Il problema di uno è i problema di tutti. Il contributo di un collettivo che partecipa alla assemblea di sostegno alle lotte della logistica

Siamo un gruppo di compagne e compagni da qualche tempo impegnati nella costruzione di un progetto di intervento politico-territoriale; siamo studenti, dottorandi, precari, disoccupati.
In questo periodo abbiamo maturato una consapevolezza profonda e crediamo di ritrovarci oggi, insieme a tutti gli sfruttati e le sfruttate, di fronte ad una grande sfida: la ricostruzione dell’autonomia politica ed ideologica della classe lavoratrice, dei suoi territori e dei suoi vincoli comunitari, dei suoi luoghi e tempi d’organizzazione, del suo immaginario ideale ed analitico. Crediamo che questa, l’autonomia politica, sia l’unico argine che possa fermare la nuova avanzata del capitalismo, che da ormai più di un trentennio sta attuando una ristrutturazione autoritaria e neoliberista in tutti i paesi dell’occidente.
E crediamo che sia anche l’unico spazio da dove è possibile costruire un’alternativa al sistema di sfruttamento che da secoli ci governa.
Facciamo queste premesse perché riteniamo interessante, in questo breve contributo, analizzare e spiegare i motivi che hanno spinto un gruppo di compagn* a prendere parte alle assemblee di sostegno alle lotte della logistica.
Lotte che hanno animato in questi anni il conflitto tra capitale e lavoro e che hanno visto come principali protagonisti i facchini dei magazzini di mezza Italia, in un contesto in cui “la pace sindacale” ha lasciato al mondo del lavoro solo micro-conflitti isolati tra loro.
La distruzione della scuola e dell’università pubblica, le privatizzazioni dei servizi e degli assetti strategici pubblici, la cancellazione progressiva dei diritti sindacali, lavorativi e del welfare, la devastazione dei territori, l’imbarbarimento dei rapporti sociali, lo stravolgimento degli assetti costituzionali e legislativi nazionali ed internazionali, le guerre neocoloniali sempre più frequenti sono fenomeni che viaggiano insieme ed una classe frammentata è la premessa necessaria perché tutto ciò possa avvenire velocemente ed efficientemente.
Abbiamo allora ritenuto fondamentale iniziare a “ri-conoscere” la classe, utilizzando il metodo dell’inchiesta militante come mezzo di conoscenza ed analisi e come strumento politico per creare le condizioni di possibilità perché questa, la classe, si possa incontrare, riconoscere come corpo unico e ricominciare a darsi forme auto-organizzate adeguate ai tempi.
Perché si possa iniziare a riconnetterla con le istanze ideali e le esperienze materiali dei compagni e delle compagne, dei comunisti e degli anticapitalisti.
Le lotte della logistica che si sono sviluppate in buona parte del territorio italiano (Piacenza, Bologna, Roma, Ancona, Napoli, Teverola) vedono una maggioranza di lavoratori immigrati organizzati nel S.I. Cobas che hanno iniziato a mettere in atto pratiche conflittuali dentro e fuori i magazzini attraverso scioperi e picchetti.
Queste lotte sono supportate e costruite in tutta Italia anche da compagne e compagni che a Roma si sono ritrovati nella ”assemblea di sostegno alle lotte della logistica”.
All’interno del conflitto capitale lavoro queste lotte svolgono oggi un ruolo importante per diversi motivi: è un settore che risente della crisi meno di altri, che mantiene alti margini di profitto ed è strutturalmente non de-localizzabile, perché nel consumismo di massa le merci dovranno pur muoversi in Italia. Nei centri di grande smistamento (gli interporti), situati soprattutto al nord e al centro, si organizzano numerose unità produttive e ciò dà immediatamente la possibilità di incontrare una “massa critica” con la quale portare avanti le lotte. Per questo nelle lotte della logistica è stato possibile strappare vittorie ed avanzamenti concreti e non solo la difesa del posto di lavoro.
In questi anni abbiamo visto altri lavoratori, i braccianti agricoli, come protagonisti di lotte contro la loro condizione di sfruttamento. Queste lotte hanno una forte connessione con quelle della logistica, non solo e non tanto per la stessa composizione che vede la prevalenza di manodopera immigrata e per la stessa intermediazione illegale di manodopera (Caporali e cooperative) ma soprattutto perché i due settori fanno parte della stessa filiera di valorizzazione delle merci che sfocia in un luogo strategico della produzione/mercificazione contemporanea: la grande distribuzione. Ci sembra necessario iniziare a sviluppare un’analisi e un percorso di inchiesta che ci permetta di ragionare sulla necessità di comprendere e ricostruire l’intera filiera della valorizzazione e sull’importanza che i protagonisti si riconoscano a partire dalla loro condizione di lavoratori, con l’obiettivo di unire e rendere più incisive queste lotte.
Nella parte conclusiva di questo breve contributo, ci sembrava interessante fare alcune considerazioni sul ruolo dell’assemblea di sostegno nata a Roma. I compagni e le compagne che formano l’assemblea oltre a fornire supporto materiale e concreto a queste lotte (dai picchetti alle casse di resistenza) si sono da subito posti l’obiettivo, condiviso da noi, di avviare un percorso che ponga le basi per il formarsi di un processo di auto-organizzazione, che vuol dire prima di tutto che ogni lavoratore diventi protagonista della lotta e che acquisisca una coscienza che vada oltre la dinamica e il conflitto vertenziale/sindacale, riconoscendosi quindi in un quadro più generale di opposizione e conflitto al sistema di sfruttamento tipico della società capitalista. Per questi motivi in questi mesi sono stati messi in atto degli strumenti, come la scuola di italiano, che hanno l’obiettivo di contribuire a sviluppare un maggiore unione e comprensione tra gli stessi lavoratori ma anche con noi compagn*.
C’è poi un altro aspetto che teniamo a sottolineare: le compagne ed i compagni, il cui apporto politico, analitico, d’indirizzo, d’esperienza è evidentemente prezioso per l’organizzazione delle lotte, devono e possono riorganizzarsi insieme, sia sul piano ideologico che su quello pratico, in modo da moltiplicare e accumulare le forze necessarie a contrastare il fronte avverso, quello del grande capitale, quello della reazione politica e sociale che oggi guida le sorti del mondo.
Rifuggiamo da soluzioni semplicistiche, organizzativiste, che spesso riducono il tutto a questioni identitarie e simboliche, ancor di più rifiutiamo la visione, altrettanto astratta, che ci vuole tutti uniti in un immaginario “fronte del 99%”. Abbiamo ritrovato in questi mesi, invece, nell’assemblea della logistica, un luogo utile e fecondo a questo scopo, un momento d’incontro
efficace per poter mettere in connessione e collaborazione esperienze diverse grazie al confronto e alla relazione tra compagn* che si propongono come obiettivo principale l’intervento nelle contraddizioni tra capitale e lavoro.