Il bambino e l’acqua sporca

A circa tre mesi dall’inizio dell’inchiesta su “mafia capitale” sembra di essere ancora in alto mare.
Sicuramente non è finita per il lavoratori delle cooperative, anche quelle non coinvolte nell’inchiesta, per i quali questo periodo non è stato affatto piacevole: stipendi arrivati, se arrivati, con estremo
ritardo, contratti senza rinnovo, appalti a rischio.

Lavoratori che si aggirano su un numero di circa 100 mila unità nel comune di Roma; solo la famigerata “29 giugno” nel suo intero universo ne conta 1300 fra soci, dipendenti e lavoratori con contratti a termine.
Fra i tanti, ci premeva approfondire un appalto in particolare, quello dell’Università degli studi di Roma 3.
Qui il lavoro svolto è quello dei servizi di portineria nelle facoltà, del servizio postale interno e del piccolo facchinaggio: in totale 140 dipendenti, alcuni lavoratori provengono da precedenti appalti e cooperative, riassorbiti poi dalla “29 giugno”.
E’ doveroso ricordare che la cooperativa “29 giugno” non vinse l’appalto direttamente, ma fu il Consorzio Nazionale Servizi (CNS – consorzio in cui si possono consociare le cooperative di tutto il territorio nazionale) a vincere l’appalto nel 2007 e rigirarlo alla cooperativa romana, che il rettore dell’epoca Guido Fabiani, attuale assessore allo sviluppo economico della Regione Lazio, è il cognato dell’ex presidente della repubblica Napolitano e che la Terza Università è da sempre considerata una roccaforte del Partito Democratico romano; non è un caso che l’assessore al comune di Roma Caudo venga proprio dalla facoltà di architettura della terza università.

Tornando ai lavoratori: lo stipendio di solito veniva erogato il 15 di ogni mese ma a dicembre, ovviamente, lo stipendio non è arrivato.
Dopo qualche assemblea sindacale è stato deciso di battere cassa al CNS, per spostarsi poi in presidio sotto la sede della cooperativa “29 giugno”, dopo le dichiarazioni del CNS sull’avvenuto versamento dei compensi alla cooperativa.
Dopo 4 ore di presidio e di accese discussioni con la nuova presidenza, è stato ottenuto un comunicato che garantiva l’erogazione degli stipendi entro il 24 dicembre e le tredicesime per la fine dell’anno, salvo poi essere effettivamente pagati tra il 2 e il 5 di gennaio. Tutti contenti dunque, tutto risolto, tutti al lavoro. Ma per quanto? Certo è che lo stipendio è importante ma in questo contesto il futuro dei lavoratori rimane oscuro.
Ad ogni scadenza di appalto (3-4 anni) si verificano sempre problemi di mantenimento del livello occupazionale e problemi sui livelli salariali (come minimo a volte si perde l’anzianità di servizio). Da quest’anno, come se non bastasse, ci si mette anche il jobs act che, nel caso di passaggio non diretto tra vecchia e nuova cooperativa, prevede per i nuovi assunti – perché tali risulterebbero i lavoratori che da anni lavorano per l’università – le nuove tipologie contrattuali “a tutele crescenti”, senza copertura dell’articolo 18.

La soluzione più semplice ed efficace sarebbe l’internalizzazione, ovvero il riassorbimento all’interno della struttura pubblica dei servizi dati in appalto: eviterebbe gli sprechi derivanti da un appalto, garantirebbe la stabilità lavorativa, un servizio migliore e permetterebbe un’uscita politica pulita all’Università, ovviamente il discorso varrebbe per ogni tipologia di appalto.
Questa scelta è stata però subito scartata.
La strategia dell’ Università è infatti un’altra, e sembra a tratti la stessa della Cgil: a due mesi dalla scadenza dell’appalto il nuovo bando di gara sta prendendo forma e quello che si percepisce è che tutto verrà mantenuto all’interno delle cooperative, forse addirittura all’interno dello stesso CNS. Questo è quello che spera la cgil che manterebbe i rapporti già in essere e favorirebbe un transito senza troppi problemi.
Altra possibilità è quella di un appalto plasmato per una srl opzione non gradita ai sindacati e forse agitata dalla Università come uno spauracchio per avere più forza in trattativa di stesura del bando.
Si vedrà.

Per i lavoratori il sogno rimane l’internalizzazione, ma lo stomaco gli dice di accettare tutto purché si lavori e si prenda lo stesso stipendio.
In tutta questa situazione gli studenti tacciono e anzi nei mesi precedenti alcuni di loro si sono espressi per accusare i portieri (a cui fortunatamente non piace fare i questurini) di non vigilare sui beni dell’Università perché dei Rom usufruivano dei bagni della Facoltà di Ingegneria per avere dell’acqua, ma nessuna lettera , nessuna presa di posizione è stata presa per denunciare o sollevare il problema degli appalti nell’Ateneo.
E’ notizia fresca che il nuovo CDA della “29 giugno” (nominato dalla magistratura ) è a tutti gli effetti un CDA operativo. La cooperativa ha dunque ripreso i suoi pieni poteri e può prendere parte a tutte le gare di appalto che vuole visto che è stata ridotata del certificato antifamia.

La strategia dunque sta nel mantenere il sistema così com’è perché, se Buzzi è andato ben oltre il consentito, quello che si vuole comunque mantenere sono queste sacche clientelari (anche di voti), e la possibilità di continuare ad utilizzare come arma di ricatto la precarietà dei contratti di socio e/o lavoratore. E questo sembra faccia comodo a tutti.
Forse non tutti sanno che ai tempi delle elezioni Regionali del Lazio che videro la Polverini vincitrice, i lavoratori si videro consegnare in busta paga la pubblicità elettorale di Luigi Nieri, nostro attuale vicesindaco. Questo non è certo uno scandalo ma tant’è…
Facile che metre si legga questa articolo uscirà il bando e si capiranno molte più cose almeno qui a Roma3.
Certo è che nessuno al momento voglia buttare via insieme il bambino (coop29giugno) e l’acqua sporca (il sistema degli appalti) .