Territori: TORPIGNATTARA

Quando il 16 ottobre 2014 scendemmo in piazza alla Marranella, un quartiere “periferico” di Roma, la situazione era molto differente da quella odierna. Si era nel pieno di una furibonda campagna mediatica tesa a stigmatizzare e criminalizzare alcuni quartieri romani “a rischio”, tra i quali si distinguevano quelli del quadrante sud-est a noi più vicini: Pigneto, Centocelle, Torpignattara, Marranella,Tor Sapienza, ecc. L’offensiva “legalitaria” non indicava ovviamente le principali cause del degrado dei quartieri: assenza di servizi, traffico automobilistico, centri commerciali, speculazione abitativa, sfruttamento del lavoro, gentrificazione. Orchestrata da una destra divisa tra opposizione democratica al comune e solita litania xenofoba, la campagna aveva al solito addossato tali cause agli immigrati. La campagna aveva, a differenza del passato, indossato la veste presentabile della società civile indignata. A indire manifestazioni di piazza, cortei, fiaccolate o presidi non erano partitini o gruppuscoli, giovani militanti o vecchie scorie del neofascismo romano.
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Erano paradossalmente aggregazioni che facevano proprie forme organizzative tipiche della società civile fatalmente progressiva: “genti spontanee”, “comitati civici”, “cittadini indignati”, “gruppi antidegrado”. Una delle azioni più significative di questa stagione di razzismo “civile” fu quella organizzata da fantomatici comitati di quartiere del quinto municipio in un pomeriggio di ottobre dell’anno scorso a Piazza della Marranella. La manifestazione giungeva dopo settimane di passione, a seguito della brutale uccisione del giovane Shahzad da parte di alcuni vigliacchi. A seguito dell’episodio i media, già in fibrillazione per le polemiche e le tensioni accaduti in altri quartieri romani, avevano iniziato una martellante campagna per denunciare il degrado e la pericolosità sociale della Marranella e di Torpignat- tara, dando ampio risalto a ridicole iniziative “civiliste” di quattro miserabili, aizzati e spalleggiati da figure politiche di piccolo e medio calibro riconducibili alla destra istituzionale (Fratelli d’Italia). Ma a differenza di altre occasioni, gli “italianiperbene” trovarono una determinata risposta da parte di com- pagne e compagne, che in brevissimo tempo, riuscirono a organizzare un sit-in per svelare l’ipocrisia di tale presenza.

Il razzismo è certamente odioso e ripugnante quando viene da identitari di vario genere, ma è ancora più pericoloso e strisciante quanto vuole divenire fonda- mento della società civile, che, nel rispetto delle leggi e a protezione dei propri beni, reclama maggiori forze di polizia e sgomberi di campi nomadi o profughi e si autoproclama unica legittima rappresentanza di un quartiere abitato a tutti gli effetti dagli obiettivi stessi delle loro paranoie. Le strade e i quartieri non appartengono a nessuno se non alla vasta comunità umana che la abita, con tutte le sue infinite contraddizioni e le sue molteplici possibilità di conflitto. La manifestazione di ottobre fu quindi la rivelazione definitiva dell’assurdità del “civilismo” inteso come trionfo dell’associazionismo apolitico. Era la prova della facilità che tali ambienti post-ideologici venissero progressivamente travolti da una deriva, del tutto coerente con le premesse, di tipo demagogico, populista, affarista, identitario. Per tale motivo fummo e siamo ancora orgogliosi di rivendicare la contromanifestazione che, animata da persone di ogni nazionalità, pronte a rivendicare la dignità della propria vita e a vomitare addosso a benpensanti e civilizzati il disgusto per la loro violenza ipocrita, arrivò quasi a contatto coi miserabili e urlò in faccia che “loro erano il degrado” e “loro erano la miseria”.

È passato quasi un anno. Due compagni del Comitato di lotta del Quadraro sono sotto inchiesta per manifestazione non autorizzata e blocco stradale. Con l’auspicio che, a fronte dell’inconsistenza penale delle accuse, non si provveda in termini amministrativi contro di loro, il Cdlq rivendica con gioia e orgoglio la manifestazione.