Un caso emblematico: le rocambolesche avventure di Mahdi al-Harati

Ci piacerebbe in questa sede portare all’attenzione alcune vicende che hanno caratterizzato la guerra che imperversa in Siria, come la formazione di gruppi armati legati alla Fratellanza Mussulmana da parte del Qatar, l’ingerenza della CIA nel controllo della dirigenza di questi ultimi e la cortina fumogena che i media occidentali hanno innalzato nel dipingere quest’operazione, giá dall’inizio del 2012, quando gli scenari di guerra combattuta erano ancora relegati in poche aree della Siria. Faremo tutto questo prendendo come spunto le rocambolesche avventure di Mahdi al-Harati, mercenario Libico-Irlandese al soldo della CIA che dal ponte della Freedom Flottilla è arrivato ad essere eletto sindaco di Tripoli, passando per gli scenari bellici libico prima e siriano poi.

Jibril

Maggio 2011, Mahmud Jibril mostra la sua gratitudine verso chi l’ha messo al potere.

Vorremmo iniziare a narrare questa storia a partire dal 27 Febbraio 2011, quando, inebriata dall’euforia portata dalle Primavere Arabe la sinistra europea manifestava in favore della caduta di Muhammar Gheddafi, sostenendo attraverso i propri media la tesi dell’insurrezione popolare contro il tiranno. In quello stesso periodo, a capo della suddetta isurrezione si pone il Consiglio Nazionale di Transizione libico, un consorzio di papponi benvoluti dall’occidente [1, 2] fra cui spiccano i nomi di due ex ministri come Abdul-Jalil e  Mahmud Jibril (membro della Fratellanza Mussulmana). Sull’onda dell’indignazione mediatica diffusa dalle sinistre europee, il 17 Marzo la NATO, Francia in testa, inizia la sua campagna di bombardamenti sul paese africano e, due giorni dopo, probabilmente per mostrare al mondo la dedizione verso i bisogni del proprio popolo, questo nuovo governo provvisorio fonda una nuova banca centrale ed una nuova compagnia nazionale per lo sfruttamento degli idrocarburi.
Mentre ai piani alti si svolgevano queste grandi manovre, sul terreno l’esercito libico veniva affrontato da milizie di varia natura, fra cui i Gruppi Islamici Combattenti di Abdulhakim Al-Qaeda Belhadj e la Brigata Rivoluzionaria di Tripoli comandata da Mahdi al-Harati. É proprio a questa emblematica figura che vorremmo fare un po’ le pulci.

La brigata di cui Mahdi al-Harati faceva parte era per lo più composta da libici espatriati in paesi anglo-sassoni, come Irlanda, GB, USA e Canada, rientrati in patria in occasione della defenestrazione di Gheddafi, addestrati dalle forze speciali qatariote a Nalut, una citta’ del montuoso occidente libico [3] (un po’ come un’operazione Baia dei Porci in salsa nordafricana). Una volta abbattuto il governo Mahdi al-Harati si è trovato a dirigere il Consiglio Militare di Tripoli. Neanche il tempo di assolvere i propri compiti in patria che il nostro combattente libico-irlandese parte per un viaggio conoscitivo in Siria, dove viene in contatto con settori della fratellanza mussulmana nel paese levantino. E’ in quest’occasione che nasce il progetto di costruzione della brigata Liwaa al-Ummah, che tradotto suonerebbe come brigata del Vessillo della Nazione, nazione intesa come interezza del mondo mussulmano, a cui la Fratellanza si è ripromessa di offrire una patria fin dalla sua fondazione.
In breve Mahdi al-Harati torna in Libia, l’11 Ottobre 2011 lascia la sua carica nel CMT (dopo inenarrabili scazzi) e, poco dopo, riparte alla volta della Siria con una trentina di miliziani del suo gruppo, assieme ai quali fonda Liwaa al-Umma, gruppo antigovernativo che in breve arriva a contare circa 6000 effettivi (stando alla loro pagina Facebook ed a Wikipedia). Il gruppo agli occhi dei media occidentali risulta molto ben finanziato ed organizzato, con formitura di armi, divise e tesserini identificativi. Per aver quindi portato il proprio know-how ed i propri importanti contatti nello scenario della guerra siriana, Mahdi al-Harati viene enormemente celebrato ed incensato come altruista e disinteressato combattente per la liberta’ dai maggiori media internazionali [4, 5] che pubblicano la sua dichiarazione d’intenti: –Dato il mio precedente successo in Libia, ho deciso di lasciare da parte la nazionalità e, proprio come le organizzazioni mondiali hanno aiutato la Libia nel momento del bisogno [!?!], ho deciso di condividere la mia esperienza sul campo, cosicchè altri ne possano beneficiare-…

Quando poi il Corriere della Sera arriva a definirlo l’Ernesto Che Guevara delle primavere arabe [6] qualcosa ti si rompe dentro….CheGuevaraStocazzoD’accordo, ci siamo definiti amici della Siria e per questo l’abbiamo isolata ed affamata tramite un embargo internazionale, è una cosa che costa bei soldi e siamo d’accordo che dobbiamo difendere i nostri investimenti, però c’è veramente una soglia nella quantità di cazzate che la mente umana riesce ad assorbire tutte assieme…

Un po’ di luce, al di là della stucchevole propaganda dei giornali nostrani la fa indymedia Irlanda [7], riprendendo una notizia diffusa sul quotidiano Sunday World [8] chiarisce per bene su cosa si fondasse lo straordinario altruismo del mercenario Mahdi al-Harati.
Pare infatti che il 6 Ottobre 2011 una banda criminale locale si sia introdotta in casa Harati a Dublino, rubando un borsone con dentro 200.000 euri in pezzi da 500. Agli sbigottiti agenti di polizia che trascrivevano la sua deposizione il mercenario libico-irlandese avrebbe semplicemente e candidamente spiegato che il mese precedente aveva viaggiato in Francia, USA e Qatar e che rappresentanti dell’intelligence statunitense gli avevano consegnato un consistente gruzzolo di denaro per aiutarlo nei suoi sforzi di sconfiggere Gheddafi. Peraltro quello rubato sarebbe stato solamente uno dei due pacchetti lasciati alla moglie in caso di sua dipartita, mentre, sempre secondo le dichiarazioni di Mahdi al-Harati, la maggior parte del malloppo l’avrebbe portata con sè in Libia.
Tornando alla Siria, quindi, è ora ben chiaro dove la Brigata del Vessillo della Nazione Mussulmana raccogliesse i propri finanziamenti per l’acquisto di uniformi dalla Turchia, nonchè di artiglieria antiaerea da 12.5 e da 14.5 mm, granate montate su razzi, fucili d’assalto, fra cui PKC ed M16, per non parlare dell’artiglieria avanzata (missili TOW di fabbricazione USA), che avrebbero permesso al gruppo di prendere il controllo di numerosi valichi di frontiera con la Turchia a nord di Aleppo. Il gruppo, peraltro, non si limitava alla guerriglia, ma aspirava a divenire, una volta detronizzato Bashar al-Assad, un partito politico, per formare in Siria un governo islamico sulla scia di Turchia e Tunisia.

Già nella primavera del 2012, quindi, vediamo delinearsi chiaramente una milizia, con un programma politico chiaro, improntato a mandare al potere un governo di ispirazione islamica, con pesanti finanziamenti internazionali (di Turchia, Qatar, Europa e USA) e la capacità, grazie ad un’efficiente rete internazionale (quella dei Fratelli Mussulmani), di reclutare, tramite la città turca di Antakya, combattenti provenienti da molti paesi, attratti dall’idea di costruire un’umma mussulmana.
Tutte caratteristiche che ben sappiamo caratterizzare buona parte dei gruppi combattenti che agiscono oggi sul suolo siriano. E’ impressionante, quindi, constatare come in solamente un anno le summenzionate potenze internazionali siano state capaci di portare verso la guerra settaria un movimento di protesta, che conteneva sì già dentro di sè componenti legate alla Fratellanza e frange Salafite, guidate dagli interessi della borghesia sunnita (vero in particolare nella zona di Aleppo), ma che comunque partiva da istanze legate ad effettivi bisogni materiali della popolazione che il governo siriano stava a quell’epoca frustrando.
E’ emblematico anche come nuovamente la sinistra europea sia finita a giocare il ruolo dell’utile idiota a favore di una campagna neocolonialista, imbambolata da dei media capaci di dipingere un mercenario al soldo della CIA come un combattente per la liberta’ o meglio come un redivivo Che Guevara. Tanto più che in Siria vediamo farsescamente ripetersi la storia vista in Libia, peraltro con molti protagonisti mutuati dalla precedente campagna nordafricana, come il nostro Mahdi al-Harati.

Insomma un brutto finale per la nostra storia? No, per qualcuno un lieto fine c’è: una volta abbandonata Liwaa al-Umma (che entrerà nel Settembre 2012 ufficialmente a far parte del Free Syrian Army), Mahdi al-Harati torna in Libia per essere eletto sindaco di Tripoli, viste le sue spiccate capacità amministrative [9]… Da militante della Freedom Flottilla nel 2010 a mercenario prezzolato in Libia e Siria dal 2011 al 2012, ad una comoda poltrona da cui eventualmente far partire la propria carriera politica nel 2014. Quanta strada percorsa, quante esperienze e quanti soldi accumulati !!
Chissà magari questa non sarà l’ultima volta che sentiremo parlare di questo simpatico personaggio…

[1] https://wikileaks.org/plusd/cables/10TRIPOLI78_a.html

[2] http://www.nytimes.com/2011/03/15/world/africa/15clinton.html?_r=0

[3] http://foreignpolicy.com/2012/08/09/the-syrian-rebels-libyan-weapon/

[4] http://www.thesun.co.uk/sol/homepage/irishsun/irishsunnews/4460670/Irish-Gaddafi-hunt-rebel-gets-Syrious.html

[5] http://edition.cnn.com/2012/07/28/world/meast/syria-libya-fighters/index.html

[6] http://video.corriere.it/siria-mahdi-al-harati–che-primavera-araba/a1c3efca-da09-11e1-aea0-c8fd44fac0da

[7] http://www.indymedia.ie/article/100895

[8] Il link originario risulta inattivo, quest’altro sito trascrive comunque ampi stralci dell’articolo in questione: http://www.wsws.org/en/articles/2011/12/liby-d03.html

[9] http://www.irishmirror.ie/news/irish-news/irish-rebel-warrior-mahdi-al-harati-4018149