Ma non è l’ottobre rosso

Considerazioni sull’appello per una mobilitazione ad ottobre da parte dell’assemblea “Dalla valle alla metropoli“
uscito dalla due giorni di discussione assembleare tenutasi al campeggio notav di Venaus il 20 e 21 luglio 2013

Se lo fosse ci si potrebbe fare un pensierino, ma non sembra proprio.
Anche se si propone una settimana di mobilitazione, si presenta con le stesse sembianze di quanto proposto ogni anno da parecchio tempo a questa parte. Il grande appuntamento autunnale, tutti uniti tutti insieme, salvo in qualche occasione doversi dolere di imprevisti fracassi e decine di arresti da non gestire nei tempi successivi, con il corredo annesso di accuse e scomuniche.
Questa volta ci siamo messi d’impegno: 12 ottobre c’è la giornata contro il colonialismo dei territori (oscura cosa), il 15 la mob trasnazionale dell’hub meeting di Barcellona, ok baby. Naturalmente il 18 ottobre c’è lo sciopero generale del “sindacalismo conflittuale e di base”, la quale cosa fermerà sicuramente il paese.
Rimane il fatto che queste definizioni ci richiamano cose più antiche tipo i palombari ciclisti o meglio i trombettisti marxisti leninisti. In effetti a parte l’occasione in cui bruciò il blindato della finanza o quella successiva quando toccò al carrozzone dei regi carabinieri, nella nostra sclerosi siamo rimasti all’autunno del 2006 quando eravamo impegnati in quella che si è rivelata una delle poche mobilitazioni reali contro la precarietà, quella di Atesia. Allora erano proprio dirigenti di BASE E CONFLITTUALI che ci invitavano ad una grande alleanza con la FIOM nella campagna “basta precarietà”: avremmo cancellato pacchetti Treu e leggi Biagi, abbiamo visto come è andata. E dire che in quel “grande e conflittuale corteo” ci sporgemmo da una parte per per meglio confrontarci con I numerosi tesserati e delegati cgil per dirgli come sarebbero stati gli anni a venire (ovvero l’oggi di ieri), non la presero bene…
E ora la FIOM deve badare a se stessa per non sparire dalle fabbriche, dopo aver gestito tutto quello che c’era da gestire sul fronte della applicazione di tutte le leggi della precarietà, firmando accordi che gridano vendetta al cospetto di dio e non è bastato.
Sindacati conflittuali e di base sul terreno della precarietà, non pervenuti.
Oggi però quelli che convocano le grandi scadenze di ottobre li evocano ben sapendo che si tratta di una rappresentanza marginale, malata di burocratismo priva di originalità e spinta di classe anche nei settori come scuola e trasporti dove contano qualcosa.
Senza considerare i casi in cui l’identità organizzativa ha portato al boicottaggio di iniziative autonome dei lavoratori.
Unico settore nel quale si muove qualcosa di nuovo è la logistica dove una recente composizione di lavoro immigrato ha cominciato ha prendere parola, sarà un caso che gli interlocutori di queste lotte non sono i “sindacati di base” più grandi ma il microscopico SI-cobas con l’appoggio di volenterosi vari non sindacalisti? Non vogliamo neanche insistere sul fatto che l’alba dei movimenti antagonisti nel nostro paese, nei lontani anni sessanta, aveva come uno dei caratteri fondanti proprio il rifiuto della separazione tra lotte politiche e sindacali e la conseguente separazione organizzativa.
OGGI il nuovismo politico moltitudinario, indignato, disobbediente, transnazionale ritorna ai canoni del revisionismo, del socialismo reale: agli operai, ai lavoratori, il sindacato, agli studenti, ai borghesi spostati, agli insoddisfatti: il partito, o almeno, una volta era così, oggi in tempi di proletariato cognitivo precario anche una listarella qualsiasi può andare bene.
Il fatto di ritenere poi questa settimana di ottobre un primo passo ha del tragico, a forza di primi passi molti di noi sono diventati anziani senza aver visto mai il secondo, scrittori di appelli abbiate la cortesia di farla finita con questa retorica d’accatto. SI PARLA di una opposizione ai voleri della troika scambiando simpaticamente l’Italia con la Grecia, forse frequentata in vacanza. Insomma ci piacerebbe evitare le celebrazioni del santo patrono in autunno per attendere quella dell’anno successiva.
CERTO, se i promotori si identificano nei movimenti di lotta per la casa e parte del movimento no-tav si tratta di luoghi politici importanti e reali. Tuttavia i movimenti antagonisti nel paese non si possono riassumere in questa polarità.
A MAGGIOR RAGIONE ci si poteva attendere qualcosa di più.
Velleitarie e propagandistiche le parole d’ordine “non pago” “occupiamo tutto”, magnifica l’autoriduzione delle bollette del telefono, del gas e cosi via. Qualcuno di noi nell’area romana l’autoriduzione delle bollette elettriche l’ha praticata per la bellezza di quindici anni dal 1971 al 1986.
MA ALL’EPOCA PER OGNI ZONA DI AUTORIDUZIONE C’ERA UN COLLETTIVO in grado di rispondere ai distacchi, alle asportazioni dei contatori – oggi oltre alla carenza di comitati nei territori, i distacchi si fanno via satellite e non c’è più il monopolista e la tariffa unica – sarebbe forse il caso di discutere per trovare i nuovi strumenti per la lotta piuttosto che ridursi a stampare sui volantini velleitarie quanto roboanti parole d’ordine.
Occupare tutto che cosa vuol dire? Certo specialmente a Roma le occupazioni di spazi a fini abitativi o sociali continuano e sono diffuse, ma l’iniziativa politica di compagne e compagni nei territori rimane assente e così manca l’intervento sulla complessità della VITA QUOTIDIANA, basterebbe pensare al disastro nella sanità ed alla nostra totale assenza di iniziativa al riguardo. E così per i trasporti, gli affitti, la mobilità, i rifiuti, l’acqua, a proposito che fine ha fatto la campagna DI OBBEDIENZA/autoriduzione delle bollette dell’acqua?
Insomma ci sarebbero un sacco di cose da fare nei territori e nei posti di lavoro, qualcuno fa pure qualcosa. A noi pare che ci sia una priorità assoluta consistente nella diffusione massiva di autorganizzazione antagonista adeguata all’epoca della crisi globale del capitalismo, che si coniuga con la ripresa al giusto livello del lavoro di massa. Dobbiamo alimentare questi passaggi con la stabilizzazione della rete vertenziale, se c’è concretezza sociale organizzata e generalizzata si possono chiamare scadenze nazionali che sono sintesi, punti d’attacco per passaggi successivi, altrimenti siamo alla propaganda raffazzonata , alla gestione della miseria politica.
L’appello è possibile leggerlo all’indirizzo http://www.notav.info/post/dalla-valle-alle-metropoli-per-un-autunno-di-conflitto-venaus-20-21-luglio