Agro Romano sotto attacco Capitale.Le edificanti vie dello “sviluppo”: cemento e discariche

Le lotte autorganizzate ai Castelli Romani non sono una novità. Negli ultimi anni si sono sviluppate, con alterne fortune, quelle che riguardano discariche, inceneritori, aerei e cementificazione. Tutte battaglie nate per contrastare il forte interesse speculativo della classe imprenditoriale e di quella politica loro affine per la messa a profitto dei territori nella zona sud di Roma.
Nella zona agricola di S.Maria delle Mole, confinante con il IX Municipio (dove è in corso la lotta per evitare la mega-discarica che dovrebbe sostituire Malagrotta), gli appetiti di noti palazzinari quali, principalmente, Parnasi e Giannini hanno prodotto un progetto che è un vero e proprio atto di guerra nei confronti della qualità della vita della popolazione residente e segnerebbe irrimediabilmente le sorti di centinaia di ettari di Agro Romano.
Stiamo parlando della pesante cementificazione che prevede la costruzione di abitazioni per 15.000 nuovi residenti (in pratica il raddoppio degli abitanti di S.Maria, Frattocchie e Cava dei Selci) per un milione di metri cubi totali. Il tutto è stato fortemente voluto dal sindaco di Marino Adriano Palozzi (divenuto nel frattempo consigliere regionale) e dalla giunta Polverini. Quest’ultima che va segnalata perché ben oltre la data delle sue dimissioni ha prodotto atti politico-amministrativi che favoriscono le intenzioni degli imprenditori del mattone.
Nel progetto, oltre le costruzioni residenziali, è previsto anche un centro commerciale Il territorio interessato, per rendere l’idea, è compreso tra le arterie principali Appia, Nettunense e Ardeatina; in particolare, si dipana lungo via del Divino Amore, comunque distante dall’omonimo Santuario. La zona è quasi interamente agricola ed è infatti sede dell’azienda vinicola del “Gotto d’Oro”; inoltre è molto ricca sia dal punto di vista archeologico che da quello naturalistico-idrogeologico, tanto da essere stata vincolata in diversi punti. Non è superfluo evidenziare che, come sempre, questo progetto edificatorio è frutto dell’interesse di pochi e potenti soggetti privati ed è stato imposto alla popolazione, tra l’altro con metodi neanche lontanamente legali. Tra le tante nefandezze, nell’agosto del 2011 ci fu la sua l’approvazione in Consiglio Comunale come “accordo di programma” e non attraverso il ben più lungo iter di una “variante al piano regolatore”. E qui veniamo al nodo più squisitamente politico che conferma la sostanziale convergenza di interessi tra centro-destra e centro-sinistra che risale a tempi più remoti rispetto a quelli attuali dove la saldatura è solo più sfacciata. Infatti, se il centro-destra esultò per il voto dell’agosto 2011 e per i “successi” in Regione Lazio va segnalato che le precedenti amministrazioni comunali di centro-sinistra avevano previsto per la zona addirittura il doppio della cubatura: 2.000.000 di metri cubi, anche se di tipo non-residenziale poco importa. La speculazione e la devastazione di “via del Divino Amore” non regge da nessun punto di vista logico, anche nel caso la logica fosse la necessità di garantire un tetto a tutti. A Marino e nelle sue popolose frazioni è in atto da anni una pesante cementificazione all’interno dei centri abitati e in zone più periferiche, di pari passo con il taglio di servizi quali ad esempio l’Ospedale e il suo Pronto Soccorso. Sono spuntate come funghi agenzie immobiliari e il mercato del mattone si aggira sui 3.000 euro al metro quadro. Il risultato più evidente sono le centinaia di appartamenti nuovissimi, tutti liberi. Liberi perché non c’è stato nessun incremento demografico significativo, liberi perché comunque sono in pochissimi a poterseli permettere.
Investire nel mattone ha ancora un senso per alcuni pesci grossi dell’edilizia romana. La mafia, attraverso il riciclaggio di denaro, trasforma con una certa facilità le proprie risorse economiche in mattoni, come documentato in numerosi casi. Sperando di aver fatto un quadro generale sintetico ma esaustivo, è necessario spendere alcune considerazioni sulla lotta attualmente in corso e portata avanti dall’Assemblea Contro la Cementificazione. L’Assemblea è totalmente autorganizzata, cioè orizzontale, autonoma, autofinanziata e si riunisce ogni lunedì presso la sede di via S.Paolo Apostolo 19 a S.Maria delle Mole alle 21.30. Oltre a produrre tutto il materiale necessario per informare la popolazione, al fine di far prendere coscienza della problematica-cemento in tutte le sue molteplici sfaccettature, è riuscita nella non-scontata impresa di mettere in fila 4.000 euro e decine di cittadini per la consegna di tre ricorsi depositati presso il TAR. Grazie all’impegno costante di compagni e compagne dell’Assemblea e alle relazioni redatte da archeologi, tecnici e legali, i piani speculativi dell’amministrazione comunale e quelli degli imprenditori Parnasi e Giannini non sono ancora in atto. Alle innumerevoli ma piccole iniziative di piazza, si alternano le cosiddette “passeggiate archeologiche” che vengono effettuate proprio su quei terreni che rischiano di finire cementificati. C’è ancora molto da lavorare perché la popolazione, come ampiamente verificato in un passato recente, spesso stenta a coinvolgersi attivamente ed è come quasi delegasse all’Assemblea o all’altro comitato esistente (denominato ADA) la risoluzione delle questioni che la riguardano direttamente. Di sicuro, quando si riuscirà ad allargare la partecipazione attiva, c’è l’intenzione di porre in essere mobilitazioni che diano il senso della misura e dell’importanza che riveste la questione, sia in termini di difesa della salute e dell’ambiente che di conflitto vero e proprio con le “consuete” controparti. Esse infatti rappresentano l’interesse unico e supremo del Capitale, nelle sembianze di un fantomatico e propagandato “sviluppo”, termine sicuramente più facilmente digeribile da molte persone.
Il discorso sulla devastazione di questa grande porzione di Agro Romano non si limita, e già basterebbe, alla colata di cemento di cui sopra ma, anzi, si affianca ad un’altra speculazione simile targata Caltagirone su terreni quasi adiacenti, stavolta però all’interno del perimetro del comune di Roma Nel progetto sono previsti 1.200.000 metri cubi di palazzi, 200.000 in più di quelli già previsti in via del Divino Amore. A tutto ciò si aggiunge un “imprevisto” dell’ultima ora, ovvero la sede per la nuova discarica di Roma che dovrebbe sostituire quella “storica” di Malagrotta. Il Commissario per l’emergenza rifiuti Goffredo Sottile, il sindaco di Roma Ignazio Marino e il presidente della Regione Nicola Zingaretti hanno scelto il sito in località Falcognana, lungo la via Ardeatina nel bel mezzo delle due paventate devastazioni a colpi di cemento.
La reazione della popolazione locale questa volta è stata subito molto forte e determinata, dalle estreme periferie di Falcognana, Spregamore, Divino Amore (vicino al Santuario,in questo caso) e di S.Maria delle Mole (l’abitato più popolato a soli 2 km dal sito previsto). In questa prima fase di lotta, dove non mancano gli interessi dei palazzinari e di quei partiti loro sodali che vedrebbero affossati i loro sogni edilizi, si sta cercando di far fronte all’emergenza della decisione anche cercando di legare i vari movimenti di lotta. E’ evidente a tutti “l’attacco Capitale” nei confronti dei territori periferici di Roma ed a quelli immediatamente limitrofi sottoposti ad altre amministrazioni comunali. Del resto è da notare che sono solo cinque i minuti di macchina che separano il sito Ecofer di Falcognana (che già è una discarica di scarti di autoveicoli e rischia di diventare la nuova Malagrotta) da Roncigliano, luogo simbolico e materiale della nefasta gestione dei rifiuti ma anche di mobilitazione popolare portata avanti da quasi 7 anni attraverso le iniziative del Coordinamento Contro l’Inceneritore di Albano.
Le “distanze” tra il presidio alla Ecofer, da poco costituitosi in associazione, e gli altri movimenti dei Castelli Romani si stanno accorciando. Seppur tra alti e bassi, si vedrà quali frutti produrranno.