Per l’autorganizzazione

Serviva un’altra rivista o magazine sulle lotte nei territori o luoghi di lavoro?
A nostro avviso sì, perché ci sembra mancare, almeno nell’ambito cittadino un qualcosa di scritto che non sia l’ennesimo giornale di movimento incentrato solo sulle iniziative del “movimento” stesso, o peggio una rivista di stampo tardo m-l, che propone accurate analisi sulla crisi del capitale globale, per finire con l’irreversibilità della nascita del VERO ED UNICO partito comunista, magari con l’ambizione di esserlo già loro stessi.
Le poche pagine che compongono questa sorta di magazine hanno il semplice scopo di fare conoscere le lotte reali, in cui riusciamo qualche volta ad essere protagonisti e soprattutto sottolineare la scelta di metodo e proposta politica con cui siamo presenti nelle lotte, cioè l’autorganizzazione.

Con autorganizzazione intendiamo: il riconoscimento che le classi sociali subalterne possono dotarsi al loro interno di strumenti per superare il presente stato di rapporti di forza, anche attraverso la sperimentazione di forme di comunismo già durante i percorsi delle lotte sui bisogni reali, partendo dalla consapevolezza che la questione di genere è la contraddizione principale delle relazioni umane così come la contraddizione capitale/lavoro caratterizza l’epoca storica del capitalismo.

Ovviamente come da definizione sopra elencata, non possiamo di certo essere noi l’Autorganizzazione di classe, eppure ci troviamo costretti a questo esercizio tautologico, dinanzi ad un uso spesso improprio se non addirittura sviante del termine stesso da parte di chi, evidentemente, pensa sia possibile incarnare in poche persone l’autorganizzazione sociale, invitando spudoratamente settori di classe lavoratrice a votarli e/o tesserarsi in organizzazioni verticistiche sindacali, il tutto sempre in nome dell’autorganizzazione.
Sgombrato il campo da possibili equivoci sulla velleità di questo magazine, quello che ci preme ribadire è la scelta di campo fatta dalle strutture di compagne e compagni, che compongono l’assemblea per l’autorganizzazione di Roma, di essere parte attiva nelle istanze di lotta che partono dai territori e dal mondo del lavoro, partendo dalla convinzione che i settori popolari solo attraverso forme di organizzazione autonome di classe possono realmente contrastare l’attacco padronale portato anche attraverso l’uso di tutti i Partiti Politici e Sindacati, cioè dalle organizzazioni che raccolgono in modo spesso coercitivo la delega degli interessi proletari, per poi puntualmente svenderli agli interessi delle classi dominanti; questo, in sintesi, è il meccanismo che vogliamo rompere.

Chiudiamo questa introduzione sull’annosa questione della comunicazione.
Come strutture di compagne e compagni che compongo l’assemblea per l’autorganizzazione, come già scritto, siamo presenti in molte situazioni come ad esempio il coordinamento dei Castelli Romani contro l’inceneritore di Albano, le lotte degli operai della logistica, delle lavoratrici e lavoratori dei servizi di pulizia e portineria all’Università La Sapienza, nel coordinamento cittadino delle società in house, in corsi di lingua autogestiti e gratuiti per stranieri, in spazi verdi occupati strappati alla speculazione edilizia, ecc. ecc.
Tutte queste situazioni, hanno giustamente un loro livello comunicativo autonomo, ad esempio alcuni collettivi autorganizzati nati nei luoghi di lavoro utilizzano lo strumento informatico del blog per promuovere iniziative e comunicare in modo veloce ed efficace con i colleghi e colleghe, altre situazioni hanno un loro sito internet, altre ancora hanno messo su apposite mail list, senza dimenticare le nostre trasmissioni ed in generale l’insostituibile ruolo comunicativo svolto dalla sulla storica emittente radiofonica di Radio Onda Rossa sugli 89.7 f.m.

Il nostro punto di vista è quello che, certamente questi strumenti comunicativi sono più che utili, ma che non possano in nessun modo surrogare un percorso reale di lotta che parte da persone che discutono il da farsi e che poi collettivamente lo mettono in pratica, quest’ulteriore tautologia, ci sembra doverosa poiché spesso anche all’interno del “movimento” si sono inseguite pratiche da campagna d’opinione per cui più si riesce ad essere visibili nella rete virtuale, più si riesce in qualche modo a cambiare il reale.
Questo punto di vista può andare bene per chi cerca facili consensi finalizzati a nuove forme di delega, più modestamente ci accontentiamo di cercare di incontrare il maggiore numero di lavoratrici e lavoratori possibile, anche mentre diffondiamo questa rivista cartacea.

Per questo auspichiamo che nei prossimi numeri di questo magazine gli articoli siano arricchiti dall’incontro, i suggerimenti e le critiche delle proletarie e dei proletari che riusciremo a raggiungere, a tal fine mettiamo a disposizione di tutte e tutti l’indirizzo di posta elettronica ……. così che ogni lettrice e lettore possa inviarci le proprie proposte.