Settembre, andiamo … è tempo di lottare

Migliaia di immigrati che – in fuga da guerre, fame e devastazione ambientale – “bussano” alle porte dell’Europa e milioni di cittadine e cittadini greci che nel giro di pochi giorni sono passati dalla festa in piazza – per la vittoria al referendum con il “NO” alle politiche di sfruttamento e impoverimento dell’UE – alla disperazione per il “tradimento” di quel NO da parte del governo Tsipras, sono le immagini che hanno segnato l’estate che sta finendo.

Per noi si aggiungono l’approvazione della legge delega della Pubblica Amministrazione e della riforma della scuola, l’emanazione dei nuovi decreti del jobs act che legalizzano il controllo a distanza sulle lavoratrici ed i lavoratori, allentano ulteriormente le norme sulla sicurezza sul lavoro (mentre i morti sono aumentati del 9,5%, riducono la durata degli ammortizzatori sociali per chi si trova in difficoltà lavorative.
E intanto sui giornali si straparla di “crescita” (+0 virgola), di ripresa dell’occupazione e dell’Italia che vince nello sport, proprio come nel Titanic: mentre la nave affonda l’orchestra continua a suonare…

Insomma, le guerre e le devastazioni prodotte dall’intervento delle potenze imperialiste nel mondo iniziano a produrre i loro effetti anche sui nostri territori, l’impoverimento ed il costante peggioramento delle condizioni di lavoro e del welfare (con annesso il taglio della Pubblica Amministrazione e le privatizzazioni dei servizi) producono disperazione e rabbia.
E anche se le lavoratrici ed i lavoratori faticano ad andare oltre i tentativi di resistenza ai licenziamenti ed ai tagli del salario ci sono però tante lotte che si producono spontaneamente contro le varie devastazioni e cementificazioni dei territori (ulteriormente facilitate dal cosiddetto sblocca Italia che sarebbe più giusto chiamare devasta Italia), mentre le immigrate e gli immigrati sono protagonisti di straordinarie stagioni di lotta per la casa, per il permesso di soggiorno, nei magazzini della logistica e nelle campagne e potrebbero diventare elemento di attivazione per una ripresa del conflitto anche nei luoghi di lavoro.

Tutto ciò però fatica a trasformarsi in progetto di trasformazione perché se in molti e molte siamo convinti che questo sistema è sbagliato e ci sta conducendo ad un costante peggioramento delle condizioni di vita con costanti rischi di catastrofi epocali, ciò non di meno ci manca una visione dell’alternativa possibile e di quale possa essere il “sol dell’avvenire”. Eppure tante lotte ci hanno dimostrato che quando il possibile appare difficile, le lavoratrici ed i lavoratori possono realizzare l’impossibile; va dunque recuperato il filo della matassa delle lotte che ci sono e di quelle che possiamo produrre e individuate nuove forme di organizzazione e connessione che permettano alle proletarie ed ai proletari di rialzare la bandiera della vita contro la morte quotidianamente prodotta dal capitale.

Per interrogarci e incominciare a costruire risposte a tutto ciò a partire dalla diffusione del lavoro di massa e dalle istanze dell’autorganizzazione abbiamo organizzato una assemblea