Dai diamanti non nasce niente dalla monnezza…fior di milioni

- Le mani della green economy sul ciclo industriale dei rifiuti -

Le lotte che si sviluppano nei territori su temi ambientali sono una questione estremamente complessa: in esse si intrecciano problemi politici, tecnici e legali. Spesso gli interessi in gioco sono difficilmente intellegibili e, qui e là, nascono comitati che perseguono l’obiettivo di arrivare alla gestione delle controversie, legandosi a questo o quel partito ed alle relative cordate industriali. Un esempio abbastanza esplicaivo di questo fenomeno è la Legge di Iniziativa Popolare della rete Zero Waste.
All’interno dei comunicati della rete appena nominata, infatti, è possibile trovare frasi come: “si renda economicamente favorevole l’industria “pulita” ad impatto zero” e “promette di avere molto seguito soprattutto in quei territori dove già si sta lottando contro discariche, inceneritori”.
Dalla prima frase emerge il legame tra i proponenti della LIP e le aziende promotrici della green economy, in particolare la ZW ha legami con la MARCO POLO ENGINEERING, azienda leader nella produzione di energia da biogas di discarica, che collabora attivamente con Manlio Cerroni, negli impianti di Guidonia ed Albano. La seconda frase , invece, indica come si vogliano usare come grimaldello per imporre i propri interessi proprio i movimenti contro nocività e devastazioni ambientali.
LA “ZERO WASTE” NON RAPPRESENTA NESSUNA LOTTA ED È TOTALMENTE AUTOREFERENZIALE, sta facendo un’intensa campagna, invece, a favore degli impianti a biogas, ampiamente finanziati dal decreto sviluppo di Passera dell’estate 2012. Attraverso questi impianti la FORSU (la frazione della monnezza che si ottiene tritando il contenuto dei cassonetti neri) viene riscaldata a 60 gradi per un mese, diventando una poltiglia tossica che viene spacciata come “compost” e spalmata sui terreni agricoli (per dettagli tecnici rimandiamo alla consultazione del sito http://www.noinceneritorealbano.it). Siamo quindi di fronte ad una speculazione pericolosissima che MIRA A TRASFORMARE IN DISCARICA QUALUNQUE CAMPO COLTIVATO, spalmando sull’intera popolazione le conseguenze nocive del trattamento rifiuti.
La legge di iniziativa popolare in questione, che nel resto del testo ha un buon impianto, nell’ARTICOLO 14 indica tali impianti come da finanziare con fondi ottenuti dalla tassazione delle aziende di imballaggi. Tale articolo è stato duramente contestato in fase di stesura, sopratutto dal comitato Rifiuti Zero di Fiumicino, sono state fatte delle piccole modifiche ma la sostanza (i soldi) non è stata toccata.
IL VOLER DIFENDERE QUESTO ARTICOLO EVIDENTEMENTE INDICA LA COLLUSIONE DEI PROPONENTI CON LA CORDATA INDUSTRIALE DEL CAPITALISMO VERDE.
Vediamo un po’ di capire chi sono gli attori coinvolti oltre alla Zero Waste che stiamo pian piano iniziando a conoscere. Sul sito della LIP leggiamo che per organizzare la raccolta firme nel Lazio si sono riuniti attorno ad un tavolo tra gli altri due nomi tristemente noti: LEGAMBIENTE (GARBATELLA) E FARE VERDE (LAZIO E NAZIONALE).
Legambiente è un associazione entrata in conflitto con più o meno ogni movimento di resistenza su temi ambientali in tutt’Italia, dai No TAV ai NO Turbogas, sono favorevoli all’incenerimento dei rifiuti, alla combustione di sostanze tossiche nei cementifici (ed alla successiva immissione delle ceneri nel cemento), alle turbogas, ai rigassificatori, a biogas e biomasse. Collaborano ad un piano di SCHEDATURA GOVERNATIVA DEI MOVIMENTI AMBIENTALISTI (il nimby forum) che punta a combattere i comitati territoriali autorganizzati ed hanno compartecipazioni economiche in Sorgenia ed aziende che propagandano il Biogas.
Fare Verde è invece un’associazione di ambientalismo NEOFASCISTA, nata in seno all’MSI negli anni ‘80, ora in cerca di nuove sponde politiche, trovandosi a collaborare opportunisticamente con la ZW, con il PD, quanto con la giunta Alemanno. Non fanno fondamentalmente un cazzo, se non campi scuola in Kosovo (eh??) e campagne populiste che accomunano zingari e monnezza, salvo poi affermare ipocritamente di non essere fascisti, mentre i loro volantini rimbalzano per la rete sui siti dell’estrema destra.
Insomma un gran bel quadretto di fascisti e speculatori che si riciclano con propaganda pseudoambientalista.
Ci chiediamo cosa ci faccia in questo guazzabuglio la confederazione CoBas che partecipa alla raccolta firme. Tanto più dopo che la campagna referendaria sulla ripubblicizzazione dell’acqua si è arenata come la carcassa di una balena sulla spiaggia.
In generale riteniamo che una LIP sia un gran spreco di forze se non addirittura deleteria: attraverso essa si riconsegna nelle mani degli stessi politicanti che ci hanno creato i problemi che combattiamo tutti i giorni (in questo caso l’emergenza rifiuti) la DELEGA a decidere su questi temi. Nessuna legge di iniziativa popolare è stata peraltro mai stata discussa in parlamento, quindi perchè ci scaldiamo tanto?
Semplicemente perchè una LIP è una maniera di propagandare dei temi ad una fetta vasta di movimenti, associazioni e cittadini sincerodemocratici; inserire in una legge per lo più ben strutturata un articolo che propaganda il biogas (la digestione anaerobica),
SIGNIFICA FORNIRE UNA SPONDA A TUTTE QUELLE FORZE POLITICHE (IL PD IN PRIMIS) CHE SI SONO BATTUTE FINO A IERI PER IMPORRE GRANDI OPERE DEVASTANTI E CHE ORA SI VOGLIONO DARE UNA RITINTEGGIATA DI VERDE, rilanciando la vulgata che vuole la digestione anaerobica