DALLA CANNA DEL GAS A QUELLA DEL FUCILE?

OPPURE E’ SOLO LA DIFFICILE DIGESTIONE DELLA FINE DEL LIBERISMO ATLANTICO ?

Fermo restando il fatto che dalla guerra fredda, alla coesistenza pacifica, al crollo dei muri, alla globalizzazione, alla postglobalizzazione, le canne dei fucili non si sono mai raffreddate, da un po’ di mesi in qua si sono manifestate novità importanti sullo scenario internazionale.
E’ esploso un conflitto economico tra le società petrolifere e gasiere americane con i petrolieri dell’Arabia Saudita, fino ad oggi zerbino degli occidentali. Il fatto è che lo zerbino si è talmente riempito di dollari e non solo, che oggi si può permettere una guerra sul prezzo del petrolio con il vecchio padrone. La lista delle società americane e canadesi operanti nel settore del fracking e degli scisti bituminosi, già fallite o in via di fallimento, segna un primo tempo a favore della dinastia di Saud; se poi vogliamo rimanere sullo stesso terreno, anche il secondo tempo non promette bene, perchè un conto è tirar su petrolio e gas con la cannuccia, altra storia è mirare allo stesso obiettivo frantumando rocce o strizzando sabbie sotterranee con un prezzo intorno ai 50 $ al barile che fa saltare tutta la filiera.
Ma pure nei punti di scontro armato messi su dallo zio Sam per garantirsi qualche punto di PIL le cose non vanno bene. Sono quattro anni che provano a buttar giù un certo satrapo in Siria e non ci riescono.
E non è che non le abbiano tentate tutte , pure l’ultima trovata dei tagliagole di Al Bagdadi non dà buoni risultati.
Le legnate che i burattini ucraini con nazisti al seguito stanno prendendo nel Donbass chiudono il cerchio.
Su questa cosa i soci europei fino ad ora sono stati al gioco, ma la storia delle sanzioni contro la Russia di Putin fino a ieri apprezzato compagno di merende, comincia a costare troppo.
Al netto di tutte le storie, la Russia non è ridotta all’elemosina all’angolo della 5a Strada.
Può darsi che le varie Cassandre in circolazione abbiano ragione: Guerra! Guerra! non c’è altra prospettiva per mettere ordine in questa barca di folli e finalmente rilanciare lo sviluppo. Ma siamo sicuri che il capitale voglia mandare tutto all’aria quando non c’è traccia all’orizzonte ne’ di Lenin ne’ di Mao?
L’impressione è che stiamovivendo una fase di transizione, un po’ come Twilight, il sole è calato ma la notte non ha ancora prevalso. Ci vorrà un po’ di tempo, ma anche statunitensi e tedeschi capiranno che il mondo è cambiato, pure se altro rimane invariato, come per esempio le “imprese” che non usciranno dalla crisi senza gli “stati”.
Russia, Cina, India, tutti petrolieri senza stelle e strisce contano e conteranno sempre di più.
D’altra parte, se nel nostro paese di Pulcinella, una ditta algerina compra l’acciaieria di Lucchini a Piombino e l’emiro Tal dei Tali si pappa l’Alitalia, significherà pure qualcosa. Le illusioni continuano ad essere tante; una molto scontata
si sta verificando in questi giorni in Grecia. Al colmo di una crisi catastrofica Syriza, formazione socialdemocratica
tradizionale, vince le elezioni e cerca di metterci una pezza. Fermo restando che Monsieur Le Capital non si tocca, i nostri amici chiedono per favore un po’ più di tempo ed un piccolo sconto.Naturalmente il padrone risponde da par suo: caccia la grana e sottomettiti.
Vale comunque il discorso di prima su scala planetaria, a maggior ragione per l’Europa, e cioè che in questa fase non essendoci all’orizzonte nè un Lenin nè un Mao, il capitale non sa che farsene della socialdemocrazia.
Ci dicono che a Francoforte hanno fatto i conti: ai crucchi costa meno una Grecia fuori dall’Euro e quindi perdere tutti i crediti così furbescamente lucrati, che mantenere in vita un cadavere economico. Modestamente pensiamo che questi conti siano sballati perché non è affatto detto che, saltata la Grecia, rimanga in piedi il castelletto europeo, vista la situazione mediterranea; come abbiamo detto, i soldi ci sono e tantissimi anche fuori dalla BCE e dal FMI. Tutti saranno
obbligati a prendere atto di questa realtà.
Chi non può rivolgersi ad altri è invece il proletariato internazionale che le busca da tutti, vecchi e nuovi capitalisti. In Italia non c’è Syriza, nè Podemos, ma solo una confraternita di postulanti che sbava per rientrare in parlamento, mentre il forte movimento antagonista, che pure c’è, appare assai lontano dal comprendere la realtà. In un paese come il nostro dove chi va a votare tende a diventare una minoranza, governato da una compagnia di saltimbanchi, che si sbriciola di pioggia in pioggia, dove per avere un intervento medico d’urgenza devi essere sicuro di avere almeno 72 ore di vita, dove i
salari e la contrattualità si inabissano, non si riesce adandare oltre un paio di conflitti storici : casa e TAV…
NON BASTA.
Cosa fare? Mandare in pensione, intanto, un ceto politico che continua ad affliggerci con grandi scadenze generali senza senso, dopo le famose esondazioni, rivolte, assedi ai palazzi del potere e cancelletti vari; prendere poi atto che la stagione dei sindacatini è finita: dopo vent’anni sarà ora di fare un bilancio o no? Se poi riuscissimo a dire e fare qualcosa di quanto sopra accennato, magari mettendo in relazione la conflittualità che già c’è nei territori dandogli continuità e stabilità organizzativa, avremmo fatto un passo avanti.