Speculazione edilizia e gentrificazione al Quadraro

Parlare di speculazione edilizia in una metropoli come Roma significa accendere i riflettori su uno fra i settori trainanti dell’economia cittadina: il mattone. L’urbanistica, oltre a rappresentare una scienza utile ai padroni per comprimere, inscatolare e delimitare gli spazi fisici delle vite di milioni di proletari, garantisce infatti continui profitti ad un sistema che ha ai suoi vertici palazzinari, manager, imprenditori, amministratori politici. La speculazione edilizia sul territorio romano ha assunto varie forme nell’arco degli anni: dalle colate di cemento senza troppe remore, passando per piani di riqualificazione attuati da amministrazioni di destra e sinistra volti ad annientare il tessuto popolare di interi quartieri, fino alle più illuminate strategie di gentrificazione.
In questo quadro emblematico è l’esempio del Quadraro. Le fonti conservate all’Archivio di Stato di Roma (per l’esattezza il Catasto Alessandrino) parlano di Quadraro già dal 1600, ma esso si riferiva genericamente alla zona che dalla Porta Furba si estendeva verso i Castelli Romani. In seguito, verso gli anni Dieci – Venti, iniziò la sua costruzione per come ancora oggi lo si può osservare. Il toponimo Quadraro indica oggi l’area dove sorge l’insediamento urbano più antico della zona, circoscritto dalle vie Tuscolana, Casilina e di Centocelle. Questo insediamento risale all’inizio del Novecento ed era una lottizzazione piuttosto ben progettata che aveva prodotto una struttura urbanistica basata su villini di due, o al massimo tre, piani con attorno un’area verde di 2.000 – 2.500 m² circa. Abitato prevalentemente da ceti sociali subalterni (la professione più diffusa fra la popolazione maschile era quella di operaio edile) durante l’epoca fascista fu centro operativo e luogo di riparo per numerose formazioni Partigiane. Negli ultimi mesi del conflitto il Quadraro fu meta di moltissimi immigrati dalle città bombardate come Cassino e di sfollati dalla Roma più centrale, obiettivo dell’assalto degli alleati. Questo comportò il sorgere di case e casette, il più delle volte costruite con mezzi di fortuna, che riempirono i lotti non ancora edificati e molti spazi dei giardini e degli orti, dando al Quadraro un aspetto più di “borgata” che di quartiere. Questo processo di edificazione spontanea ebbe poi il suo apice negli anni dopo la guerra fino agli anni Sessanta e in misura minore, Settanta, periodi in cui si diffusero nella zona le lotte per la casa.
Non è difficile immaginare come uno scenario di tale tipo possa essere stato soggetto negli anni alle mire di costruttori e speculatori della più variopinta risma. In questo articolo, consapevoli della vastità dell’argomento trattato e senza nessuna presunzione di completezza, si vuole porre l’attenzione su alcuni momenti emblematici della speculazione al Quadraro: i piani di riqualificazione proposti a partire dai primi anni ‘90 e le più recenti strategie di gentrificazione.
Il piano di “riqualificazione” del 1991/1992 prevedeva la possibilità per i piccoli proprietari di “associarsi” per poter abbattere
e ricostruire i propri immobili. Questo processo fu stimolato dalla possibilità di un aumento di cubatura con un limite di altezza di 13 metri (4 piani). All’interno di tale progetto venne individuata la zona di Via degli Angeli per la costruzione di “case parcheggio” dove far transitare le persone in attesa della costruzione di nuove palazzine. E, una volta terminati i lavori, fu stabilita la vendita sul libero mercato delle “case parcheggio” e la destinazione di una parte di questa area a fini commerciali (fu proposta la costruzione di un centro commerciale – mercato coperto). Il soggetto incaricato dalla VI Circoscrizione (ora V Municipio)a svolgere i lavori fu l’Associazione Italiana Casa (Aic), connessa alla “Lega delle Cooperative”, che da subito promosse una campagna di dis-informazione in tutto il quartiere, promettendo facili e mirabolanti guadagni ai piccoli proprietari.
Un piano di “riqualificazione” del Quadraro, quindi, fondato sulla cementificazione selvaggia, che proveniva dallo smussamento dello SDO (Sistema Direzionale Orientale) destinato a cambiare radicalmente l’assetto urbanistico e nelle promesse a “migliorare la vivibilità”. Nella realtà si preparava un nuovo grande sacco, consegnando il Quadraro in mano ai soliti noti “pescecani dell’edilizia”, grandi immobiliari che attraverso le imprese di fiducia avrebbero sventrato il quartiere, deportando centinaia di abitanti (i meno abbienti) oltre il raccordo anulare. Si prospettava un quartiere nuovo di zecca per benestanti, con tanto di parco archeologico, biblioteca e centro polivalente. Tutto ciò gravava come una mannaia sullo spirito popolare del quartiere e sulle sue caratteristiche storiche culturali ed urbanistiche. Ma anche a seguito delle ripetute mobilitazioni del quartiere, i tentativi di avviare progetti di c.d. “riqualificazione” sono finiti nel cestino cosi come era già avvenuto per il padre di tutti i piani della speculazione edilizia romana, lo SDO (progetto – nato più di 50 anni fa, modificato e rielaborato più volte nel tempo ma mai realizzato- , di riorganizzazione e ricollocazione delle infrastrutture direzionali della città di Roma al di fuori dal centro storico). Altri tentativi di “riqualificazione in nome della migliore vivibilità” furono fatti negli anni che vanno dal 1999 al 2008, quando vide luce (poca!) il nuovo Piano Regolatore Generale (PRG) romano, nato già moribondo e reso instabile dalle lotte intestine nelle maggioranze di centrosinistra che l’avevano elaborato (le 2 giunte Rutelli e le 2 Veltroni con il loro “piano delle certezze” e relative “varianti di salvaguardia”, “centralità”, diritti edificatori, perequazioni). Per il Quadraro–Vigne e tutto il Municipio comunque, grazie alla costante e determinata opposizione degli abitanti ad ogni progetto di cementificazione, c’è stato un periodo di quiete durato circa 20 anni. Nonostante l’ ampliamento dell’area della guardia di finanza e la costruzione delle famigerata caserma dei carabinieri al Quadraro, nessun palazzinaro ha di fatto trovato sbocco. Le stesse agenzie immobiliari hanno spesso dovuto chiudere baracca e burattini.
Per alcuni questi sono stati anni di immobilismo e di improduttività. Per il quartiere la possibilità di salvarsi dal vero degrado urbano: centri commerciali, negozi all’ingrosso, industrie del divertimento, casinò, strutture alberghiere. Ma come già precedentemente illustrato la qualità della posizione del Quadraro (e di tutto l’ex VI Municipio, ora V), data dalla vicinanza dei due grandi parchi archeologici di Centocelle e dell’Appia Antica, dalla metropolitana e dall’area commerciale della Tuscolana fra Porta Furba e Cinecittà, dagli anni ’70 in poi ha prospettato una potenziale domanda di strutture e infrastrutture, facendo gola a palazzinari piccoli e grandi per progetti edificativi di livello medio-alto.
A fine 2008 arriva la giunta Alemanno che introduce deroghe e modifiche all’assetto urbanistico della città con Piani particolareggiati e impugnando sentenze del TAR che annullano vecchi vincoli paesaggistici, archeologici e zone consolidate come non edificabili Ricordiamo uno per tutti il promemoria di Giunta dei 2 Assessori di Alemanno, Ghera e Corsini, del 2009 (rimasto nel cassetto fino al 2012)e che riguarda nello specifico la “riqualificazione” del comprensorio Casilino – zona Torpignattara-Teano-Malatesta limitrofa al Quadraro – portando ad un innalzamento dell’indice di edificabilità da 0,50 a 1,30 metri cubi per metro quadro. Alcuni segnali inquietanti presenti sul territorio destavano già preoccupazione nel quartiere (il reiterato sgombero di disgraziati nuclei di nomadi e l’ottenimento di uno strapropagandato finanziamento di due milioni di euro per la sistemazione della voragine di Via Columella, un fondo già stanziato e di normale amministrazione, progetti rivendicati come prodigiosi successi sia da destra, neonato PDL di tale Rinaldi, che da sinistra, PD e residuali), preoccupazione che si accrebbe decisamente quando emersero successivamente nuovi tentativi di assalto al territorio a conferma di quanto fosse ed è appetitosa la torta della “riqualificazione” del quartiere.
Nel 2011 compagni e abitanti del Quadraro occupano uno spazio verde, sottraendolo alle mire edificatorie di palazzinari interessati, per farne un orto urbano e uno spazio sociale aperto al quartiere. Il terreno è di proprietà dell’Inps ma è gestito, come tutto il patrimonio immobiliare storico e di pregio, dalla famigerata Igei spa, società in liquidazione dal 1994 ad oggi, il cui miliardario patrimonio è attualmente oggetto di aspra contesa tra i vari re del cemento e loro soci: Romeo, Caltagirone- Tronchetti Provera, Gabetti-Mercegaglia, ecc. Il progetto orto purtroppo dura poco, le elevate concentrazioni di piombo insite nel terreno, frutto di antiche sedimentazioni geologiche, sversamenti di acidi dagli smorzi circostanti, emissioni di scarico dei veicoli, uso del giardino come discarica, ecc. non consentono di coltivare e mangiare i prodotti. Ma l’orto gode di un palco d’onore nell’apertura dei cantieri della nuova ondata cementificatoria in procinto di avviarsi e assiste in diretta a maggio 2011 all’inizio degli scavi di indagine archeologica a Via degli Angeli da parte della Tucano srl (fin dal 1994 la Tucano srl, con un capitale di immobilizzazioni materiali=terreni per un valore di circa 1.800 euro lordi, ha seguito l’evolversi dei piani particolareggiati, intervenendo con deduzioni e controdeduzioni a suo favore fortunatamente bocciate!). Ad agosto esce il Piano Casa della Polverini (anticipato nel 2008 da quello di Berlusconi) e allora tutto si chiarisce. Le ruspe che avevano iniziato in più punti del quartiere a scavare trovano nel piano casa il loro riscontro. Tale “Piano Casa” viene strombazzato dai giornali come la soluzione ai problemi abitativi della metropoli romana e come rilancio dell’edilizia ma altro non è che l’ennesimo scempio ai danni dei territori. Permettendo cambi di destinazione d’uso, aumenti di cubatura in adiacenza, deroghe al piano regolatore generale, consente di costruire ovunque anche in parchi, zone agricole e zone protette (vincolate anche da leggi nazionali) accontentando i soliti pescecani del mattone romano (Caltagirone, Mezzaroma, Toti etc.) sempre prodighi a finanziare i partiti tutti che poi votano questi scempi. Inconcepibile anche solo il pensare di costruire in un territorio già al collasso per il traffico e con una densità di popolazione elevatissima (16.293 abitanti per km2 ) Nel vecchio PRG l’ex VI Municipio era, infatti, totalmente classificato quale Periferia Consolidata, dove non bisognava fare nuovi m3, ma piuttosto recupero, sostituzione edilizia, demolizione e ricostruzione e non certo nuovi edifici e aumento delle cubature esistenti.
In sintesi la previsione era di un aumento del dimensionamento del vecchio PRG pari a m3 1.000.000 (NOTA: nel PRG il dimensionamento riguarda la definizione della quantità minima di aree (mq.) e di volumi (mc.) necessari al corretto svolgimento delle principali attività urbane, tra cui: – attività residenziale; – servizi connessi alle residenze; – servizi generali; – altri servizi d’uso pubblico; – attività produttiva; – attività commerciale) per un ulteriore consumo di suolo, ossia reputato edificabile, pari a 143 ettari e un numero di possibili nuovi residenti pari a 8.ooo persone, in un quartiere dove la dotazione a verde pubblico è a tutt’oggi pari ad un terzo del minimo di legge, ossia 3 mq a fronte dei 9 mq a residente previsti per legge.
In sostanza vi era la certezza che gli scavi archeologici di Via degli Angeli nascondevano prossime palazzine non certo di edilizia popolare, così come certo era che alle voragini in Via dei Pisoni, si sarebbe aggiunto un bel parcheggio (dopo che la finanza aveva tentato invano di realizzare l’ingresso in Via Filippo Re a discapito del parchetto dei Ciliegi). Col beneplacito del Presidente Palmieri dell’ex VI Municipio e della sua giunta PD/SEL/Verdi ecc. in tutto il territorio si aprono buche e numerosi cantieri frutto di compensazioni a basso costo e affidati a speculatori storici o a piccoli furbi costruttori dell’ultima ora: Via Perestrello, Via Dulceri e Via Casilina a Torpignattara, 108 alloggi ERP da edificarsi dietro il Liceo Kant (un bando uscito tra natale e capodanno di cui non si è avuta alcuna pubblicizzazione), Via dei Pisoni e Via degli Angeli al Quadraro, per non parlare dell’area interessata dai lavori della metro C (Via Teano, Via Formia, Parco Somaini, ecc).
Alle richieste di spiegazioni da parte degli abitanti dell’ex VI Municipio il Presidente e i suoi consiglierei millantano di non sapere mai nulla o che non sono loro le responsabilità. Non sanno nulla nemmeno di assegnazioni di bandi (e relativi locali – negati invece agli abitanti che ne fanno richiesta) in favore di associazioni di cui è guarda caso presidente uno degli assessori municipali PD (denuncia formulata in seno allo stesso consiglio municipale); ed è fuori discussione l’appoggio (anche economico) concesso al Comitato di Quartiere – grande sostenitore del Presidente – e alle associazioni amiche del progetto Ecomuseo del Comprensorio Casilino.
Al banchetto speculativo non poteva mancare un altro convitato d’eccellenza quando si tratta di spartire profitti. Nel 2012 arriva Trenitalia/Italferr con il progetto della Nuova Bretella Merci. Progetto già presentato da giunte di ogni colore e a più riprese nell’arco di vent’anni e mai approvato. Si prevede il raddoppio dei binari esistenti partendo dalla Stazione di Roma Casilina, proseguendo per il Mandrione, Via dei Lentuli, Via del Quadraretto, Via dell’Acquedotto Felice, per ricongiungersi infine alla linea ferroviaria per Formia. Tutto ciò all’interno del megaprogetto Gronda Merci di Roma, ossia la realizzazione di un nuovo collegamento nord-sud che consentirebbe l’instradamento dei treni merci della linea dorsale Firenze – Roma e della tirrenica Pisa-Roma verso la linea Roma – Formia – Napoli. La realizzazione di tutto il tratto lungo le due linee Roma-Cassino e Roma-Formia avrebbe comportato parchi sventrati e case espropriate e abbattute. Dopo i soliti scavi di indagine archeologica
e la sollevazione degli abitanti del quartiere, il progetto viene fermato di nuovo.
E anche il piano casa della Polverini viene congelato dal nuovo arrivato in Regione Lazio, Zingaretti, che nel 2013 blocca l’articolo 3ter che prevedeva, «in deroga agli strumenti urbanistici ed edilizi comunali», cambi di destinazione d’uso da non residenziale a residenziale, «attraverso interventi di ristrutturazione edilizia, di sostituzione edilizia con demolizione e ricostruzione, e di completamento».Vedremo però in seguito cosa ci proporrà il nuovo piano casa targato Renzi-Lupi. Nel mentre al Quadraro e a Torpignattara, dove accanto alle case ecologiche di paglia si procede nella costruzione di comprensori, parcheggi e palazzine, il territorio comincia a cedere e si aprono buche e voragini sotto le case private, nei giardini, nelle strade,nelle scuole. Le cave di tufo, la “marra nella”, l”acqua bullicante” su cui si erge parte del nostro quartiere gridano vendetta!!
Ma come dicevamo all’inizio la speculazione edilizia volta ad annientare il tessuto popolare di interi quartieri ha assunto varie forme nell’arco degli anni. Le strategie del capitale non conoscono limiti e battute d’arresto e fagocitano, mutando in profitto tutto ciò che toccano, persino le realtà antagoniste, i quartieri “degradati”, la “memoria storica” e “l’identità popolare” trasformandoli in appetibili prodotti di consumo con relativo ricavo. Fin dagli anni ’70 infatti un altro processo di espulsione dei nuclei originari e proletari abitanti i nostri quartieri si manifesta, un processo noto dagli anni ’60 col termine di gentrificazione: “con tale termine si indicano in sociologia, i cambiamenti socio-culturali (ed economici aggiungiamo) in un’area, risultanti dall’acquisto di beni immobili da parte di una fascia di popolazione benestante in una comunità meno ricca (in inglese, gentrification, deriva da “gentry”, termine che indica la piccola nobiltà inglese)“ Il termine gentrification venne introdotto in ambito accademico dalla sociologa inglese Ruth Glass nel 1964 per descrivere i cambiamenti fisici e sociali di un quartiere di Londra « essa identificò la gentrificazione in un processo complesso, o un insieme di processi, che comporta il miglioramento fisico del patrimonio immobiliare, il cambiamento della gestione abitativa da affitto a proprietà, l’ascesa dei prezzi, e l’allontanamento o sostituzione della popolazione operaia esistente da parte delle classi medie. »
Questi cambiamenti si verificano nelle periferie urbane (vedi a Roma il Pigneto ovvero la “pignetizzazione”), ma anche nei centri storici e nei quartieri centrali (vedi a Roma Trastevere, Testaccio e S. Lorenzo), nelle zone con un certo degrado da un punto di vista edilizio e con costi abitativi bassi (temiamo quindi per il Quadraro e Torpignattara dove le prime avvisaglie già si manifestano). Nel momento in cui queste zone vengono sottoposte a restauro e miglioramento urbano, tendono a far affluire su di loro nuovi abitanti ad alto reddito e ad espellere i vecchi abitanti a basso reddito, i quali non possono più permettersi di risiedervi. E i nuovi quartieri, così “riqualificati” vengono presi d’assedio da masse di “consumatori senza memoria”, attratti dai locali e localini dell’industria del divertimento (la movida romana), da microimprese locali in odore di ecosostenibile (ostelli diffusi con annessi mercatini bio-ecologici) e da progetti architettonici universitari volti a “riempire vuoti urbani”(individuati soprattutto nei quartieri Tuscolano e Appio Latino dell’ex IX Municipio e nel quartiere di Torpignattara dell’ex VI Municipio), micro progetti speculativi che riguardano alcuni la risistemazione di piazze e slarghi altri propriamente edilizi (http://urbanvoids.blogspot.it/), mentre invece gli abitanti storici, meno abbienti e senza possibilità di competere con i nuovi prezzi imposti dalle logiche speculative, vengono di fatto costretti a trasferirsi sempre più lontano dalla città “riqualificata” a misura dei ricchi. Su questi temi approfondendo più gli aspetti che riguardano i nostri territori su gentrificazione, green economy, sinistra ecologista (pd, verdi, sel ecc) e loro riverberi nell’ associazionismo diffuso e nella c.d società civile avremo modo di tornarci in prossimi articoli.
Ma le parole pronunciate all’indomani della sua elezione da Ignazio Marino, non lasciano dubbi sulla strategia imperante: <<Voglio una Roma come Londra. Immagino tante gru e tanti cantieri che fanno rigenerazione urbana nelle zone abbandonate
della città>> Ed è del gennaio 2014 un simposio a Roma su <<Consumo di suolo, vuoti urbani, aree abbandonate: nuovi paesaggi per Roma Contemporanea>> e relativa firma di protocollo d’intesa tra il nuovo sindaco e l’architetto americano Presidente dell’American Academy a Roma. Oggi più che mai, quindi, la partita è ancora aperta. Per quel che ci riguarda continueremo a mantenere alta l’attenzione su tutti i progetti finalizzati ad estrarre profitto dal nostro territorio.
E a sedimentare autorganizzazione e lotta, coscienti che solo impegnandoci in prima persona senza delegare ad alcuna istituizione, riusciremo a migliorare le nostre condizioni di vita.