde coniugando la lotta con una gestione attenta della trattativa sindacale e delle relazioni istituzionali. Gruppi di lavoratori che rivestono un ruolo chiave nella produzione vengono messi in sciopero a tempo indeterminato, si da vita a cortei interni e ci si mobilita in presidio davanti l’unione industriali per impedire porcherie (all’incontro si presenta un omuncolo della FIM/CISL che però è “caldamente” invitato ad andarsene cosa che fa rapidamente vista la mala parata).
L’azienda alza ulteriormente la posta sollecitando l’intervento del Ministero del lavoro e delle politiche sociali. Il 4 aprile si svolge il primo incontro al Ministero, ancora una volta la Direzione mantiene inalterate le sue richieste e cerca di far dichiarare dai funzionari ministeriali la chiusura delle trattative e la conseguente disdetta degli accordi sindacali; anche questa volta però la mobilitazione delle lavoratrici e dei lavoratori (in oltre 300 sotto al ministero) unita ad una intelligente gestione del tavolo istituzionale vanificano il tentativo della Direzione: il ministero decide di riconvocare le parti.

Dopo altri 2 incontri al ministero, la Direzione inizia a cedere e il 29 aprile sembra che si stia per giungere alla conclusione della vertenza. Improvvisamente la Direzione pone nuove condizioni al tavolo delle trattative; il 30 aprile le trattative sono rotte. Il 2 maggio dalle 9 di mattina le lavoratrici ed i lavoratori occupano in assemblea permanente il cuore produttivo dell’azienda cacciando i dirigenti ed i pochi crumiri.
Inizia una giornata entusiasmante in cui si manifesta pienamente la forza dell’autorganizzazione: i delegati fanno la spola fra gli incontri con la Direzione e l’assemblea permanente per confrontarsi su tutti i passaggi della trattativa, i lavoratori mantengono l’occupazione e bloccano ogni attività produttiva. Verso le 17 l’azienda accetta le proposte della RSU e l’assemblea permanente viene interrotta. Il 3 maggio si formalizza l’accordo che lavoratrici e lavoratori approvano all’unanimità nell’assemblea del 6 maggio: taglio del costo del lavoro ridotto al solo 2013 per 1,3 milioni di euro; conferma di tutti gli accordi sindacali presenti e passati; rinnovo della piattaforma integrativa aziendale con un aumento mensile di 80 euro al mese a partire dal 2015; pagamento di una ‘una tantum’ complessiva di 200 mila euro; vari miglioramenti sul piano normativo e dell’informazione ai lavoratori; revoca delle chiusure collettive e fruizione delle ferie secondo le esigenze di ognuno. Inoltre, per evitare di trovarsi come in Telecom, dove vengono firmati i contratti di solidarietà e il management si spartisce gli utili, vengono previste limitazioni nelle elargizioni premiali per il periodo di taglio al salario dei lavoratori.

Il grande risultato di questa vertenza è stato reso possibile da un lavoro di costruzione di autorganizzazione che in azienda si sviluppa da moltissimi anni, lavoro che ha reso ogni lavoratrice ed ogni lavoratore consapevole della propria condizione, informato su tutto ciò che riguarda il lavoro, attento a mantenere la conoscenza ed il controllo del processo produttivo, determinato a non delegare nessuno a rappresentarlo, convinto che l’organizzazione autonoma dei propri bisogni sia l’unica strada percorribile per tutelare i propri interessi.
Il confronto continuo fra lavoratrici e lavoratori in assemblee anche spontanee; la solidarietà che ha permesso di suddividere fra tutte le lavoratrici ed i lavoratori il costo degli scioperi a oltranza dei gruppi strategici; lo sciopero come strumento principe della lotta dei lavoratori; i cortei interni ed esterni; le mobilitazioni improvvise; la lotta ai crumiri ed ai dirigenti; il presidio tutti i sabato e domenica per 5 mesi consecutivi per evitare che si facessero straordinari; le manifestazioni sotto ministeri, sedi padronali e sede dell’ACI; lo studio attento ed approfondito di bilanci, norme e procedure utili sia a produrre dossier di controinformazione e denuncia che per gestire i tavoli di trattativa e le sedi istituzionali.

Consapevoli che la nostra situazione è parte di un più generale attacco alle condizioni di vita abbiamo anche prodotto iniziative di comunicazione verso altri lavoratori e proletari (dall’assemblea sull’accordo sulla produttività firmato da CISL-UIL-UGL-Confindustria, alla consegna di pacchi alimentari agli occupanti di case del Laurentino).
Insomma ci sentiamo di poter affermare con forza che con l’autorganizzazione si vince ed il risultato si radica nelle coscienze di ognuna e ognuno!!

Lavoratrici e Lavoratori Autorganizzati Aci Informatica
www.autorganizzati.org info@autorganizzati.org