SULL’ORLO DI UNA CRISI DI NERVI – Iniziativa/dibattito per un’analisi della fase

Per definire la cd. “FASE”, basta e avanza osservare la cronaca; se ieri abbiamo preso atto delle diverse declinazioni della crisi illustrate da storie eclatanti come l’evoluzione ultrareazionaria delle rivoluzioni colorate o le false primavere arabe; oggi possiamo aggiungere altri fatti, ma tutti vanno nella stessa direzione.
L’intervento russo in Siria ha provocato l’isteria del pascià turco e della dinastia saudita pescati con le mani nella marmellata della loro incapacità di gestire la “delegazione” mediorientale per conto dello zio Sam.
Addirittura oggi si parla di una minaccia di un conflitto aperto tra Arabia e Iran, letto come confronto tra Sciiti e Sunniti, solo a beneficio del padronato globale a detrimento del proletariato internazionale.
La conflittualità intercapitalistica trova dunque molteplici nuove occasioni di manifestarsi. È una dinamica che misura al tempo stesso l’incapacità di uscire dalla crisi utilizzando le potenzialità interne del sistema, e il ricorso allo strumento da sempre utilizzato per la riproduzione del capitale, cioè la guerra.
Oggi questo strumento viene utilizzato senza gli “eccessi” della prima e seconda guerra mondiale, ma rimane comunque diffuso e duraturo, purché lontano dai luoghi antichi del dominio, ovvero le capitali occidentali. Anche perché le missioni suicide del Califfato rimangono poca cosa rispetto alle dimensioni dei fenomeni.
Il mondo del 21° secolo che vive sotto il dominio universale del capitale appare sempre più una realtà multipolare sull’orlo di una crisi di nervi.
La corrispettiva mancanza di contrasto efficace da parte del proletariato internazionale è pure una cosa che ci siamo raccontati in tutte le salse, almeno da quando è cominciato il nostro percorso di confronto e attività comune.
Nei luoghi di lavoro l’offensiva padronale continua su tutti i fronti e le lotte della Logistica rappresentano una coraggiosa eccezione nel fronte della fragilità operaia.   La domanda è se questa esperienza sia in grado di resistere a lungo avendo la capacità di svilupparsi e funzionare da aggregazione per altri settori operai.
Per ora affoghiamo nel niente del sindacalismo di base e in sorprendenti firme di rinnovi contrattuali  di scarso contenuto salariale e di totale cessione di autorità.
Nei territori siamo più o meno fermi intorno ai poli del conflitto sociale, dove non si arretra, ma neanche si  conquista granché, senza avere la capacità di intercettare le microconflittualità, quelle denunciate come NIMBY dalle organizzazioni padronali.
A livello governativo il Renzino fa finta di niente e straparla di Ponti sullo Stretto, magari da fare “dopo” oppure tira fuori un altra manciata di inceneritori; nel frattempo consente che si diffonda una ondata di impianti anaerobici a biomasse che stanno cambiando la composizione dell’offerta energetica del Paese.
Notiamo, in questo capitolo, che almeno l’inceneritore di Albano, ACEA AMA e Cerroni, non lo faranno. Forse non è un caso che l’attività governativa si attivi sul terreno della semplificazione dei processi di concessione, per esempio la “riforma” della Conferenza dei Servizi oppure riducendo le competenze dei Tribunali Amministrativi, già difficilmente accessibili.
Il nostro si rivela uno strano Paese, dove ci accorgiamo all’improvviso che nel 2014 c’è stato un eccesso (+11%) di mortalità; ci siamo persi 70mila decessi. Per cui, o siamo di fronte ad un nuovo infortunio algoritmico-matematico, oppure c’è qualcosa di estremamente preoccupante che ci rifiutiamo di vedere. Nella stessa direzione vanno rilevazioni che evidenziano nel primo decennio di questo secolo, una incidenza del  carcinoma infantile in Italia (190 casi per milione) largamente superiore a quella dell’Europa centrale e settentrionale (170/150).
Una spiegazione possibile potrebbe essere quella che una serie di lavorazioni mortifere degli anni passati insieme a stili di vita pervasivi e molesti  cominciano a presentarci il conto.
Il bel Paese non è affatto il posto più bello e sano del mondo, o almeno qualcuno lo ha rovinato e continua  a farlo.
Ecco allora un tema di lavoro, sempre nella prospettiva di una espansione dell’autorganizzazione sociale: come diffondere il conflitto contro la nocività generale del sistema.

DIBATTITO DOMENICA 24 GENNAIO DALLE ORE 16
A CSOA “I Po’” via del Giardino Vecchio, 1 MARINO (RM)

A seguire CENA a SOTTOSCRIZIONE

Assemblea per l’autorganizzazione