Sulla casa non è solo l’1% a farci la guerra: intervista alla rete antisfratto Roma Est

La lotta antisfratto o più in generale sulla casa sulla nostra penisola non si è mai del tutto fermata. A fasi alterne è stata più aspra e dura. E’ un fatto che in molte città si siano intensificate le lotte e i picchetti antisfratto o anti sgombero (soprattutto a Milano e Torino) ma anche a Roma. Come in altre città, non si è stati fermi e non sono mancati problemi. Abbiamo così deciso di intervistare una delle realtà cittadine più fresche. Chiamarla intervista è sicuramente sbagliato visto che si tratta di un incontro avvenuto a più voci con tutta la rete a margine della loro assemblea settimanale. Infatti, non è solo una intervista a militanti perché ogni sfrattato o sfrattando è parte attiva della assemblea. Ma andiamo ad incominciare…

D: Partiamo dall’inizio, quando è nata questa esperienza e come? Esattamente può essere definita un coordinamento?

R: Se proprio si deve cercare un inizio, si può attribuire all’aprile del 2014 quando dopo aver partecipato a un tentativo di sgombero di una famiglia occupante di una casa popolare a Villa Gordiani si è deciso di riunirci.

R: più precisamente sarebbe da dire che in quell’occasione molti compagni lessero un manifesto che richiedeva la partecipazione in zona per sostenere questa famiglia. Da qui in poi sono partite le assemblee e l’intenzione di avviare il percorso della rete antisfratto Roma-Est composta appunto da alcune delle realtà territoriali di questa parte di città. Di fatto si ereditava e si è allargato il lavoro dello sportello che già esisteva qui a Centocelle ovvero quello dei blocchi precari metropolitani presente già da 5 anni. Fin dai primi ragionamenti però è parso subito chiaro che per avere gambe fosse necessario che le famiglie partecipassero alle assemblee e che non fosse solo un semplice sportello questo per favorire quel processo di autorganizzazione utile per la resistenza agli sfratti o più in generale per far funzionare le lotte.

R: Le zone da cui provengono le realtà territoriali sono molte: Pigneto, Villa Gordiani ,Centocelle Quarticciolo e Marranella. Questo più che un coordinamento è proprio una rete di solidarietà e di intervento sul tema degli sfratti poiché prerogativa della rete e della assemblea è quella che gli sfrattandi siano una parte attiva del percorso e della assemblea e si diano una mano fra loro.

D: in questo ultimo periodo quanti sfratti sono capitati , quanti picchettati , quale tipologia di persone si affaccia alla rete, per esempio sono più famiglie o situazioni di convivenza, sono disoccupati lavoratori?

R: all’inizio gli sfrattandi nella rete erano 6. Poi con il passare del tempo sono aumentate.

R: Il boom c’è stato in questo ultimo periodo, sia per la fine del blocco degli sfratti per l’emergenza inverno che avveniva tutti gli anni, sia perché non è stato rinnovato il blocco degli sfratti per finita locazione e per le categorie protette

R: diciamo che principalmente chi si sta rivolgendo alla rete sono famiglie spesso con minori e a maggioranza straniera, ma non mancano le famiglie italiane. Nella maggior parte dei casi chi è sotto sfratto ha perso il lavoro o guadagna talmente poco da non riuscire a pagare l’affitto. In tutti i casi gli sfrattandi sono abitanti di lungo corso come minimo risiedono in zona da almeno 10 anni. In quest’ultimo anno le persone e le famiglie che si rivolgono alla rete sono più che raddoppiate. Se prima durante il blocco degli sfratti si facevano 2-3 sfratti al mese adesso il numero è raddoppiato e ogni settimana si presenta una nuova persona alla rete per iniziare il percorso. Al momento solo un sfratto è stato eseguito fra l’altro con l’uso della forza pubblica e la famiglia in questione è stata sistemata in un residence.

D: esistono ancora in questo quadro situazioni di affitto in nero?

R: sì gli affitti in nero ci sono ancora. Certo è da dire che con la cedolare secca molto del sommerso è stato tirato fuori , ma i proprietari hanno fatto ricorso in molti casi e hanno vinto e reso non valida la legge e in molti casi gli inquilini si sono visti obbligati dai giudici a restituire parte degli affitti ai proprietari.

D: In queste zone di intervento è innegabile che la percentuali di giovani lavoratori o studenti che dividono un appartamento per far fronte alle spese sia molto alta. Si sono mai avvicinati alla rete per chiedere consigli sulla casa in generale o addirittura per qualche sfratto?

R: Finora studenti non si sono mai visti. Secondo la mia esperienza chi si avvicina allo sportello è perché sta all’ultima spiaggia e tendenzialmente si avvicinano più spesso le famiglie mentre il giovane o quello che è cerca di barcamenarsi con quello che può, esce da una casa ne entra in una altra. Le famiglie che sono residenti che hanno bisogno di rimanere nella zona cercano di resistere. C’è da dire che però in questo ultimo periodo vari studenti medi si stanno avvicinando alla rete e questo potrebbe dare sicuramente una marcia in più alla lotta in corso.

D: Allora spesso si parla di speculazioni immobiliare riferita alla costruzione di nuovi palazzi , ma sicuramente non si può nascondere che ci sia una forte componente di proprietari di case che tramite affitti ci speculano e si arricchiscono, certo ci sono anche grossi gruppi immobiliari , o banche che affittano appartamenti, insomma chi sono i proprietari di case che sfrattato le persone ?

R: la tipologia è varia ci sono quelli che hanno 4-5 appartamenti a uno che nello specifico è un responsabile di uno dei tanti apparati dello Ior. Un altro addirittura era il datore di lavoro e allo stesso tempo il proprietario di casa che non gli regolarizzava il contratto. Quando l’ha fatto le buste paga non erano vere e trattandosi di un nord africano lo pagava meno degli italiani. Non contento di ciò quando il lavoratore-sfrattato ha fatto causa al proprio datore di lavoro è stato raggirato anche dal suo avvocato che si è accordato con la controparte sfilando soldi al proprio assistito…Insomma una storia di sfruttamento e razzismo sotto ogni punto di vista. Grazie al lavoro sugli sfratti si interagisce, ci si avvicina a varie situazioni di sfruttamento di vita non solo quelle riguardanti la casa.

R: in alcuni casi concreti vediamo che se per esempio i proprietari sono persone anziane in realtà ci troviamo spesso di fronte a figli o nipoti che ne fanno le veci e sfrattano per aumentare gli affitti o per rivendere, in una altra situazione un proprietario è un avvocato che possiede 4 case, poi ovviamente ci sono le società immobiliari

R: a oggi non è mai capitato il proprietario di singola casa , c’è sempre gente che ha almeno due appartamenti.

R: io ho vissuto in una casa per 13 anni e per tutto questo tempo quella casa non è mai risultata affittata, ma anzi risulta che ci abita lui (il proprietario) ed io pago l’affitto di più di 800 euro al mese , dopo non ho più potuto pagare e lui mi ha fatto lo sfratto.

R: episodi di singoli proprietari che volevano riprendere la casa per darla alla figlia o al figlio ci sono stati in passato ma la cosa importante è che il proprietario quando ha più di una casa, quando si trova in una posizione sociale più forte più potente è più facile per lui far eseguire lo sfratto. Ha più potere per pagare l’avvocato, fare pressioni per usare la forza pubblica. In un caso che è capitato l’anno scorso il proprietario che aveva 4 appartamenti non solo all’ottavo accesso è riuscito ad ottenere lo sfratto ma le sue pressioni sono consistite in una denuncia alla forza pubblica per mancato intervento. In certi casi sempre dovuti alle forti pressioni dei proprietari la forza pubblica è entrata dalla finestra per eseguire lo sfratto. In un altro caso la proprietaria aveva già venduto la casa che aveva ereditato all’interno di una palazzina che era in buona parte della sua famiglia …insomma il ventaglio è ampio ma possiamo dire che non c’è il caso dei grandi palazzinari, ma c’è tutta quella parte di ceto medio anche benestante anzi molto che fa questi sfratti. Poi ci sono anche i casi di famiglie che hanno due case di proprietà e quella dove non vivono se la vogliono vendere per svoltarci un po’ più si soldi ma sono di meno o quantomeno chi va via o trova un accordo o non si rivolgono alla rete.

D: e questo che vi ha fatto pensare, che valutazioni si possono tratte da questo tessuto sociale che sfratta?

R: che l’un per cento è una cazzata…ovvero che lo slogan per cui si pensa che solo l’1% della popolazione detenga la ricchezza è uno sbaglio perché in realtà è molto di più

R: Non si può negare che la città stia cambiando, adesso se si va a vedere al comune come viene identificata e divisa per fasce la città si osserverà che Centocelle risulterà essere un quartiere non più periferico ma in via di espansione e di sviluppo, ma per il mercato invece questo è già un dato acquisito. Aprono locali , è arrivato anche il mc donald’s e questo comporta una rivalutazione della proprietà

R: quindi da un lato ci sono quei proprietari che ci vedono lungo e continuano ad affittare perché così hanno una rendita sicura alzando i prezzi e poi ci sono quelli che vedendo un innalzamento dei prezzi provano a vendere. Certo questo dipende anche dal numero di case di proprietà.

R: poi magari il proprietario manda via una famiglia , ristruttura e affitta a degli studenti ricavando il doppio rispetto a prima, perché è bene ricordare che non esistono tetti per il valore di mercato degli affitti.

D: quindi il discorso di riqualificazione è una delle conseguenze principali dell’allontanamento delle popolazioni che vive da tanto tempo in queste zone , queste persone vengono allontanate per far cambiare drasticamente il quartiere… può essere solo affrontato da un punto di vista di un blocco degli sfratti o ci sono anche altri campi di intervento? Per esempio l’assessore all’urbanistica Caudo ha più volte sottolineato come non saranno favorite nuove costruzioni dentro il raccordo, ma altro discorso va fatto per tutte le opere di ristrutturazione e miglioramento di vecchi stabili , questo sicuramente fa aumentare i prezzi degli affitti e questo favorisce sicuramente gli sfratti. Si può intervenire solo sullo sfratto o su questa questione sono possibili altri discorsi? Anche perché le soluzioni alternative proposte dalle istituzioni sono i residence che sono sempre lontani dai luoghi originari di residenza comportando di fatto una deportazione di queste persone sfrattate.

R: è patrimonio comune fare la lotta sugli sfratti ma è ovvio che sia una lotta che tende ad allargare i punti di vista che porta a fare riflessioni su quello che è il territorio e le sue dinamiche. E’ anche un modo per far si che si crei un quartiere resistente che sia opaco alle varie forme di sfruttamento.

R: si per esempio ci siamo incontrati in altre dinamiche , come la questione dei comitati di quartiere contro il degrado che sono in mano ai fascisti. E’ una lotta che apre a tutta una serie di questioni anche perché ogni collettivo che compone la rete lavora anche su altre cose. E’ anche un modo per far si che ci sia un arricchimento sulla base di altri contesti che possono essere la lotta della logistica , argomenti che non sono decisi qui ma con cui ci si relaziona a capire e a darsi una mano

R: diciamo che è un sistema malato, dove non riesci a fare nulla. Per esempio vai dall’assistente sociale, un cittadino ne ha diritto. Ma qui non è così è un sistema malato e se il sistema è malato allora si cercano altre strade. Io per esempio sono tre anni che cerco di comunicare con l’assistenza sociale e in questo tempo sono riuscita a parlare solo per telefono non ho mai conosciuto nessuno di persona. Non solo, fanno anche gli scaricabarili. E allora io vengo qua , dove mi sento come in una famiglia e allora non dicessero che ci sono i diritti se poi le leggi non si rispettano.

R: stiamo parlando di un processo che è troppo al di là delle possibilità che abbiamo sulla specificità di Centocelle e la rete è ancora agli inizi. Perché la metro già c’è , per esempio risulterebbe anche difficile fare una lotta contro perché non è una cosa negativa di per se. Sull’apertura dei locali, pub e simili incominciano a essere tanti, poi c’è il mc donald’s che è una questione a se con lo sfruttamento dei lavoratori però certo non so quanto se ne possa essere parlato a Centocelle fra gli abitanti. Sulla apertura dei locali è difficile avere una strategia: da san Lorenzo e Pigneto dove questi processi sono già in essere e al massimo della espansione non abbiamo esempi da seguire anche perché non si è agito. E’ ovvio che non siamo ciechi e ci si rende perfettamente conto di come chi è sfrattato è perché sta in una situazione di difficoltà lavorativa ed economica, e che i processi di trasformazione dei quartieri sono decise dall’alto.

Sulla questione del trasferimento forzoso: i quartieri in questione già hanno visto delle migrazioni infatti molti di quelli che vivono e sono sotto sfratto sono soprattutto migranti che hanno preso il posto di chi nel corso dei precedenti anni in un arco di tempo che può essere stato lungo una 15 di anni se ne è andato. Ora questa componente migrante rischia di essere espulsa che non ce la fa pagare l’affitto solo che questa volta potrebbe avvenire un po’ più in massa. L’altra parte del trasferimento forzoso riguarda le case popolari , che il governo diceva di svendere o meglio al momento non hanno le idee chiare. Di sicuro c’è il fatto che se le devono vendere si dà la possibilità all’assegnatario di riscattare la casa che gli si propone se non ce la fa gli si da un immobile di pari valore in una altra zona…questo se portato alle estreme conseguenze da parte dello stato potrebbe significare trasferimento di centinaia di persone dai quartieri dove ci sono case popolari, come Quarticciolo, Borgata Gordiani alcuni pezzi di Centocelle. In questo caso la componente sarebbe a maggioranza italiana.

R: C’è da dire però che sono cose che nella storia di questa città sono accadute da sempre. E’ successo nei quartieri più centrali come Monti e piano piano con l’innalzamento dei prezzi sono stati svuotati. Insomma questo articolo tre che mette in vendita le case popolari a prezzo di mercato comporta che chi avrà i soldi si comprerà la casa chi non c’è li ha andrà via. Allargando il discorso con la lotta bisognerebbe recuperare quello che ci viene tolto e così se ti tolgono una linea dell’autobus dovresti scendere in strada per riottenerla e non è un esempio a caso visto che con la linea della metro qui hanno tolto almeno tre linee che vanno verso il raccordo…però questo rimane un mistero visto che hanno tagliato delle linee che vanno sulla prenestina e la linea c passa da tutta altra parte.

R: Non è che ci chiamiamo movimenti per la casa e basta , ma movimenti per il diritto all’abitare e non per caso. Questo significa muoversi non solo sulla questione della casa ma sulla questione della vivibilità dei quartieri e non solo sullo sfruttamento degli affitti. Qui aprono 20-30 bar però non c’è un teatro non c’è un cinema non c’è più socialità stiamo pagando lo scotto di amministrazioni precedenti più Veltroni che Rutelli che è stato responsabile dell’ampliamento dei centri commerciali e qui non c’è più socialità non c’è niente e il quartiere non è vissuto. E’ uno sfruttamento continuo, adesso ci sono i residence noi siamo per la chiusura dei residence , ma ci deve essere una alternativa , sono 40 anni che non si costruiscono case popolari …i residence sono quelle strutture dove il comune dice che paga 2400 euro a famiglia ma le famiglie vivono in 20 mq questo è uno sfruttamento alla povertà questo non è cercare di sistemare le cose , anche i centri di accoglienza, non devono proprio esistere . Anche perché se parliamo di integrazione questa non è integrazione perché li stai mettendo dentro un ghetto come i residence per l’emergenza abitativa

R: Sicuramente si può affermare che c’è tutto un interesse politico economico nel trasformare chi sta in affitto in un ceto possidente o meglio fargli credere di essere possidente perché poi altro non sarà che qualcuno indebitato per tutta la vita.

R: questa è una rete antisfratto ok? Quindi un insieme di collettivi che lavora ad un progetto compiuto ma appunto un insieme di collettivi territoriali che lavora essenzialmente sul tema degli sfratti. C’è anche l’intenzione di aprire un fronte sulle case popolari però il discorso che ci facciamo noi è : la lotta agli sfratti in un quartiere permette di creare delle reti di resistenza per cui a lungo andare quel quartiere diventa un qualcos’altro rispetto a prima , rispetto a quella visione atomistica vissuta individualmente , attraverso la conoscenza della rete con e per gli sfrattandi fra di loro tu modifichi anche le relazioni dentro il quartiere. Se questo nel lungo periodo diventerà anche qualcosa di altro che vada anche oltre le case, questo è il nostro auspicio ma al momento la rete questo è. Cioè un progetto sugli sfratti. Il nostro auspicio è che mettendo insieme i proletari del quartiere parlandoci lottando insieme quel quartiere cambi anche politicamente anche in termini di relazioni e di resistenza a tutte le dinamiche che sono vissute.

D: Con queste presunte riqualificazioni edilizie e di quartiere cosa ci guadagna lo Stato nel trasformare i quartieri in zone prive di servizi , che o sorgono intorno a grossi centri commerciali a luoghi del divertimento o entrambe le cose e che poi tutto il ricavato dell’innalzamento dei prezzi delle case va in mano ai privati?

R: La prima cosa che può venire in mente è che siccome ancora in questa città molto o quasi tutto gira intorno agli interessi dei costruttori e il mattone, si fa di tutto per far spostare le persone e fargli comprare le case che sorgono nei quartieri ancora più periferici come ponte di nona e quando queste non vengono comprate ci pensa il comune che li trasforma in residence. Di fatto questo è quello che avvenuto negli ultimi 50 anni con il cambiamento urbano della città , la modifica delle periferie e lo spostamento verso l’esterno

R: Guardando a processi già compiuti come san Lorenzo e il Pigneto lo Stato non si può dire certo che ci abbia guadagnato se non altro per tutti quei soldi che hanno speso per operare sgomberi e sfratti impiegando forza pubblica e risorse d’assistenza alternative come i residence invece che favorire l’ingresso in case popolari. Non solo le riqualificazioni giovano solo al privato perché poi dove sono finiti i soldi di queste riqualificazioni? Dove sono stati fatti interventi strutturali nei quartieri per renderli più appetibili i soldi li ha cacciati lo Stato a vantaggio del guadagno dei privati che hanno usufruito dei cambiamenti per alzare il costo della vita in generale. Questo sistema ha interesse a far conformare la città di Roma a una città fondata sui centri commerciali, locali e turismo perché manca tutto un tessuto industriale ormai smantellato

R: Sicuramente va fatto notare che ormai non esiste più uno Stato da definirsi tale e che comunque non si può dire che si sia mai pensato di far funzionare lo Stato sul modello nord europeo, insomma lo stato ormai ha assunto la forma scheletrica di se stesso e assomiglia sempre di più a quello americano limitando fortemente i suoi campi di intervento. Quindi o sei proprietario o hai dei soldi oppure non conti. Di fatto lo Stato non ha al momento una visione omnicomprensiva e un progetto ben preciso e questo si vede per esempio sulle diatribe che sono interne alle istituzioni. Sulla casa si guardi tutto il caso relativo allo scontro fra prefetti , sindaci e assessori che rappresentano degli interessi particolari che cercano di tirarsi una coperta che è già molto corta. Il modello sembra essere sempre più quello americano un paese dove è bene ricordare che chi non possiede una casa vive molto spesso nei camper o case ambulanti.

R: secondo me non si può parlare per la riqualificazione dei quartieri in termini di decisione organica di identità statale , ma si può parlare però di convergenza di interessi . Il primo livello è quello del municipio perché chi poi fa in modo che ci sono le licenze per aprire 20 bar-locali in 20 metri di strada chiaramente è il municipio e questo interesse converge con un ottica invece comunale di incassare le tasse, anche se poi la maggior parte del personale lavora a nero ma comunque il gestore/proprietario del bar deve pagare qualcosa e quindi è comunque un sistema per far girare un pochino di soldi e qualcosa le istituzioni locali la racimolano, ma non è quello l’obiettivo principale e non è sicuramente quello dello Stato.

R: qui non si tratta tanto di parlare del potere e i suoi interessi. Su Roma si vede un progetto molto preciso di creare un centro cittadino più o meno grande che risponda ai canoni della vetrina, dei servizi , dei locali dove anche il turista può andare a divertirsi nei luoghi della movida ed espellere tutto uno strato di popolazione sempre più alla periferia. Un altro discorso che si può vedere è quello della pacificazione dei quartieri per cui un conto è avere dei quartieri a prevalenza popolare-proletaria, una altra cosa è avere dei quartieri con un ceto di piccoli proprietari cambia di molto…sono dei processi che pacificano la città espellendo tutti quei elementi di conflitto. In questo discorso il ruolo dei palazzinari , per cui nessun sindaco è eletto senza il loro appoggio, giocano un ruolo importante. Questo è un modello di città che si sta costruendo con un centro mercificato e vendibile e tutto il resto, la sporcizia, deve essere mandato fuori e per fuori ormai si intende oltre o a ridosso del raccordo. Infatti più aumenta la mercificazione dei territori più aumentano i controlli , le telecamere la presenza delle forze dell’ordine.

D: Durante i picchetti come si comportano le forze dell’ordine? Quale è il loro atteggiamento?

R: In termini repressivi quello che abbiamo potuto vedere e che fino a due anni fa le guardie non si facevano vedere, poi certo dopo un paio di sfratti più duri e partecipati anche la digos di Roma ha mostrato il suo interesse sulla questione , ma tendenzialmente si presenta quasi sempre solamente l’ufficiale giudiziario. La presenza più o meno in forze delle guardie dipende tantissimo dal proprietario che in presenza dell’ufficiale giudiziario fa mettere a verbale la richiesta di intervento per il successivo accesso della forza pubblica , ma anche in questo caso se il proprietario non esercita pressioni eccessive il commissariato di zona cerca sempre di evitare una presenza massiccia. Diciamo che negli ultimi mesi gli sfratti sulla città di Roma con forza pubblica sono stati 5. Diciamo che non avevano molta intenzione a sollevare polveroni sugli sfratti a Roma visto anche quanto successo a Milano da più di anno a questa parte. Però dopo lo sfratto di settembre con un notevole impiego di forza pubblica ,blindati cariche e lacrimogeni , la rete ha sicuramente i riflettori puntati addosso da parte della questura centrale visto che si tratta di un elemento nuovo.

R: Sugli sfratti è vero quanto detto soprattutto che ultimamente si percepisce una attenzione maggiore da parte della digos e segnali in tal senso sono arrivati, ma non bisogna dimenticare che nell’ultimo anno qui a Roma la repressione ha colpito duramente i movimenti per la casa con arresti e tante denunce. Non solo ma a Torino ci sono state ultimamente delle retate molto pesanti contro chi si opponeva agli sfratti e sgomberi e a Milano non bisogna dimenticare quanto accaduto nel mese di novembre. Ma non solo bisogna anche aggiungere che il decreto lupi con l’art.5 e 3 ha inasprito e di molto la repressione su scala nazionale.

D: dicevate di Milano, lì il prefetto ha detto che non vuole più fare sfratti in determinati quartieri: questo è accaduto a fronte della battaglia tra organi delle istituzioni o il rapporto di forza messo in campo ha contribuito?

R: sicuramente le parole del prefetto non arrivano e non stanno nel gioco di quella querelle che si diceva prima fra pezzi di istituzioni, ma i rapporti di forza messi in campo hanno determinato importanti scelte e infatti il prefetto continua a sgomberare ma solo dove non ci sono reti di resistenza organizzate. Ovvio se poi ti vogliono schiacciare ti schiacciano ma al momento vista la situazione questo non gli conviene, non solo ma proprio i rapporti di forze messi in campo fanno saltare tutte quelle convergenze di interessi, perché se fossero stati univoci sarebbero andati avanti come carri armati

R: Infatti , questa situazione ha messo in luce le gravi responsabilità dell’ALER su cui il prefetto ha fatto pressioni e viceversa. Come soluzione al momento stanno organizzando e a brevissimo partirà una forza speciale nuova della polizia locale milanese, una sorta di celere che si dedicherà esclusivamente al monitoraggio delle case e all’esecuzione degli sgomberi

D: parlando di prospettive e di proposte in un quartiere dove avvengono molti sfratti quale può essere una soluzione al problema, un piccolo passo potrebbe essere riuscire a regolare i prezzi degli affitti? Come ci rapporta con questo anche perché se dite che i quartieri vogliono essere ripuliti dalle persone non gradite presto o tardi toccherà anche e soprattutto a persone come noi…

R: la rete la sua peculiarità è che non è una organizzazione non sussume a se dei programmi . Ma è nell’insieme dei vari collettivi creare una idea e promuove in vari settori di intervento processi di autorganizzazione sociale. E’ una esperienza ancora agli inizi e non ci si è posti obiettivi di questo tipo. Come si diceva prima è ovvio che si cerca di cambiare i rapporti di forza attraverso tutti i campi di intervento mutando così l’aspetto politico e sociale dei quartieri e che certo non ci concederanno mai il calmieraggio degli affitti, ma al massimo sarà un qualcosa che andrà strappato per questo è importante proseguire su questa strada fatta anche di relazioni fra e con le persone ed essendo queste buone possono uscire solo lotte buone….

Possiamo aggiungere noi in conclusione che mille sportelli antisfratto nascano che mille collettivi territoriali sboccino in ogni angolo in ogni strada.